Operatività e Gestione Portafoglio
Attenti alla media
Come sapete, uno degli indicatori di trend che seguo
maggiormente, anzi sicuramente quello a cui presto
maggiore attenzione, è la media mobile a 10 mesi.
Quando i prezzi scendono sotto tale media, il trend è
ribassista, viceversa, quando i prezzi sono sopra il trend
è rialzista. Il trend è anche accentuato dal movimento
stesso della media. Se la media è crescente, il trend è
positivo, se è decrescente è negativo.
Di seguito, una tabella con gli ultimi prezzi e i livelli attuali
della media a 10 mesi, con la relativa distanza dalla media.
L’analisi riguarda tre indici, il DAX, l’S&P500 e il DJ
Eurostoxx50. In più, ho inserito anche l’ETF su mercati
emergenti IEEM.MI.
|
Indice
|
Prezzo
|
Media 10 mesi
|
Distanza
dalla media |
| Indice DAX |
7109
|
6974
|
+1,93%
|
| Indice S&P500 |
1300
|
1271
|
+2,28%
|
| Indice DJ Eurostoxx50 |
2782
|
2857
|
-2,63%
|
| Mercati Emergenti (IEEM.MI) |
31,28
|
32,02
|
-2,34%
|
Da questa tabella vediamo che i due indici più importanti
e che negli ultimi anni sono stati anche più forti, cioè il DAX e
l’S&P500, sono ancora in trend positivo, con i prezzi sopra
i livelli della relativa media mobile.
Tuttavia, il DJ Eurostoxx50 è già in trend negativo e lo stesso
vale per l’ETF Ishares MSCI Emerging Markets.
Va sottolineato che la media mobile a 10 mesi considerata
è quella prospettica di giugno. A maggio, tutti i quattro indici
erano in trend LONG. Giugno è ancora lungo, quindi
basterebbero anche solo piccoli rialzi di questi ultimi due indici
e il trend sarebbe ancora LONG per tutti.
Allo stesso modo, comunque, possiamo dire che basterebbero
ribassi piuttosto ridotti da parte del DAX e dell’S&P500 e si
andrebbe in generale trend ribassista. Tutte le medie sono
ancora crescenti, ma l’entità della crescita mese su mese si sta
riducendo e presto potrebbero divenire decrescenti.
Ancora una volta, da tutto questo vediamo quanto sia incerta
la situazione. Siamo in una fase in cui l’inversione del trend da
rialzista a ribassista sta diventando sempre più probabile. Per
scongiurare questo, servirebbe un bello slancio dai livelli attuali.
La media a 10 mesi è tenuta sotto osservazione da tutto
il mondo della finanza, quindi in questa fase ci giochiamo
sicuramente molto a livello di trend.
In questa fase, continuo a suggerire estrema calma nella
gestione delle posizioni. Non aprire adesso posizioni LONG e
tenere presente che nelle prossime settimane potrei decidere
di ridurre qualche posizione attualmente in portafoglio.
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che spesso si rivela un disastro - alert per ogni operazione di acquisto o vendita
La strada per la sicurezza finanziaria richiede di risparmiare ed investire
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La maggior parte dei guadagni si fanno dentro il trend
Ogni giorno, migliaia di analisti studiano ed analizzano centinaia,
anzi migliaia di società quotate di tutto il mondo. Gli stessi, studiano
la macroeconomia, i tassi di interesse, le politiche economiche, ecc…
Infine, grande attenzione viene prestata ai grafici e alle centinaia
di indicatori che l’analisi tecnica ha elaborato nel tempo.
Il loro lavoro è sicuramente encomiabile, ma nulla di tutto questo
ha la capacità di essere di aiuto nel guadagnare sui mercati rispetto
ad una semplice analisi del trend.
Con molto meno sforzo e maggior percentuale di successo, essere
sul mercato quando il trend è favorevole è la principale fonte di guadagno
sui mercati, insieme alle decisioni relative all’asset allocation.
Solo nell’ultimo decennio, un “noioso” sistema di trend following come
quello a cui prestiamo notevole attenzione all’interno del nostro servizio
premium Trend e Strategie di Investimento, cioè la media mobile a 10 mesi,
avrebbe permesso di essere fuori dall’azionario durante il crollo del Nasdaq
e durante la grande crisi del 2008, mentre si sarebbe stati investiti durante le
principali fasi rialziste.
E questo non vale solo per le azioni. Lo stesso funziona per i bond, le
commodity, le valute e molte altre classi di investimento. Ovviamente, c’è
la classe che segue maggiormente il trend (ad esempio le commodity) e
quella che lo segue meno (i bond), ma quando abbandoniamo il breve
termine e seguiamo il lungo, vediamo che un qualche trend è sempre
presente in quasi ogni momento su ogni classe.
Questo ci porta ad un altro paradosso, e cioè che non ragionare,
non pensare, non farsi mille domande, ma semplicemente guardare
dove sono i trend principali ed investire su di essi porta ai migliori
risultati.
Questa cosa può sembrare strana, ma storicamente è innegabile
che sia così.
“The trend is your friend, don’t fight the trend”.
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Il punto sul sentiment
Come ho scritto in un posto di qualche settimana fa, nonostante
in questo momento il trend (di lungo termine) sugli indici piu’
importanti resti positivo, ci sono diversi segnali che forse siamo
vicini ad un “top”.
Siamo in una situazione di estrema incertezza e non e’ facile
capire e decidere se il rialzo e’ terminato o se, invece, le
attuali discese sono solo delle momentanee correzioni.
In questa situazione di incertezza, devo dire che sarei molto più
deciso verso l’inversione al ribasso se avessimo un sentiment molto
più positivo.
Invece, in questa fase il sentiment è piuttosto negativo.
Ad esempio, l’AAII (American Association of Individual Investor)
sono negativi come mai lo sono stati in questo 2011. In questo momento,
solo il 25% circa degli investitori sono positivi. Quando nel 2009 (2 volte) e
2010 (altre 2 volte) il livello è stato così basso, nei 2-3 mesi successivi c’è
stato un forte rialzo dei mercati.
Ancora, tra i “newsletter writers” americani, la percentuale di chi si
aspetta una correzione di breve periodo è addirittura ai massimi degli
ultimi 25 anni.
Infine, anche il livello di confidenza degli “investor managers” è diminuito
quasi ai minimi degli ultimi 5 anni.
Considerando il tutto, vediamo un sentiment piuttosto negativo sui mercati.
E in genere, il sentiment negativo è un indicatore contrarian, cioè anticipatore
di un rialzo, non di un ribasso.
Dal sentiment, non riusciamo, in questo momento, ad avere chiari segnali.
Infatti, data la situazione ci si aspetterebbe un prossimo rialzo, il che
contrasta un po’ con l’analisi del trend che, appunto, segnalerebbe in
questo momento l’approssimarsi di un “top”.
Probabilmente, in questa fase e’ meglio non muovere troppo il proprio
portafoglio, aspettando di avere una situazione piu’ chiara.
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Il punto sul mercato azionario
Durante il “Bear Market” del 2008-2009, parlai diverse
volte del tema dei cicli secolari dei mercati azionari, cioe’
dei trend che durano diversi anni, spesso decenni.
Allora scrissi che il mercato era, dagli inizi del 2000, in
una fase di “consolidamento secolare”. Si era cioe’ esaurito
il rialzo del degli anni ’80 e ’90 ed era iniziata una fase
di oscillazione delle quotazioni simile a quella avuta negli
anni ’70.
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Come gestire gli investimenti più volatili
La recente correzione sull’argento mi offre lo spunto per
scrivere un breve post sul tema della gestione delle posizioni,
in particolare per quanto riguarda gli investimenti più volatili.
All’interno del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento,
infatti, avevamo una posizione sul “metallo bianco” che e’ stata chiusa,
con buon profitto (+33% in pochi mesi), proprio a seguito del rispetto
di una regola di gestione.
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Non vendete tutte le vostre azioni
Nelle ultime edizioni abbiamo visto la forza di oro e argento e
le motivazioni che stanno dietro a questa forza.
La conclusione e’ stata quella di mantenere i propri investimenti
su questi metalli preziosi.
Detto questo, comunque, ritengo anche che sia il caso di non
scaricare le proprie azioni per acquistare solo oro e argento.
Attualmente, le potenzialità dei metalli preziosi possono essere maggiori,
ma nel lungo/lunghissimo termine, le azioni si sono sempre dimostrate un
investimento migliore.
Sul mercato americano, negli ultimi 110 anni l’oro e’ salito al tasso del 3,95%
annuo composto. Ma l’indice DJ Industrial, uno dei riferimenti del mercato
generale, si e’ apprezzato del 4,89% annuo composto solo a livello di prezzo.
A questo, si aggiunge un altro 3,2% come dividendi, portando il rendimento
complessivo oltre l’8% (il reinvestimento dei dividendi, poi, ci offrirebbe qualche
altro decimale in piu’).
In altri termini, le azioni sono risultate un investimento migliore. E questo non
e’ strano.
Oro e argento ci proteggono dall’inflazione, cioe’ dalla cattiva gestione della
moneta da parte delle banche centrali. Le azioni, quali asset reali, ugualmente
ci dovrebbero proteggere dall’inflazione. In piu’, esse dovrebbero anche darci
un rendimento reale positivo a seguito del miglioramento dell’efficienza nei
processi di produzione e distribuzione e della crescita generale della produzione.
E’ quindi logico e giusto che le azioni diano rendimenti maggiori. Quello che a
volte finisce per “mangiare” la crescita reale sono le valutazioni eccessive. Se si
ha l’accortezza di restare fuori (o poco esposti) nei periodi di alte valutazioni, le
azioni dovrebbero garantire un rendimento migliore.
In questo momento, le valutazioni sono in linea, se non addirittura leggermente
sotto, la media storica, quindi a mio avviso le azioni restano un buon investimento
che non deve essere sacrificato per puntare tutto sui metalli preziosi.
Una buona distribuzione dei propri capitali tra azioni e metalli preziosi e’ la cosa
giusta. Essere investiti in azioni, in questo momento, non e’ secondo me un errore,
sempre nell’ottica di un’asset allocation adeguata alle proprie caratteristiche
psicologiche.
Il comparto che a mio avviso, invece, e’ sopravvalutato, è quello obbligazionario.
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Preoccupati del timing?
Molti investitori sembrano dedicare molto tempo al timing dei
mercati e, in ogni caso, il timing sembra essere una preoccupazione
di molti.
I mercati scendono e la domanda e’: “Puo’ essere un buon momento
per comprare, o i mercati scenderanno ancora?”
Viceversa, i mercati salgono e la domanda diventa: “Ha ancora
senso comprare a questi prezzi, dopo una salita cosi’ robusta?
Avrei dovuto comprare due settimane fa, ormai ho perso
questa occasione”.
Anche l’industria finanziaria si adegua a questa focalizzazione
sul timing con banche, SIM, societa’ di analisi, siti internet, analisti,
ecc… che forniscono consigli di Borsa incentrati sul timing.
La conseguenza e’ che, come dicevo, per gran parte del tempo
si pensa al timing.
A mio avviso, gran parte di questo tempo e’ sostanzialmente sprecato.
Sono circa 15 anni che seguo i mercati e ho studiato la storia degli
stessi degli ultimi 70-80 anni. Devo dire che non ho trovato mai
nessuno capace di prevedere i mercati con costanza.
Ho sottolineato “con costanza” perche’ questa e’ la cosa importante.
Ci sono stati centinaia di analisti ed operatori che hanno individuato
questo o quel rialzo o ribasso. Ma molti, poi, convinti delle proprie
capacita’ di analisi, si sono cimentati in altre previsioni che, regolarmente,
si sono rivelate sbagliate.
Ad oggi, forse uno dei piu’ grandi “market timer” e’ stato probabilmente
Warren Buffett, che si e’ esposto circa tre o quattro volte nella sua
carriera.
Disse che non riusciva a trovare piu’ azioni con grande valore
rispetto al prezzo sul finire degli anni ’60 (arrivando a rimborsare ai
sottoscrittori le quote della partnership che gestiva) e, infatti, ci fu
un forte Bear Market nei primi anni ’70. Disse invece che le azioni erano
estremamente economiche dopo il ribasso del 1974 e inizio’ a comprare.
Era abbastanza fiducioso anche dopo lo storno del 1987. Al contrario,
divenne molto preoccupato dei valori azionari sul finire degli anni ’90.
Infine, a fine ottobre 2008, disse che stava assistendo, probabilmente, ad
una “lifetime opportunity” sull’azionario.
Come si vede, Buffett si e’ cimentato sempre su cicli di lungho/lunghissimo
termine e senza l’assillo di vedere le sue previsioni confermate nell’arco
di qualche mese. Il piu’ delle volte ci ha preso.
Personalmente, è quanto consiglio anche io di fare. Per mia esperienza,
il day trading e comunque l’operativita’ di breve/brevissimo termine non
paga.
Molto meglio, invece, concentrarsi sul medio/lungo periodo analizzando
il trend generale e le valutazioni. Il che non garantisce il successo, ma
evita sicuramente i risultati generalmente scadenti del market timing di
breve termine.
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L’Investimento Perfetto
Il mio amico Giacomo Saver ha ultimato l’e-book “L’Investimento
Perfetto”.
Nell’e-book potrai trovare consigli e suggerimenti per gestire
al meglio il tuo portafoglio con un sistema statisticamente provato
ed evitare i tipici errori che si commettono sui mercati finanziari.
Per saperne di piu’: http://www.educazionefinanziaria.com/InvestimentoPerfetto.html
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