Operatività e Gestione Portafoglio
Non vendete tutte le vostre azioni
Nelle ultime edizioni abbiamo visto la forza di oro e argento e
le motivazioni che stanno dietro a questa forza.
La conclusione e’ stata quella di mantenere i propri investimenti
su questi metalli preziosi.
Detto questo, comunque, ritengo anche che sia il caso di non
scaricare le proprie azioni per acquistare solo oro e argento.
Attualmente, le potenzialità dei metalli preziosi possono essere maggiori,
ma nel lungo/lunghissimo termine, le azioni si sono sempre dimostrate un
investimento migliore.
Sul mercato americano, negli ultimi 110 anni l’oro e’ salito al tasso del 3,95%
annuo composto. Ma l’indice DJ Industrial, uno dei riferimenti del mercato
generale, si e’ apprezzato del 4,89% annuo composto solo a livello di prezzo.
A questo, si aggiunge un altro 3,2% come dividendi, portando il rendimento
complessivo oltre l’8% (il reinvestimento dei dividendi, poi, ci offrirebbe qualche
altro decimale in piu’).
In altri termini, le azioni sono risultate un investimento migliore. E questo non
e’ strano.
Oro e argento ci proteggono dall’inflazione, cioe’ dalla cattiva gestione della
moneta da parte delle banche centrali. Le azioni, quali asset reali, ugualmente
ci dovrebbero proteggere dall’inflazione. In piu’, esse dovrebbero anche darci
un rendimento reale positivo a seguito del miglioramento dell’efficienza nei
processi di produzione e distribuzione e della crescita generale della produzione.
E’ quindi logico e giusto che le azioni diano rendimenti maggiori. Quello che a
volte finisce per “mangiare” la crescita reale sono le valutazioni eccessive. Se si
ha l’accortezza di restare fuori (o poco esposti) nei periodi di alte valutazioni, le
azioni dovrebbero garantire un rendimento migliore.
In questo momento, le valutazioni sono in linea, se non addirittura leggermente
sotto, la media storica, quindi a mio avviso le azioni restano un buon investimento
che non deve essere sacrificato per puntare tutto sui metalli preziosi.
Una buona distribuzione dei propri capitali tra azioni e metalli preziosi e’ la cosa
giusta. Essere investiti in azioni, in questo momento, non e’ secondo me un errore,
sempre nell’ottica di un’asset allocation adeguata alle proprie caratteristiche
psicologiche.
Il comparto che a mio avviso, invece, e’ sopravvalutato, è quello obbligazionario.
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Preoccupati del timing?
Molti investitori sembrano dedicare molto tempo al timing dei
mercati e, in ogni caso, il timing sembra essere una preoccupazione
di molti.
I mercati scendono e la domanda e’: “Puo’ essere un buon momento
per comprare, o i mercati scenderanno ancora?”
Viceversa, i mercati salgono e la domanda diventa: “Ha ancora
senso comprare a questi prezzi, dopo una salita cosi’ robusta?
Avrei dovuto comprare due settimane fa, ormai ho perso
questa occasione”.
Anche l’industria finanziaria si adegua a questa focalizzazione
sul timing con banche, SIM, societa’ di analisi, siti internet, analisti,
ecc… che forniscono consigli di Borsa incentrati sul timing.
La conseguenza e’ che, come dicevo, per gran parte del tempo
si pensa al timing.
A mio avviso, gran parte di questo tempo e’ sostanzialmente sprecato.
Sono circa 15 anni che seguo i mercati e ho studiato la storia degli
stessi degli ultimi 70-80 anni. Devo dire che non ho trovato mai
nessuno capace di prevedere i mercati con costanza.
Ho sottolineato “con costanza” perche’ questa e’ la cosa importante.
Ci sono stati centinaia di analisti ed operatori che hanno individuato
questo o quel rialzo o ribasso. Ma molti, poi, convinti delle proprie
capacita’ di analisi, si sono cimentati in altre previsioni che, regolarmente,
si sono rivelate sbagliate.
Ad oggi, forse uno dei piu’ grandi “market timer” e’ stato probabilmente
Warren Buffett, che si e’ esposto circa tre o quattro volte nella sua
carriera.
Disse che non riusciva a trovare piu’ azioni con grande valore
rispetto al prezzo sul finire degli anni ’60 (arrivando a rimborsare ai
sottoscrittori le quote della partnership che gestiva) e, infatti, ci fu
un forte Bear Market nei primi anni ’70. Disse invece che le azioni erano
estremamente economiche dopo il ribasso del 1974 e inizio’ a comprare.
Era abbastanza fiducioso anche dopo lo storno del 1987. Al contrario,
divenne molto preoccupato dei valori azionari sul finire degli anni ’90.
Infine, a fine ottobre 2008, disse che stava assistendo, probabilmente, ad
una “lifetime opportunity” sull’azionario.
Come si vede, Buffett si e’ cimentato sempre su cicli di lungho/lunghissimo
termine e senza l’assillo di vedere le sue previsioni confermate nell’arco
di qualche mese. Il piu’ delle volte ci ha preso.
Personalmente, è quanto consiglio anche io di fare. Per mia esperienza,
il day trading e comunque l’operativita’ di breve/brevissimo termine non
paga.
Molto meglio, invece, concentrarsi sul medio/lungo periodo analizzando
il trend generale e le valutazioni. Il che non garantisce il successo, ma
evita sicuramente i risultati generalmente scadenti del market timing di
breve termine.
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Quali obbligazioni?
Un portafoglio ben bilanciato dovrebbe sempre contenere
un buon mix di investimenti volatili e potenzialmente molto
remunerativi e investimenti meno rischiosi che diano stabilita’
al portafoglio.
Per questa seconda componente della propria asset allocation,
la classe di investimento da utilizzare e’ sicuramente quella
obbligazionaria.
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Perché non bisogna farsi prendere dal panico in questo momento
Il terremoto in Giappone di due settimane fa e, soprattutto, il rischio
nucleare della scorsa settimana, hanno portato sui mercati uno storno
piuttosto sostenuto. Storno che, ovviamente, e’ stato più forte proprio in
Giappone e sui mercati asiatici, ma si è fatto sentire anche in Europa e
negli USA.
Come sempre quando accadono questi fatti, comunque, si evidenzia
una certa capacità dei mercati di anticipare le cose. Sebbene sia impossibile
dire che i mercati avessero previsto questa catastrofe, di certo non si può
negare che la fase correttiva era già iniziata nelle scorse settimane.
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Un buon gruppo di azioni se i tassi continueranno a salire
Circa un mese fa, scrivevo in questo post che i tassi in rialzo
potevano essere un pericolo anche per le azioni.
Concludevo l’articolo scrivendo alcune modalita’ per fronteggiare
questo rischio e, in proposito, segnalavo:
1 – Sfruttare i rialzi di qualche mese fa per ribilianciare il portafoglio
2 – Usare delle trailing stop loss soprattutto su investimenti piu’ volatili
3 – Scegliere classi di azioni meno esposte al rialzo dei tassi
In particolare, vorrei oggi vedere quest’ultimo aspetto, cioe’ una
possibile classe di azioni che puo’ reggere bene anche in una fase
di tassi in aumento.
Vediamo di capire quale puo’ essere.
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L’intensità del Bull Market: uno sguardo alla storia.
A marzo 2009, il Bear Market che accompagnò la grande
crisi del 2008 arrivò al suo punto di minimo sui mercati occidentali
di USA ed Europa. Da allora, iniziò l’attuale Mercato Toro che,
quindi, è ormai giunto alla durata di due anni.
Per la precisione, ad oggi sono circa 102 settimane.
Può essere interessante, a questo punto, vedere l’intensità di
questo Toro ed osservare la sua forza rispetto ai “Tori” del
passato.
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Le ultime 10 regole per investire meglio (parte terza)
Chiudiamo oggi la serie di 30 regole che avevamo iniziato a
veder ein due precedenti post. Restano le ultime 10.
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