Mercati Emergenti

Previsioni per il 2012: Ed Harrison di Credit Writedowns

Concludiamo oggi la breve serie di previsioni da
vari analisti e strategist con Ed Harrison di Credit
Writedowns.

1 – Romney vincerà la corsa elettorale USA

2 – La Cina vedrà la sua crescita ridursi notevolmente
(hard landing)

3 – L’India seguirà la Cina e forse la sua crescita si
ridurrà ancora di più.

4 – L’equity europeo sovraperformerà quello mondiale

5 – La crescita USA sarà sotto il 3%

6 – Il PIL tedesco rallenterà notevolmente

7 – L’oro avrà il suo primo anno negativo dopo molto tempo

8 – Il real estate australiano concluderà la sua crescita/bolla

9 – La Grecia dovrà fare nuovi haircut sul debito

10 – La BCE sarà più aggressiva nella sua politica monetaria

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Previsioni per il nuovo anno: Byron Wien di Blackstone

La fine del vecchio anno e l’inizio del nuovo e’
generalmente un periodo in cui analisti, traders,
investitori, banche d’affari, ecc… si cimentano
in previsioni per i prossimi 12 mesi.

Mentre in linea generale è sostanzialmente impossibile
che le varie previsioni, anche di un solo analista,
possano presentarsi esatte al 100%, puo’ essere importante
comunque passarle in rassegna per vedere cosa pensano
gli istituzionali.

Nei prossimi post vedremo quindi alcune di queste previsioni,
iniziando oggi con Byron Wien di Blackstone, che presenta
i suoi 10 temi piu’ importanti.

1 – Il petrolio scenderà fino a 85$

2 – La crescita del PIL USA superera’ il 3% e la disoccupazione
scendera’ sotto l’8%

3 – La sfida alla Casa Bianca sarà tra Obama e Romney

4 – Il congresso troverà un modo di tagliare 1,2 trilioni nell’arco
di 10 anni.

5 – L’S&P500 raggiungerà quota 1.400 punti

6 – I mercati emergenti si apprezzeranno tra il 15% e il 20%

7 – La Primavera Araba maturerà

8 – L’Europa troverà finalmente un piano di lungo termine per
risolvere i propri problemi.

9 – Il computer diventerà un’arma sempre più usata ed importante
per il terrorismo

10 – Gli investitori punteranno sulle valute dei Paesi con governi
più prudenti e conservativi dal punto di vista fiscale.

E in prossimi post, vedremo cosa pensano gli altri…

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Se il prezzo del petrolio scendesse?

Da quando questo blog è partito (parliamo del 2004 sottoforma di
newsletter), tra i temi d’investimento abbiamo sempre
avuto una costante, e cioè un prezzo del petrolio sostanzialmente alto
ed in salita, con una parentesi, piuttosto breve temporalmente, del crollo tra
la seconda parte del 2008 e l’inizio 2009. Crollo a cui, però, è seguito un robusto
rebound.

Qualche settimana fa il petrolio scese un po’, dopo un forte rialzo in
concomitanza con la guerra in Libia.

Il prezzo del greggio tutto sommato sostenuto è ormai una costante che
molti investitori considerano scontata, ma cosa succederebbe se il
prezzo scendesse ed il ribasso fosse un nuovo trend?

Il prezzo del petrolio è un “peso” reale per le economie occidentali.

Si stima, solo per gli USA, che 10$ sul prezzo (in più o in meno) generi
una differenza nella crescita del PIL di 0.5 punti percentuali.

Un calo importante del prezzo del petrolio, quindi, può avere un ruolo
di vero e proprio stimolo, al pari di un nuovo QE, la cui “terza edizione”
sembra ora abbastanza improbabile.

Non dimentichiamoci che il petrolio è una materia prima molto politica
e che in molti enti ed agenzie internazionali che in qualche modo possono
influenzare il greggio (ad esempio l’IEA – International Energy
Agency) il peso americano è notevole e questo “peso” potrebbe spingere
per avere prezzi più bassi.

Questa ovviamente non è una certezza e, come sempre, quello che
seguiremo sarà il trend. Solo in questo modo potremo capire veramente
quale sarà la direzione.

Ma iniziare a considerare la possibilità di una netta inversione di tendenza
è un esercizio che può tornarci utile.

E in caso di ribasso del prezzo del petrolio, chi ne guadagnerà di più?

A mio avviso, i paesi emergenti.

Infatti, è verso questi paesi che si è spostata e si sta ancora spostando la
produzione industriale e sono questi paesi che stanno vedendo i consumi
energetici in aumento. L’aumento del petrolio dell’ultimo periodo, insieme
all’aumento delle materie agricole, è stata una delle principali cause
di una preoccupante inflazione. Il calo del greggio, al contrario, potrebbe
liberare varie risorse e spingere verso una ripresa della crescita economica
che, nell’ultimo anno, è stata rivista un po’ in calo.

Vedremo nei prossimi mesi…

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Attenti alla media

Come sapete, uno degli indicatori di trend che seguo
maggiormente, anzi sicuramente quello a cui presto
maggiore attenzione, è la media mobile a 10 mesi.

Quando i prezzi scendono sotto tale media, il trend è
ribassista, viceversa, quando i prezzi sono sopra il trend
è rialzista. Il trend è anche accentuato dal movimento
stesso della media. Se la media è crescente, il trend è
positivo, se è decrescente è negativo.
Di seguito, una tabella con gli ultimi prezzi e i livelli attuali
della media a 10 mesi, con la relativa distanza dalla media.
L’analisi riguarda tre indici, il DAX, l’S&P500 e il DJ
Eurostoxx50. In più, ho inserito anche l’ETF su mercati
emergenti IEEM.MI.

Indice
Prezzo
Media 10 mesi
Distanza
dalla media
Indice DAX
7109
6974
+1,93%
Indice S&P500
1300
1271
+2,28%
Indice DJ Eurostoxx50
2782
2857
-2,63%
Mercati Emergenti (IEEM.MI)
31,28
32,02
-2,34%

 

Da questa tabella vediamo che i due indici più importanti
e che negli ultimi anni sono stati anche più forti, cioè il DAX e
l’S&P500, sono ancora in trend positivo, con i prezzi sopra
i livelli della relativa media mobile.

Tuttavia, il DJ Eurostoxx50 è già in trend negativo e lo stesso
vale per l’ETF Ishares MSCI Emerging Markets.

Va sottolineato che la media mobile a 10 mesi considerata
è quella prospettica di giugno. A maggio, tutti i quattro indici
erano in trend LONG. Giugno è ancora lungo, quindi
basterebbero anche solo piccoli rialzi di questi ultimi due indici
e il trend sarebbe ancora LONG per tutti.

Allo stesso modo, comunque, possiamo dire che basterebbero
ribassi piuttosto ridotti da parte del DAX e dell’S&P500 e si
andrebbe in generale trend ribassista. Tutte le medie sono
ancora crescenti, ma l’entità della crescita mese su mese si sta
riducendo e presto potrebbero divenire decrescenti.

Ancora una volta, da tutto questo vediamo quanto sia incerta
la situazione. Siamo in una fase in cui l’inversione del trend da
rialzista a ribassista sta diventando sempre più probabile. Per
scongiurare questo, servirebbe un bello slancio dai livelli attuali.

La media a 10 mesi è tenuta sotto osservazione da tutto
il mondo della finanza, quindi in questa fase ci giochiamo
sicuramente molto a livello di trend.

In questa fase, continuo a suggerire estrema calma nella
gestione delle posizioni. Non aprire adesso posizioni LONG e
tenere presente che nelle prossime settimane potrei decidere
di ridurre qualche posizione attualmente in portafoglio.

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Gli effetti della crisi egiziana e degli eventi geopolitici sul proprio portafoglio

La situazione in Egitto che è diventata piuttosto calda, con
rivolte che hanno portato alle dimissioni del precedente dittatore,
insieme a quanto già accaduto in Tunisia qualche mese fa,
mettono un po’ in dubbio la situazione su alcuni paesi emergenti
(o perlomeno in alcune aree) e molti investitori possono giustamente
chiedersi quali possano essere i rischi per i propri portafogli.

Personalmente, ritengo che sul breve questi eventi possano anche
generare della volatilità, ma in definitiva la mia risposta è che
queste cose non dovrebbero preoccupare eccessivamente.
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Rotazione settoriale e geografica

Dall’inizio del 2011, abbiamo visto un forte rimbalzo del settore bancario
e di quello assicurativo e degli indici con maggiore esposizione su questi
settori (indice italiano e spagnolo su tutti). Per contro, gli industriali e
gli indici con maggior peso di questo settore hanno corretto un po’ o
comunque sono stati meno brillanti. E’ il caso, ad esempio, del DAX.

Il 2009 e, soprattutto, il 2010, erano stati molto duri con i settori
in questione e gli indici più esposti su di essi. Con il mondo della finanza
alle prese con mille problemi, quali prima i mutui subprime, poi i derivati
e i “titoli tossici”, quindi i debiti pubblici dell’area euro, è ovvio che
anche a livello borsistico banche e assicurazioni ne abbiano risentito
parecchio.
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Tecniche di gestione del portafoglio

E’ probabile che ad oggi molti che avevano fatto investimenti azionari
tra ottobre 2008 e marzo 2009 e che hanno avuto la costanza di tenere
fino ad oggi abbiano dei titoli in forte guadagno e la correzione di questi
giorni in particolare sui titoli industriali puo’ destare un po’ di preoccupazione.

Lo stesso potrebbe essere per chi ha acquistato metalli preziosi negli
anni scorsi.

Spesso non si ha la consapevolezza che la parte più difficile nel mondo
degli investimenti non è come, cosa e quando comprare (anche se queste
cose hanno la loro importanza), bensì quando vendere.
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