Mercati Azionari

Uno dei migliori mercati degli ultimi anni

Molti lettori potrebbero pensare a qualche mercato
emergente o a qualche paese maturo ma comunque
di dimensione ridotta.

Ora, sicuramente negli ultimi anni c’è qualche emergente
o qualche signolo paese maturo che ha messo a segno,
singolarmente, delle performance magari stellari.

Ma quando pensiamo a paesi di una certa consistenza,
può sorprendere, ma uno dei migliori paesi è stata
l’America.

Nonostante tutti i suoi problemi quali declino del
dollaro, budget in deficit, problemi a livello locale
e quant’altro, le azioni USA hanno messo a segno
una performance che pochi altri paesi o aree
sono riusciti a replicare.

Negli ultimi 2 anni, lo “Spider”, nome comune con
cui nella Borsa USA è denominato l’ETF sull’ S&P500
gestito da State Street Global Advisors, l’ETF
probabilmente più liquido e scambiato al mondo,
ha guadagnato oltre il 50%.

Nello stesso periodo, l’ETF sulla Cina ha realizzato
solo un +15%, quello sull’Europa +40% e solo
il paniere replicato dall’Ishares _MSCI Emerging Markets
ha raggiunto un risultato simile.

In pratica, gli USA hanno fatto meglio dei mercati
emergenti e di paesi come la Cina che sono viste come
le nuove potenze di domani.

Complessivamente, gli USA, misurati dall’intero mercato
(quindi non l’S&P500, ma lo Wilshire 5000) sono:

- a +115% dai minimi di marzo 2009
- a +2,7% dalla chiusura di dicembre 2007, anno prima
della crisi
- a soli 3,3 punti percentuali dallo “all time high” di
ottobre 2007.

Non male per un paese che, già oggi, ha la maggiore
capitalizzazione del mondo.

Anche se, tra le grandi Borse, ce ne è una che
ha fatto meglio…

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E’ difficile battere il mercato

Battere il mercato non è facile. Tra gli investitori istituzionali,
cioè in primis i fondi comuni, solo una ristretta minoranza riesce
e, generalmente, chi si è dimostrato capace di farlo nei 5-10 anni
precedenti, difficilmente riesce a ripetersi nel periodo successivo.

Gli hedge funds, che per diverso tempo sembravano in grado di
battere sistematicamente il mercato grazie all’uso di complesse
strategie, in realtà difficilmente, nel loro complesso, riescono a far
meglio della media.

Per pochi che vi riescono anche sistematicamente, sono moltissimi
quelli che non riescono a sopravvivere.

Relativamente alle newsletter e i servizi di informazioni per investire, poi,
c’è molto meno “accounting” delle performance, quindi spesso si trovano
soggetti che proclamano risultati eccellenti. Tuttavia, i modi di calcolare
questi risultati sono spesso alquanto discutibili e per esperienza posso
concludere dicendo che, non solo in Italia ma in tutto il globo, sono davvero
pochissime le newsletter che effettivamente fanno meglio di un semplice “buy
and hold” sugli indici principali.

Proprio per questo, il nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento, nei
suoi due portafogli, simula un capitale investito effettivo. In questo modo, il
valore dei portafogli non e’ legato a calcoli soggettivi, ma e’ esattamente quanto
si otterrebbe nel mondo reale.

Se, come detto, e’ molto difficile battere il mercato, quale puo’ essere l’utilita’
di un servizio premium come il nostro?

Il punto e’ che in questi anni, Trend e Strategie di Investimento, con entrambi
i portafogli, ha battuto il mercato. La cosa interessante, pero’, è che in questa
newsletter non facciamo “market timing” spinto e non abbiamo l’assillo di battere
il mercato su ogni orizzonte temporale.

Questo e’ stato probabilmente il segreto dei nostri risultati.

Sappiamo di non poter prevedere il futuro, pertanto preferiamo armarci
per proteggerci da esso.

E lo facciamo essenzialmente in due modi.

Il primo è tramite l’asset allocation.

Studi statistici ed accademici, ma anche i risultati delle gestioni reali, parlano
abbastanza chiaro. La maggior parte dei risultati in termini di rischio e rendimento
dipendono da come è combinato il nostro portafoglio a livello di diverse classi
di investimento.

Pertanto, la nostra prima preoccupazione è come allocare il nostro capitale tra le
diverse classi.

Il secondo è il trend following.

La maggior parte dei guadagni, come ho scritto in una recente edizione,
vengono fatti all’interno del trend primario positivo. I trend primari sono quelli
che durano da diversi mesi a molti anni e quando questo trend primario è
positivo noi aumentiamo la nostra allocation sulle azioni, mentre quando è
negativo la riduciamo.

I trend primari che osservo sono sull’azionario (con vari indici), sull’obbligazionario
e sui metalli preziosi, senza dimenticare uno sguardo alle valute.

Fino ad oggi questo mix tra allocazione e trend following ci ha
regalato ottimi risultati.

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Attenti alla media

Come sapete, uno degli indicatori di trend che seguo
maggiormente, anzi sicuramente quello a cui presto
maggiore attenzione, è la media mobile a 10 mesi.

Quando i prezzi scendono sotto tale media, il trend è
ribassista, viceversa, quando i prezzi sono sopra il trend
è rialzista. Il trend è anche accentuato dal movimento
stesso della media. Se la media è crescente, il trend è
positivo, se è decrescente è negativo.
Di seguito, una tabella con gli ultimi prezzi e i livelli attuali
della media a 10 mesi, con la relativa distanza dalla media.
L’analisi riguarda tre indici, il DAX, l’S&P500 e il DJ
Eurostoxx50. In più, ho inserito anche l’ETF su mercati
emergenti IEEM.MI.

Indice
Prezzo
Media 10 mesi
Distanza
dalla media
Indice DAX
7109
6974
+1,93%
Indice S&P500
1300
1271
+2,28%
Indice DJ Eurostoxx50
2782
2857
-2,63%
Mercati Emergenti (IEEM.MI)
31,28
32,02
-2,34%

 

Da questa tabella vediamo che i due indici più importanti
e che negli ultimi anni sono stati anche più forti, cioè il DAX e
l’S&P500, sono ancora in trend positivo, con i prezzi sopra
i livelli della relativa media mobile.

Tuttavia, il DJ Eurostoxx50 è già in trend negativo e lo stesso
vale per l’ETF Ishares MSCI Emerging Markets.

Va sottolineato che la media mobile a 10 mesi considerata
è quella prospettica di giugno. A maggio, tutti i quattro indici
erano in trend LONG. Giugno è ancora lungo, quindi
basterebbero anche solo piccoli rialzi di questi ultimi due indici
e il trend sarebbe ancora LONG per tutti.

Allo stesso modo, comunque, possiamo dire che basterebbero
ribassi piuttosto ridotti da parte del DAX e dell’S&P500 e si
andrebbe in generale trend ribassista. Tutte le medie sono
ancora crescenti, ma l’entità della crescita mese su mese si sta
riducendo e presto potrebbero divenire decrescenti.

Ancora una volta, da tutto questo vediamo quanto sia incerta
la situazione. Siamo in una fase in cui l’inversione del trend da
rialzista a ribassista sta diventando sempre più probabile. Per
scongiurare questo, servirebbe un bello slancio dai livelli attuali.

La media a 10 mesi è tenuta sotto osservazione da tutto
il mondo della finanza, quindi in questa fase ci giochiamo
sicuramente molto a livello di trend.

In questa fase, continuo a suggerire estrema calma nella
gestione delle posizioni. Non aprire adesso posizioni LONG e
tenere presente che nelle prossime settimane potrei decidere
di ridurre qualche posizione attualmente in portafoglio.

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La maggior parte dei guadagni si fanno dentro il trend

Ogni giorno, migliaia di analisti studiano ed analizzano centinaia,
anzi migliaia di società quotate di tutto il mondo. Gli stessi, studiano
la macroeconomia, i tassi di interesse, le politiche economiche, ecc…
Infine, grande attenzione viene prestata ai grafici e alle centinaia
di indicatori che l’analisi tecnica ha elaborato nel tempo.

Il loro lavoro è sicuramente encomiabile, ma nulla di tutto questo
ha la capacità di essere di aiuto nel guadagnare sui mercati rispetto
ad una semplice analisi del trend.

Con molto meno sforzo e maggior percentuale di successo, essere
sul mercato quando il trend è favorevole è la principale fonte di guadagno
sui mercati, insieme alle decisioni relative all’asset allocation.

Solo nell’ultimo decennio, un “noioso” sistema di trend following come
quello a cui prestiamo notevole attenzione all’interno del nostro servizio
premium Trend e Strategie di Investimento, cioè la media mobile a 10 mesi,
avrebbe permesso di essere fuori dall’azionario durante il crollo del Nasdaq
e durante la grande crisi del 2008, mentre si sarebbe stati investiti durante le
principali fasi rialziste.

E questo non vale solo per le azioni. Lo stesso funziona per i bond, le
commodity, le valute e molte altre classi di investimento. Ovviamente, c’è
la classe che segue maggiormente il trend (ad esempio le commodity) e
quella che lo segue meno (i bond), ma quando abbandoniamo il breve
termine e seguiamo il lungo, vediamo che un qualche trend è sempre
presente in quasi ogni momento su ogni classe.

Questo ci porta ad un altro paradosso, e cioè che non ragionare,
non pensare, non farsi mille domande, ma semplicemente guardare
dove sono i trend principali ed investire su di essi porta ai migliori
risultati.

Questa cosa può sembrare strana, ma storicamente è innegabile
che sia così.

“The trend is your friend, don’t fight the trend”.

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Il punto sul sentiment

Come ho scritto in un posto di qualche settimana fa, nonostante
in questo momento il trend (di lungo termine) sugli indici piu’
importanti resti positivo, ci sono diversi segnali che forse siamo
vicini ad un “top”.

Siamo in una situazione di estrema incertezza e non e’ facile
capire e decidere se il rialzo e’ terminato o se, invece, le
attuali discese sono solo delle momentanee correzioni.

In questa situazione di incertezza, devo dire che sarei molto più
deciso verso l’inversione al ribasso se avessimo un sentiment molto
più positivo.

Invece, in questa fase il sentiment è piuttosto negativo.

Ad esempio, l’AAII (American Association of Individual Investor)
sono negativi come mai lo sono stati in questo 2011. In questo momento,
solo il 25% circa degli investitori sono positivi. Quando nel 2009 (2 volte) e
2010 (altre 2 volte) il livello è stato così basso, nei 2-3 mesi successivi c’è
stato un forte rialzo dei mercati.

Ancora, tra i “newsletter writers” americani, la percentuale di chi si
aspetta una correzione di breve periodo è addirittura ai massimi degli
ultimi 25 anni.

Infine, anche il livello di confidenza degli “investor managers” è diminuito
quasi ai minimi degli ultimi 5 anni.

Considerando il tutto, vediamo un sentiment piuttosto negativo sui mercati.

E in genere, il sentiment negativo è un indicatore contrarian, cioè anticipatore
di un rialzo, non di un ribasso.

Dal sentiment, non riusciamo, in questo momento, ad avere chiari segnali.
Infatti, data la situazione ci si aspetterebbe un prossimo rialzo, il che
contrasta un po’ con l’analisi del trend che, appunto, segnalerebbe in
questo momento l’approssimarsi di un “top”.

Probabilmente, in questa fase e’ meglio non muovere troppo il proprio
portafoglio, aspettando di avere una situazione piu’ chiara.

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Quando inizieranno i rialzi dei tassi della FED?

Attualmente, molte banche centrali al mondo hanno iniziato ad
alzare i tassi dopo che questi erano stati portati ai minimi durante
la crisi del 2008.

Persino la BCE, dove molti paesi dell’area hanno una crescita
molto bassa e, anzi, rischiano una prossima recessione (non
ultima l’Italia), ha fatto un rialzo negli ultimi mesi.

L’unica (insieme al Bank of Japan, per ovvi motivi) delle grandi
banche centrali che non ha seguito questa linea è la FED, che
ancora continua a tenere i tassi prossimi allo zero e non sembra
intenzionata a rialzarli.

Il fatto che la FED inizi, eventualmente, ad aumentare i tassi nei
prossimi mesi è molto importante.

Infatti, storicamente, nonostante quanto si possa pensare, quando
la FED alza i tassi i mercati azionari reagiscono molto bene.

Negli ultimi 20 anni, le fasi di aumento dei tassi sono state accompagnate
da performance positive del mercato azionario.

Nel corso degli anni ’90, il grande Bull Market dal 1994 al 2000 ha
visto i tassi della FED salire molto in prima battuta per poi stabilizzarsi.

Allo stesso modo, il mercato Toro del 2003-2007 è stato accompagnato
da tassi in rialzo da parte della FED.

Il motivo è molto semplice.

Nei periodi di ribasso dei mercati, che generalmente anticipano un
po’ le fasi di recessione, la FED taglia il costo del denaro nel tentativo
di dare nuova linfa all’economia e sostenere i mercati con l’espansione
della liquidità.

Quando, invece, la FED smette di abbassare il costo del denaro, allora
dà al mondo il segnale che il peggio è passato e questa cosa è molto
apprezzata dai mercati che, quindi, reagiscono molto bene.

Il tutto finché la FED non esagera con i rialzi, data la struttura dell’economia.

A quel punto, con i tassi a breve troppo alti rispetto ai rendimenti dei
progetti di investimento intrapresi, molti di questi ultimi iniziano a
fallire, con conseguente nuova fase di recessione e nuovo ciclo di ribasso
dei tassi.

Pertanto, se la FED inizierà a rialzare i tassi, la cosa potrebbe essere
vista positivamente e potrebbe segnalare che il mercato azionario ha
ancora davanti a se un periodo positivo.

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Il punto sul mercato azionario

Durante il “Bear Market” del 2008-2009, parlai diverse
volte del tema dei cicli secolari dei mercati azionari, cioe’
dei trend che durano diversi anni, spesso decenni.

Allora scrissi che il mercato era, dagli inizi del 2000, in
una fase di “consolidamento secolare”. Si era cioe’ esaurito
il rialzo del degli anni ’80 e ’90 ed era iniziata una fase
di oscillazione delle quotazioni simile a quella avuta negli
anni ’70.
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