Investire intelligentemente
Previsioni per il nuovo anno: Byron Wien di Blackstone
La fine del vecchio anno e l’inizio del nuovo e’
generalmente un periodo in cui analisti, traders,
investitori, banche d’affari, ecc… si cimentano
in previsioni per i prossimi 12 mesi.
Mentre in linea generale è sostanzialmente impossibile
che le varie previsioni, anche di un solo analista,
possano presentarsi esatte al 100%, puo’ essere importante
comunque passarle in rassegna per vedere cosa pensano
gli istituzionali.
Nei prossimi post vedremo quindi alcune di queste previsioni,
iniziando oggi con Byron Wien di Blackstone, che presenta
i suoi 10 temi piu’ importanti.
1 – Il petrolio scenderà fino a 85$
2 – La crescita del PIL USA superera’ il 3% e la disoccupazione
scendera’ sotto l’8%
3 – La sfida alla Casa Bianca sarà tra Obama e Romney
4 – Il congresso troverà un modo di tagliare 1,2 trilioni nell’arco
di 10 anni.
5 – L’S&P500 raggiungerà quota 1.400 punti
6 – I mercati emergenti si apprezzeranno tra il 15% e il 20%
7 – La Primavera Araba maturerà
8 – L’Europa troverà finalmente un piano di lungo termine per
risolvere i propri problemi.
9 – Il computer diventerà un’arma sempre più usata ed importante
per il terrorismo
10 – Gli investitori punteranno sulle valute dei Paesi con governi
più prudenti e conservativi dal punto di vista fiscale.
E in prossimi post, vedremo cosa pensano gli altri…
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Un buon investimento contro incertezza e volatilità
Negli ultimi due post ho elencato alcune tipiche
domande di questo periodo e le relative possibili
risposte.
Alla fine, ho anche presentato alcuni pro e contro
di vari tipi di investimento.
Oggi voglio presentare un ulteriore investimento che,
a mio avviso, è uno dei migliori, in questa fase,
per proteggersi dalla crisi e, soprattutto, dalla
volatilità.
Il consiglio è questo:
“Comprate il meglio!”
Azioni (o al limite obbligazioni) di Coca Cola, McDonalds,
Microsoft, Intel, Colgate, Procter & Gamble, Philip
Morris, IBM, Apple, General Mills, ma anche nomi europei
come Bayer, BASF, Nestlè, metto anche l’italiana Luxottica.
Sono solo alcuni nomi.
Molti di queste aziende sono leader di settore ed è questo
che dovete cercare: “Il leader”.
Se ci sarà crisi globale, prima che crollerà il leader dovrà
sparire tutto il settore. Non che sia impossibile, ma molto
improbabile.
Molti di questi nomi (quelli americani, ovviamente) c’erano ai tempi
della Grande Depressione e sopravvissero. Altri hanno comunque retto
bene a periodi molto difficili.
Se anche dovesse esserci il crollo dell’euro, il default dell’Italia,
ecc…, molte di queste aziende sono convinto che resterebbero in piedi.
Ovviamente non sto dicendo che, in questo caso, crescerebbero del 100%.
Anzi, probabilmente perderebbero, ma comunque meno di altri investimenti
alternativi e dovrebbero riprendersi meglio.
Ripeto, società leader, multinazionali, grandi, efficienti, solide.
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Situazione tecnica precaria
Nelle ultime giornate si e’ un po’ calmato l’attacco
all’Italia, con lo spread nei confronti del bund tedesco
che e’ rientrato leggermente e sembra essere tornato
stabilmente sotto i 500 punti.
Tuttavia la tensione nell’area euro resta piuttosto alta
e i mercati hanno messo sotto attacco la Spagna e, da
qualche settimana, iniziano a pressare anche la Francia.
Infatti, ora anche lo spread francese sta salendo e questo
sicuramente non è una buona notizia nell’ottica di una
soluzione dei problemi dell’area.
Per quanto riguarda i mercati, questi restano deboli.
La scorsa settimana sia l’indice europeo DJ Eurostoxx50, sia
l’indice USA S&P500, si sono “appoggiati” tecnicamente
su supporti molto importanti (la media mobile a 50 giorni).
Purtroppo, lo scivolone di oggi ha portato gli indici sotto
questo supporto e questo non lascia ben sperare.
Personalmente ritengo che, con l’accortenza di evitare il
settore bancario/finanziario, sostanzialmente in “cancrena”,
il valore delle azioni sia sufficientemente basso e favorevole
per l’investimento in azioni.
Ma spesso, il semplice “valore” non e’ sufficiente per evitare
uletriori discese.
Quello che serve per avere una conferma che il peggio e’ passato
e’ la fine del trend ribassista e l’inizio di un trend rialzista.
Ed il trend al rialzo, purtroppo, e’ cio’ che al momento manca.
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E’ ora di comprare BTP?
I rendimenti sui titoli decennali italiani sono ormai intorno
a quota 7%.
Un tasso di rendimento piuttosto alto, che non si vedeva da
molto tempo e, soprattutto, hanno ormai uno spread di rendimento
eccezionalmente alto rispetto a quello degli investimenti free-risk.
Si tratta del famoso “spread” di cui ormai parlano tutti, quello
tra BTP e Bund, che ormai è oltre i 575 punti base (5,75%).
In molti, anche nella mia casella e-mail, mi stanno chiedendo
se non sia il caso di iniziare a comprare titoli italiani, anche
magari su scadenze abbastanza vicine (2-3 anni), che pure hanno
dei rendimenti molto alti.
La mia risposta attualmente è negativa.
Il rischio sui titoli italiani è che ci sia un default anche
magari parziale.
E’ difficile dire se questo si verificherà. L’Italia è un grande
paese e il suo default avrebbe ripercussioni su tutto il sistema
finanziario mondiale.
Io personalmente tendo a ritenere improbabile questa eventualita’,
eppure non mi sento di escludere totalmente questo “cigno nero”.
Inoltre, da un punto di vista di operatività la mia idea è di non
andare mai contro il trend. E attualmente il trend sui nostri titoli
è più che mai ribassista.
Personalmente, non toccherei i BTP prima di vedere una chiara inversione
al rialzo (e, di conseguenza, una riduzione dei rendimenti e degli
spread).
Nel mentre, continuo a ritenere il mercato azionario (diversificando
bene) preferibile come profilo rischio-rendimento. Alle attuali valutazioni,
i rendimenti potenziali possono essere ben superiori al 7% e il rischio,
a mio avviso, è persino inferiore rispetto ad un BTP.
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Meglio investire in oro o in azioni?
In un portafoglio ben diversificato, azioni ed oro dovrebbero
essere entrambi presenti.
Ma in ottica dinamica, cioè nel decidere se pesare maggiormente l’uno o
l’altro, cos’è meglio scegliere in questo momento?
Guardando le cose in prospettiva storica, nel 1999 le azioni erano reduci da
una sovraperformance enorme rispetto all’oro.
Infatti, nei 20 anni che andavano dal 1979 al 1999, le azioni erano scresciute
del 2.460%, mentre l’oro aveva registrato un -44%.
Allora, la differenza era così alta che preferire l’oro in luogo delle azioni
poteva essere una scelta scontata per un contrarian.
Tutti volevano investire in azioni mentre nessuno guardava l’oro. Prima o poi le
cose dovevano cambiare.
E sono sicuramente cambiate, tanto che nel decennio successivo il risultato è
stato radicalmente diverso. L’oro ha messo a segno 10 anni eccezionali, senza
nemmeno un anno di perdita. Il suo prezzo è passato da 288$ a fine ’99 a dei
massimi oltre i 1800$, con un rialzo quasi del 600%.
Per contro, le azioni hanno vissuto uno dei decenni peggiori.
Dal 31/12/1999 ad oggi, queste sono le performance dei principali mercati
internazionali:
Grecia: -80%
Italia: -57%
Giappone: -39,5%
Francia: -36,8%
Inghilterra: -30,2%
USA: -23%
Come si vede, performance davvero deludenti.
E questo mi porta alla conclusione.
Tutto può ovviamente succedere, ma se dovessi scommettere su dove sarà il
prossimo Bull Market, io dico che è più probabile che sia sulle azioni che non
sull’oro.
Questo non vuol dire che l’oro non possa pagare bene. Io credo anzi che il metallo
giallo abbia ancora molto spazio davanti a se, ma se questo dovesse salire del 100%,
sarebbe (come del resto è già ora) enormemente oltre il record storico.
Viceversa, se il Nasdaq raddoppiasse sarebbe ancora ben sotto i livelli del 1999.
Oro e azioni hanno ora entrambi buoni fondamentali, ma credo che le azioni abbiano
molto più spazio davanti.
Questo non significa che queste partiranno da domani. Forse le azioni debbono ancora
fare il bottom. Ma una volta fatto, lo spazio davanti è davvero notevole e potrebbe
partire un nuovo Bull Market di lungo periodo simile a quello del ’79/99.
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La crisi è grave, ma il mondo non finirà
Nei mesi di luglio e agosto, a seguito dei veri e
propri crolli dei mercati, sono molti gli analisti
che ipotizzano scenari apocalittici.
Del resto, le news sono tali che aspettative negative
sono ampiamente comprensibili.
Tuttavia, vorrei far presente quanto scritto da Buffett
nella sua ultima lettera del febbraio 2011:
“Il denaro si muove dove ci sono opportunità e in America
ci sono molte opportunità. I commentatori oggi parlano
di “grande incertezza”, ma in passato non è certo stato
diverso. Nel 1941, nell’ottobre del 1987, ecc…
Non importa quanto il mondo sia tranquillo in un certo
momento, il futuro è sempre incerto. Durante la mia
carriera, i politici ed i commentatori hanno sempre
avvisato dell’imminente catastrofe, ma nonostante
questo oggi viviamo 6 volte meglio di quando sono nato.
Il potenziale umano è ben lontano dall’essere esaurito.
Così come nel passato, anche oggi i giorni migliori
dell’America non sono andati, ma sono davanti a noi.”
Parole eccessivamente ottimiste, forse, ma è innegabile
che abbiano un fondo di verità.
Il ragionamento di Buffett non è errato e quanto dice
per l’America credo possa valere quantomento per
l’intero Occidente.
I rischi sono sempre presenti, ma anche il potenziale
umano è vivo e vegeto e non smetterà certo di creare,
inventare, costruire.
Molti in questo periodo si stanno difendendo dall’incertezza
comprando titoli obbligazionari e di stato.
Ma la crisi dei debiti sovrani ha mostrato che anche i
titoli di stato ritenuti “free risk” non sono poi così
free risk.
Comprare obbligazioni va bene nei limiti in cui queste
siano parte del proprio portafoglio diversificato nella
misura stabilita dalla propria asset allocation.
Ma aumentare ora la quota di obbligazioni nella propria
asset allocation solo perchè si ha paura lo ritengo
sbagliato, anche perché molti titoli di stato sono a mio
avviso addirittura in bolla (in particolare quelli USA e
tedeschi).
Per contro, ci sono azioni stabili, con business solido
e provato, che hanno rendimenti da dividendi persino
superiori a quelle dei titoli di stato, cosa che negli
ultimi 25-30 anni è accaduta molto raramente.
In questo stato di cose, credo sia buona cosa approfittare
degli storni e dei cali dei mercati per costruire la
propria posizione azionaria.
Ovviamente, non tutte le azioni reggeranno bene se ci sarà
una nuova recessione o, peggio, un drastico cambiamento nel
sistema occidentale. Migliaia, forse persino milioni di
business falliranno
Ma credo anche che le corporations grandi, diversificate
geograficamente, solide finanziariamente e che pagano bene
i propri azionisti saranno ancora qui tra 20, 30, 50 anni
e anzi potrebbero addirittura approfittare della crisi per
aumentare il loro divario con la concorrenza.
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Queste azioni possono dare buoni risultati
Il ribasso a cui abbiamo assistito da luglio ad oggi
è stato davvero notevole ed eccezionale.
Per certi versi, non è stato diverso dal crash del
1987. Allora il crollo si sviluppò in una sola giornata
(sul mercato USA). In seguito, dopo un rimbalzo, proseguì
per qualche tempo, ma sostanzialmente il grosso venne fatto
il 19 ottobre, quando l’indice Dow Jones perse il 22%.
Questa volta, la discesa si è realizzata nell’arco di un
mese (e forse non è ancora finita) ed è stata del 20%
circa per quanto riguarda l’indice S&P500.
Gli indici europei, invece, hanno stornato anche di più,
con discese vicine al 30% ed alcuni anche oltre questa
soglia (ad esempio Piazza Affari).
Cali non certo bassi in un arco di tempo di 1-2 mesi soltanto.
Ma non tutte le azioni, ovviamente, sono scese allo stesso modo.
Mentre l’indice S&P500 è sceso, come detto, del 20%, c’è un
gruppo di azioni che hanno perso molto meno.
E non sto parlando di piccole small cap che magari hanno avuto
nel periodo buone news o un solido insider buying.
Parlo invece di grandi corporations, delle Blue Chip dai nomi
noti e famosi.
Qualche esempio?
Coca Cola, General Mills, Colgate, Kraft, Altria, Pepsico e
molti altri.
La maggior parte di questi nomi hanno un elemento in comune.
Questo elemento è di avere un business incentrato su prodotti
di base poco soggetti a variazioni di domanda consistenti e,
come conseguenza, tutte queste società pagano un dividendo che,
storicamente, aumenta anno dopo anno.
Nella storia, questi business non hanno quasi mai deluso,
offrendo ai loro azionisti performance ben superiori alla media
del mercato.
Nel portafoglio di Trend e Strategie di Investimento abbiamo ben
tre societa’ di questo tipo: due sono recenti aggiunte, l’altra
è una presenza storica del nostro portafoglio.
Credo che investire ora in questo genere di business non dovrebbe
deludere nei prossimi mesi ed anni.
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