Inflazione

Se il prezzo del petrolio scendesse?

Da quando questo blog è partito (parliamo del 2004 sottoforma di
newsletter), tra i temi d’investimento abbiamo sempre
avuto una costante, e cioè un prezzo del petrolio sostanzialmente alto
ed in salita, con una parentesi, piuttosto breve temporalmente, del crollo tra
la seconda parte del 2008 e l’inizio 2009. Crollo a cui, però, è seguito un robusto
rebound.

Qualche settimana fa il petrolio scese un po’, dopo un forte rialzo in
concomitanza con la guerra in Libia.

Il prezzo del greggio tutto sommato sostenuto è ormai una costante che
molti investitori considerano scontata, ma cosa succederebbe se il
prezzo scendesse ed il ribasso fosse un nuovo trend?

Il prezzo del petrolio è un “peso” reale per le economie occidentali.

Si stima, solo per gli USA, che 10$ sul prezzo (in più o in meno) generi
una differenza nella crescita del PIL di 0.5 punti percentuali.

Un calo importante del prezzo del petrolio, quindi, può avere un ruolo
di vero e proprio stimolo, al pari di un nuovo QE, la cui “terza edizione”
sembra ora abbastanza improbabile.

Non dimentichiamoci che il petrolio è una materia prima molto politica
e che in molti enti ed agenzie internazionali che in qualche modo possono
influenzare il greggio (ad esempio l’IEA – International Energy
Agency) il peso americano è notevole e questo “peso” potrebbe spingere
per avere prezzi più bassi.

Questa ovviamente non è una certezza e, come sempre, quello che
seguiremo sarà il trend. Solo in questo modo potremo capire veramente
quale sarà la direzione.

Ma iniziare a considerare la possibilità di una netta inversione di tendenza
è un esercizio che può tornarci utile.

E in caso di ribasso del prezzo del petrolio, chi ne guadagnerà di più?

A mio avviso, i paesi emergenti.

Infatti, è verso questi paesi che si è spostata e si sta ancora spostando la
produzione industriale e sono questi paesi che stanno vedendo i consumi
energetici in aumento. L’aumento del petrolio dell’ultimo periodo, insieme
all’aumento delle materie agricole, è stata una delle principali cause
di una preoccupante inflazione. Il calo del greggio, al contrario, potrebbe
liberare varie risorse e spingere verso una ripresa della crescita economica
che, nell’ultimo anno, è stata rivista un po’ in calo.

Vedremo nei prossimi mesi…

——————————————————————————

Costruisci un portafoglio a prova di crisi

Se ritieni interessanti i nostri articoli, potresti provare il nostro servizio
premium Trend e Strategie di Investimento. Con 84 euro annui, riceverai
l’abbonamento annuale comprensivo di:

La strada per la sicurezza finanziaria richiede di risparmiare ed investire
in un portafoglio capace di apprezzarsi nel tempo in modo da sfruttare
in pieno la “magia dell’interesse composto“. Trend e Strategie di Investimento
ti aiuterà in questo processo e lo fara’ in modo semplice e alla portata di
tutti.

Per saperne di più, clicca qui: http://www.educazionefinanziaria.com/trend1.htm

——————————————————————————

Solo l’inflazione puo’ risolvere il problema del debito pubblico

Da diversi mesi, si sta ponendo il problema dei debiti pubblici
dell’area euro.

Ovviamente, il paese sotto maggiore osservazione e’ la Grecia.

Portogallo e Irlanda sono altri due paesi a rischio e di recente
si stanno avanzando dubbi anche su Spagna e Italia.

Si stanno proponendo diverse idee su come risolvere questi
problemi e, giustamente, molto si concentra sul tema del
rigore fiscale.

Ma a mio avviso, pensare di risolvere il problema dei debiti
pubblici con il solo rigore fiscale e’ alquanto irrealistico.

Con debito pubblico oltre il 100%, ma anche al 70-80%, il peso
degli interessi, seppur bassi, diventa una zavorra eccessiva per
ogni economia matura che non può più crescere del 5-6% annuo.

Il rigore fiscale e di bilancio è sicuramente utile, anzi essenziale,
per evitare luna spirale negativa, ma di per se non potrà mai permettere
di riportare il debito a livelli più bassi.

Solo il mix crescita ed inflazione può riuscirci.

Non potendo contare troppo sulla prima componente, la seconda
diventa inevitabile.

Chi gestisce la finanza a livello sia di stati, sia a livello internazionale,
è consapevole di questo. Infatti, l’inflazione è già un dato di fatto.

La leva che permette l’aumento dei prezzi, cioè la creazione di moneta,
è già fortemente usata, in particolare negli USA.

Gli attuali debiti pubblici, è un dato di fatto, sono sostanzialmente impagabili
e difficilmente ridimensionabili, considerando anche le resistenze politiche.

E storicamente, gli alti debiti pubblici, generalmente presenti durante o
subito dopo le guerre, sono stati risolti con alti tassi di inflazione.

Questa volta, a mio avviso, non sarà diverso.

——————————————————————————

Costruisci un portafoglio a prova di crisi

Se ritieni interessanti i nostri articoli, potresti provare il nostro servizio
premium Trend e Strategie di Investimento. Con 84 euro annui, riceverai
l’abbonamento annuale comprensivo di:

La strada per la sicurezza finanziaria richiede di risparmiare ed investire
in un portafoglio capace di apprezzarsi nel tempo in modo da sfruttare
in pieno la “magia dell’interesse composto“. Trend e Strategie di Investimento
ti aiuterà in questo processo e lo fara’ in modo semplice e alla portata di
tutti.

Per saperne di più, clicca qui: http://www.educazionefinanziaria.com/trend1.htm

——————————————————————————

Cosa puo’ far scendere i metalli preziosi

Recentemente abbiamo visto un forte calo sui metalli
preziosi.

Quali sono i motivi di questo calo?

Personalmente, ritengo prevalentemente speculativi e
da considerare come correzione nell’ambito del trend
di lungo termine.

Si e’ parlato molto dell’aumento dei margini relativamente
al trading sull’argento e sicuramente questo ha inciso
molto, dal momento che proprio l’argento ha pagato
maggiormente dazio.

E anche il fatto che molti operatori volessero portare a
casa i profitti dopo questo forte rialzo ha indubbiamente
giocato un ruolo importante.

Queste, comunque, sono prevalentemente elementi di
breve termine che non dovrebbero modificare il trend
di lungo periodo che, al momento, resta rialzista, anche se
ulteriori correzioni non sono affatto da escludere.

A mio avviso, infatti, non e’ ancora scattato il principale
nemico dei metalli preziosi.

Quale?

Semplice, il rialzo dei tassi di interesse reali.

Il discorso e’ molto semplice. Un investitore puo’
investire 1.000 euro (o dollari) in oro o argento
o platino, ad esempio.

Questo impiego non paga interessi e non paga dividendi.

Quando liquidera’ l’investimento, se il prezzo del metallo
sara’ salito avra’ piu’ euro (e quindi un guadagno), se sara’
sceso una perdita.

Ma non e’ importante solo guadagnare. E’ importante
anche guadagnare di piu’ rispetto ad un impiego di capitale
a rischio ridotto.

Semplificando, se l’investitore impiega i 1.000 euro, ad esempio,
in titoli tedeschi che rendono l’1% annuo, dopo un anno avra’
1.010 euro. Da un impiego in metalli preziosi, quindi, si aspetterebbe
almeno questo risultato.

Seppur a fasi alterne nella storia e con una certa volatilita’, si puo’
dire che i metalli preziosi coprono dall’inflazione dei prezzi.

Quindi, l’inflazione e’ uno dei driver piu’ importanti relativamente
al prezzo di preziosi. Se l’inflazione e’ alta, ci si puo’ ragionevolmente
aspettare una buona performance dai preziosi, viceversa se
l’inflazione e’ bassa.

Se i tassi nominali sono “nemici” dei preziosi, mentre l’inflazione e’
“amica”, possiamo arrivare alla conclusione.

Piu’ e’ alto il rendimento di un’obbligazione free-risk in termini reali
e piu’ e’ costoso detenere metalli preziosi.

Di conseguenza, all’aumento dei tassi reali il rischio di un’inversione
di lungo termine sui preziosi diventa piu’ probabile, dato che gli
investitori troveranno sempre piu’ alto il costo-opportunita’ di rinunciare
agli interessi.

Ad oggi, non abbiamo avuto nulla di tutto questo, visto che l’aumento
dei tassi e’ stato accompagnato (e anche battuto) dalla crescita
dell’inflazione, pertanto io resto ancora piuttosto positivo nel lungo periodo
su questa classe di investimento.

——————————————————————————

Costruisci un portafoglio a prova di crisi

Se ritieni interessanti i nostri articoli, potresti provare il nostro servizio
premium Trend e Strategie di Investimento. Con 84 euro annui, riceverai
l’abbonamento annuale comprensivo di:

La strada per la sicurezza finanziaria richiede di risparmiare ed investire
in un portafoglio capace di apprezzarsi nel tempo in modo da sfruttare
in pieno la “magia dell’interesse composto“. Trend e Strategie di Investimento
ti aiuterà in questo processo e lo fara’ in modo semplice e alla portata di
tutti.

Per saperne di più, clicca qui: http://www.educazionefinanziaria.com/trend1.htm

——————————————————————————

Due banche centrali, due risposte diverse

La BCE ha iniziato ad alzare i tassi alcune settimane fa. L’aumento
dell’inflazione, misurata dagli indici ufficiali, sta iniziando a spaventare
gli esponenti della BCE, che con questo rialzo dei tassi cercano di dare al
mercato il segnale che una crescita troppo sostenuta dei prezzi non
sarà tollerata.

Per contro, negli USA i prezzi stanno aumentando piu’ o meno come in
Europa, ma sembra che la FED, al momento, non sia intenzionata ad
alzare i tassi.

In linea generale, Europa ed USA sono economicamente più o meno
in situazioni simili. Cambiano un po’ i numeri, ma la sostanza è la stessa.

L’economia ha iniziato a riprendersi e mostri segni di crescita abbastanza
buoni, ma questo a discapito dei bilanci pubblici che mostrano deficit
spesso rilevanti e debiti pubblici in aumento. Entrambe le banche centrali
hanno aumentato notevolmente la massa monetaria.

Poi, come dicevo, ci sono varie sfumature, anche abbastanza importanti, che
sono differenti. Ma la sostanza è abbastanza simile.

Come mai di fronte ad una situazione economica simile le risposte delle due
Banche Centrali sono state diverse?

A mio avviso, e anche secondo alcuni analisti, le Banche Centrali agiscono
per evitare il ripetersi dei loro maggiori errori e fallimenti. Infatti, le Banche
Centrali, manipolando a loro piacimento le masse monetarie, hanno spesso
commesso errori che hanno avuto notevoli ripercussioni sull’economia dei
rispettivi paesi.

Quali sono stati i maggiori errori di FED e BCE?

Per quanto riguarda la FED, il suo maggiore fallimento fu la Grande Depressione.

Tra la fine del 1929 e i primi anni ’30, una grande crisi economica si abbatté
sull’America e su altri paesi anche europei, ma sicuramente fu negli USA a colpire
maggiormente. I risultati della Depressione furono milioni di disoccupati,
contrazione del PIL, fallimenti a catena di banche e aziende e, soprattutto, deflazione.
Uno dei pochi casi della storia dove ci fu una vera e propria contrazione dei prezzi.

Le motivazioni della Grande Depressione sono varie e diverse scuole economiche
(keynesiani, austriaci, monetaristi) hanno dato chiavi di interpretazione diverse. Tuttavia,
la posizione monetarista è molto “pesante” negli USA e secondo tale posizione la
Grande Depressione si materializzò perché la FED non aumentò adeguatamente la
massa monetaria al fine di bilanciare la distruzione della medesima a seguito dei
fallimenti bancari.

Risultato è che negli USA la FED presta particolare attenzione al fatto che gli
aggregati monetari crescano adeguatamente, in modo da evitare il ripetersi di un
evento simile alla Grande Depressione. Per la FED, la deflazione va evitata usando
ogni strumento possibile.

In Europa, la BCE è essenzialmente erede della Banca Centrale di Germania,
la Bundesbank. L’errore maggiore della Bundesbank nella sua storia fu l’iperinflazione
nella Germania di Weimar, che secondo molti provocò poi il caos e le problematiche
che favorirono l’ascesa del nazismo.

In ogni caso, l’errore da evitare per la BCE è l’iperinflazione. In Europa, nonostante
le varie crisi economiche, probabilmente non si è mai vissuta un’esperienza come la Grande
Depressione, quindi non c’è grande consapevolezza circa gli effetti di una forte deflazione.

Invece, c’è grande consapevolezza di cosa può portare un aumento eccessivo degli
aggregati monetari e gli effetti sui prezzi. E’ ovvio, quindi, che dopo il forte aumento
della massa monetaria degli ultimi anni, messa in atto per fronteggiare la crisi
economica del 2008/2009 prima e la crisi dei PIIGS del 2010 poi, queste prime
avvisaglie di aumento dei prezzi iniziano a spaventare.

Conclusioni

A mio avviso, combinando quanto detto sopra, il risultato potrebbe essere che
nei prossimi mesi gli asset americani (indici azionari) ed anche i metalli preziosi espressi
in dollari, potrebbero continuare a muoversi verso l’alto, facendo anche meglio, dal
punto di vista nominale, degli indici europei. Il dollaro, tuttavia, potrebbe essere debole
ancora per diverso tempo, salvo che i problemi dei PIIGS tornino a mettere paura.

——————————————————————————

Costruisci un portafoglio a prova di crisi

Se ritieni interessanti i nostri articoli, potresti provare il nostro servizio
premium Trend e Strategie di Investimento. Con 84 euro annui, riceverai
l’abbonamento annuale comprensivo di:

La strada per la sicurezza finanziaria richiede di risparmiare ed investire
in un portafoglio capace di apprezzarsi nel tempo in modo da sfruttare
in pieno la “magia dell’interesse composto“. Trend e Strategie di Investimento
ti aiuterà in questo processo e lo fara’ in modo semplice e alla portata di
tutti.

Per saperne di più, clicca qui: http://www.educazionefinanziaria.com/trend1.htm

——————————————————————————

Ricevi gli articoli via e-mail:

Email*:

———————————————————————-

Perche’ oro e argento continuano a salire?

Sono state date diverse motivazioni, molte delle quali corrette.

Tra queste, recentemente una serie di motivi a mio avviso molto corretti
li ha forniti la Bank of Japan, parlando dell’aumento del prezzo delle commodity.
Read the rest of this entry »

L’argento e’ salito troppo?

L’argento è molto forte ormai da mesi, quindi la sua rottura dei massimi,
per certi versi, potrebbe anche far poca notizia.

Molto interessante, invece, la forza dell’oro, che ha rotto massimi che,
sostanzialmente, resistevano da novembre 2010.

Siamo in bolla?

Domanda che si sente da tempo.

Beh, vediamo la situazione sull’argento.
Read the rest of this entry »

Altri segnali di inflazione

La curva dei tassi, negli USA ed in Europa, è ora molto ripida, cioè
con tassi a lungo termine molto più alti rispetto a quelli a breve.

In America, la differenza tra i tassi sui titoli governativi a 3 mesi e
quelli a 10 anni ha raggiunto il 3,23%, mentre la differenza tra i
titoli a 3 mesi e quelli a 30 anni e’ pari al 4,43%.

Anche sui titoli tedeschi, riferimento per l’area euro, il differenziale
è in aumento.
Read the rest of this entry »