Mercati Valutari

Dopo il rialzo della FED…

La scorsa settimana la FED ha alzato il tasso di sconto
di 0,25 punti percentuali, portando lo stesso allo 0,75%.

L’operazione, secondo le parole della FED, è orientata a
riportare a condizioni di normalità nella politica della FED,
dopo le ampie facilitazioni monetarie implementate a partire
dalla fine del 2008 per affrontare la crisi creditizia. L’aumento
riguarda il tasso di sconto, che è diverso dal più noto e
monitorato tasso di riferimento che rimane ancora tra lo 0%
e lo 0,25%.

In ogni caso, l’azione mostra la volontà della FED di procedere
ad una riduzione degli stimoli monetari. Sulla notizia, il dollaro
ha guadagnato molto contro le altre principali valute, in particolare
contro l’euro.

Personalmente, credo che questo sarà un trend dei prossimi
mesi, cioè che la FED implementerà altre azioni orientate a
ridurre gli stimoli monetari, anche per evitare potenziali spinte
inflazioniste.

Man mano che la FED incrementerà i tassi a breve, inevitabilmente
anche quelli a lungo termine ne risentiranno e dovrebbero tendere
a risalire. Non escluderei che per la fine dell’anno i tassi sui
decennali americani possano guadagnare più di un punto, andando
oltre quota 5%.

Questo mi porta a considerare l’ambiente in cui ci troveremo ad
investire. I tassi in rialzo sono uno degli ambienti peggiori. Infatti,
le obbligazioni a lungo termine, in particolare i titoli di stato, soffrono
quando i tassi salgono.
Tuttavia, anche le azioni soffrono, perché man mano che i tassi
aumentano, il free-risk diventa più competitivo come rendimento
e quindi il multiplo P/E si contrae.

Detto questo, credo che il rialzo delle azioni non sia terminato,
tuttavia difficilmente avremo un altro anno positivo come il
2009. Soprattutto, dovrebbe esserci maggiore volatilità rispetto
agli ultimi mesi.

Quello che, invece, dovrebbe accompagnare questo rialzo
dei tassi, è una ripresa economica abbastanza robusta, soprattutto
in USA, ed un dollaro tutto sommato forte. A mio avviso, dollaro
ed inflazione in aumento dovrebbero essere due temi che renderanno
bene in questo 2010.

Verso la soluzione della crisi europea?

Nell’ultimo post abbiamo parlato della situazione europea e
di come essa abbia contribuito a generare la recente correzione
sui mercati azionari. Naturalmente, essa ha generato scompiglio
anche sul mercato obbligazionario.

In tale post, concludevo dicendo che a mio avviso questa è
solo una naturale correzione dopo il fortissimo rally partito
a marzo 2009 e che, sempre a mio avviso, gli indici azionari
sono ancora destinati a salire.

Non c’è dubbio, comunque, che la ripresa dei mercati azionari
è legata al chiarirsi della situazione in Europa. Vediamo quindi
di fare brevemente il punto della situazione su questa vicenda.

Ieri i leader di Francia e Germania, insieme al presidente della
BCE Trichet e della UE Van Rompuy, si sono incontrati per
discutere del problema Grecia. La conclusione è stata quella
di fornire sostegno al paese ellenico, “intraprendendo ogni
azione necessaria per mantenere la stabilità finanziaria dell’area
euro”.

In questo momento, comunque, non ci sono dettagli sul piano
di sostegno. Per questo bisognerà attendere probabilmente
la prossima settimana, con le giornate del 15 e 16 febbraio
che saranno importanti.

I mercati hanno reagito tenendo conto di questo.

L’azionario, tranquillizato dal fatto che comunque ci sarà
un qualche sostegno, ha invertito la rotta portandosi in
positivo. La scorsa settimana non era chiaro se tale sostegno
ci sarebbe stato o meno, quindi questo è già un passo avanti.
Comunque, i mercati USA sono andati meglio rispetto a quelli
europei.

Sull’obbligazionario, è venuta meno la speculazione sui
titoli greci e, in generale, sui bond dei paesi periferici.

Sul valutario, invece, il dollaro è rimasto piuttosto forte
contro l’euro.
E’ probabile che gli operatori valutari vogliano vedere i
dettagli del piano prima di tornare ad investire sull’euro.
Infatti, di per se il fatto che ci sarà un sostegno da parte
dei paesi più ricchi non necessariamente puo’ essere
cosa particolarmente positiva per la moneta unica.
Le finanze di molti paesi sono già state messe sotto pressione
dalla crisi e quindi i margini di manovra non sono particolarmente
ampi.

In ultimo, il caso greco è un pericoloso precedente. Come detto,
le finanze di molti paesi europei sono in seria difficoltà e se
i membri più virtuosi e la BCE forniranno supporto alla Grecia,
cosa eviterà che altri paesi diventino fiscalmente meno
disciplinati?

La partita su questo fronte è molto interessante. Vedremo
le prossime settimane come evolverà la situazione.

Cosa pensa Bernanke

Ho avuto modo di leggere, recentemente, un articolo
su un intervista dell’economista Mark Skousen al
govetrnatore della FED Ben Bernanke.

Mark Skousen è uno dei miei economisti preferiti,
con una profonda conoscenza delle diverse scuole
economiche ed una predilizione per la Scuola Austriaca
e quella di chicago. Le sue interviste, pertanto, sono
a mio avviso piuttosto interessanti.

Diversi punti dell’intervista sono meritevoli di attenzione.

L’intero articolo in inglese potete trovarlo qui:
http://www.investmentu.com/IUEL/2010/January/ben-bernankes-unanswered-questions.html

Di seguito, invece, traduciamo e sintetizziamo gli aspetti più
interessanti.

In primo luogo, Skousen mette in risalto il fatto che probabilmente
Bernanke era a conoscenza del fatto che una crisi potenziale potesse
verificarsi. Come fatto notare, in diverse apparizioni tra il 2006 e
il 2007 Bernanke aveva più volte usato termini come: “panico”,
“crisi”, “stress”, “tempesta finanziaria”, “crisi del dollaro”, ecc…
Termini che generalmente non sono sulla bocca di chi vede il
futuro roseo.

Bernanke ha rifiutato anche il fatto che questa crisi sia stata generata
dalla politica dei bassi tassi impiegata tra il 2003 e il 2004, mentre
ha ammesso possibili errori della FED e del sistema finanziario in
genere nel non regolamentare adeguatamente il settore dei subprime.

Per il futuro, Bernanke non ritiene che l’attuale espansione monetaria
possa rappresentare un problema, dal momento che essa è dovuta
essenzialmente al programma di acquisto titoli “mortgage-backed”
che presto cesserà.

La conclusione abbastanza condivisibile a cui arriva Skousen è
piuttosto semplice: non c’è la paura, da parte di Bernenke, circa
la debolezza del dollaro e delle eventuali conseguenze dell’espansione
monetaria. Di conseguenza, è molto probabile che l’oro non
sia arrivato alla fine del suo Bull Market ma che, magari con qualche
pausa, sia destinato a continuare.

Un buon investimento per il 2010

Il trend degli ultimi anni sul mercato valutario è stato, quasi
senza soluzione di continuità, la debolezza del dollaro nei
confronti dell’euro.

Sul finire degli anni ’90, il biglietto verde quotava ben sotto
la parità rispetto alla nuova moneta europea e raggiunse dei
picchi persino sotto quota 0,90. Durante l’ultima decade,
arrivò a sfiorare 1,60. Quasi dimezzato.

Ricordiamo che qui non stiamo parlando di qualche indice
azionario, magari di qualche remoto paese emergente. Stiamo
parlando di rapporti di cambio tra le valute delle due principali
e più stabili aree economiche al mondo.

Fatta questa premessa, questo è quello che penso: l’euro è ormai
sopravvalutato rispetto al dollaro e il 2010 potrebbe essere tempo di
una correzione.

Chi ritiene che questo non sia vero, punta su diversi argomenti.
Il forte deficit degli USA, i tassi a zero, la FED che ha iniettato una
massa enorme di liquidità nel sistema.

Tutte cose vere. Non solo, tutte cose che di certo nei prossimi mesi
non spariranno.

Il punto è che, come sempre, i mercati sono delle “discounting machine”.
Tutta queste cose sono ormai note e secondo me prezzate nel tasso
di cambio.

Per contro, l’Europa presenta una situazione non molto diversa dagli
Usa e, oltre questo, la ripresa probabilmente inizierà più tardi e sarà
comunque meno sostenuta rispetto a quella americana. E il caso della
Grecia mostra anche che la struttura dell’euro ha dei problemi.

Infine, il trend sembra favorevole al dollaro. In questi giorni, il dollar
index è in prossimità di tagliare la sua media mobile a 200 giorni dal
basso verso l’alto.

All’interno del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento
stiamo già investendo sul dollaro da qualche tempo. La prima parte del
rialzo è ora probabilmente fatta, ma a mio avviso siamo ancora all’inizio
del potenziale rialzo del biglietto verde in questo 2010.

La crisi greca e i mercati obbligazionari

Non è passata una settimana dal caso Dubai che,
come scrivevo, metteva un po’ in apprensione
gli operatori, che abbiamoavuto immediatamente
un altro caso di rischio sui mercati internazionali.

Un caso molto più importante sia per dimensione
che per conseguenze, perchè riguarda un paese
dell’area euro.

Ovviamente, si tratta della Grecia, su cui si sono
concentrate, nelle ultime settimane, diverse news
negative, con conseguente apprensione da parte di
operatori ed investitori.

Prima l’agenzia Fitch ha tagliato il rating portandolo
a BBB+. Sono moltissimi anni che un paese dell’area
non scende al di sotto della A.
In seguito, sono risultate più evidenti le difficoltà del
paese che presenta un deficit ed un incremento del
debito pubblico molto elevato e molto preoccupante.
A tutto questo, si aggiunge un’economia stagnante,
che di certo non favorisce l’adozione di misure
restrittive.

Ora il paese sta approntando il piano per rientrare
verso una situazione più tranquilla, ma il caso greco
e i suoi sviluppi sono molto interessanti. E’ infatti
la prima volta che su un membro dell’area ci sono
rischi concreti e sarà quindi interessante vedere
come reagiranno gli altri paesi e la BCE qualora
la Grecia non dovesse farcela da sola.

Effettivamente, i paesi dell’area più grandi e la BCE
si troverebbero a dover bilanciare due soluzioni che
diventerebbero molto rischiose per il futuro.
Se la Grecia non dovesse farcela e la BCE e/o gli
altri stati dovessero sostenerla, potrebbe venir meno,
in futuro, la disciplina fiscale. Ognuno si sentirebbe
legittimato all’irresponsabilità in materia di finanza
pubblica.
Per contro, senza alcun intervento la credibilità
dell’euro sarebbe minata non di poco.

E, a prescindere da questo, il caso greco sarà interessante
anche perché potremo capire come agiranno i governi
in situazioni simili. La Grecia non è l’unico paese che
potrebbe trovarsi in difficoltà. Questa crisi ha minato
le finanze di molti paesi, anche quelli un tempo ritenuti
virtuosi. Naturalmente, in ottica futura, anche il nostro
paese non naviga proprio in acque tranquillissime (sebbene
chi parla oggi di default non lo fa sulla base di dati
concreti, che al momento non dicono che c’è questo rischio).

In seguito a questa news, il dollaro ha iniziato a recuperare
notevolmente contro l’euro, interrompendo per un momento
il suo trend discendente. L’azionario, comunque, non ha
stornato eccessivamente, facendo venire un po’ meno
la forte correlazione inversa con il dollaro.

Ma l’aspetto più interessante sarà il mercato obbligazionario.

Nell’ultimo anno, all’interno del nostro servizio premium
Trend e Strategie di Investimento, siamo stati sostanzialmente
fuori dai titoli di stato governativi perché, a mio avviso, i
rendimenti erano troppo bassi rispetto ai rischi che, per
via di impegnativi programmi di espansione fiscale (per fronteggiare
la crisi e favorire la ripresa), erano e restano tutt’altro che inesistenti.

I rendimenti sono talmente bassi che sembra non esistere rischio,
ma il caso greco mostra che il rischio c’è. Di certo non falliranno
i grandi stati e alla fine probabilmente nemmeno la Grecia (i suoi
bond, peraltro, negli ultimi giorni sono in recupero), tuttavia
non possiamo dire che il rischio sia inesistente.

Il caso greco sarà, in ogni caso, un precedente interessante
per il futuro.

Dalla disoccupazione USA, altri segni di rallentamento della recessione

Venerdì sono usciti dati sulla disoccupazione USA
migliori delle attese.

Nel mese di novembre, la disoccupazione si è fermata
al 10%, contro il 10,2% del mese di ottobre. Piccolo
miglioramento, è vero, ma la cosa più interessante
è che si è invertito il trend per la prima volta da quando,
due anni fa, è iniziata la recessione.

In totale, si sono persi circa 11.000 posti di lavoro,
mentre gli analisti si attendevano una perdita di
ben 125.000 posti.

Dato, quindi, molto buono, che ha fornito buon sostegno
ai listini, che hanno chiuso in verde negli USA nella
giornata di venerdì e stanno andando discretamente
oggi in apertura (la seduta, comunque, è appena iniziata).

Sul lungo termine, questo potrebbe essere un altro
segnale che la recessione si sta calmando e quindi
i listini potrebbero trarne giovamento.

Nell’immediato, comunque, è stato il dollaro a
guadagnare subito bene e da questi livelli di
elevato ipervenduto potrebbe mettere a segno
un buon rimbalzo. Il trend del biglietto verde rimane
comunque ribassista per il momento e sarà
necessaria qualche settimana per capire se
questo puo’ essere effettivamente la fine di
questo trend o solo una pausa momentanea.

Mercato Toro sull’oro o mercato Orso sul dollaro?

L’oro continua nella sua marcia
e nelle ultime settimane sta accelerando
notevolmente.

La resistenza intorno a quota 1000$
in passato aveva sempre retto e le
quotazioni, una volta raggiunto quel
livello, erano sempre tornato indietro.

Questa volta, invece, quota 1000$ è
stata superata con decisione e, quindi,
possiamo dire che la resistenza è
ormai archiviata.

In concomitanza con la forza dell’oro,
c’è anche una notevole debolezza
del dollaro e quindi sorge ora una
domanda:

“è questo un mercato Toro per l’oro o
è un mercato Orso per il dollaro?”

Spieghiamo meglio.

Oro e dollaro sono molto correlati
storicamente. Quando il dollaro è forte
contro le altre valute, l’oro è debole, mentre
quando è l’oro ad essere forte, allora
generalmente è il dollaro ad essere debole.

Per noi investitori europei, è importante
capire se un rialzo dell’oro in termini di
dollari è un “Toro” generale del metallo
giallo o solo debolezza del biglietto verde.

Ad esempio, dall’inizio del 2002 all’inizio
del 2005, l’oro mise a segno un gran bel
rialzo, salendo del 50% circa. Quello fu,
però, un mercato Orso del dollaro. Infatti,
nonostante il +50% circa contro il dollaro
(da 280$ a 420$), in termini di euro l’oro
oscillò intorno a quota 320€ per tutto
il tempo. In quei tre anni, ci fu
sostanzialmente un “Orso” sul dollaro.
Un investitore in euro non avrebbe
guadagnato nulla in quel periodo
investendo in oro.

Un mercato “Toro” sull’oro si ha quando
il metallo giallo sale contro tutte le altre
valute, soprattutto contro le quattro più
scambiate: dollaro, euro, yen e sterlina.

Bene, in questo momento c’è un mercato
Toro sull’oro, col metallo che è in rialzo
su tutte le quattro valute prima citate.

Quindi questo è un Bull Market sul
metallo giallo.

E l’evidenza storica è molto incoraggiante:
dal 1971, l’oro è salito contro tutte e quattro
queste valute solo per il 31% del tempo
e quando questo è accaduto, il rendimento
annuo composto (in dollari) è stato un
“mostruoso” +31%. Di conseguenza,
chi ha investito e sta investendo in oro
in questo momento puo’ attendersi un
rendimento davvero interessante.