Mercati Valutari
Previsioni per il nuovo anno: Byron Wien di Blackstone
La fine del vecchio anno e l’inizio del nuovo e’
generalmente un periodo in cui analisti, traders,
investitori, banche d’affari, ecc… si cimentano
in previsioni per i prossimi 12 mesi.
Mentre in linea generale è sostanzialmente impossibile
che le varie previsioni, anche di un solo analista,
possano presentarsi esatte al 100%, puo’ essere importante
comunque passarle in rassegna per vedere cosa pensano
gli istituzionali.
Nei prossimi post vedremo quindi alcune di queste previsioni,
iniziando oggi con Byron Wien di Blackstone, che presenta
i suoi 10 temi piu’ importanti.
1 – Il petrolio scenderà fino a 85$
2 – La crescita del PIL USA superera’ il 3% e la disoccupazione
scendera’ sotto l’8%
3 – La sfida alla Casa Bianca sarà tra Obama e Romney
4 – Il congresso troverà un modo di tagliare 1,2 trilioni nell’arco
di 10 anni.
5 – L’S&P500 raggiungerà quota 1.400 punti
6 – I mercati emergenti si apprezzeranno tra il 15% e il 20%
7 – La Primavera Araba maturerà
8 – L’Europa troverà finalmente un piano di lungo termine per
risolvere i propri problemi.
9 – Il computer diventerà un’arma sempre più usata ed importante
per il terrorismo
10 – Gli investitori punteranno sulle valute dei Paesi con governi
più prudenti e conservativi dal punto di vista fiscale.
E in prossimi post, vedremo cosa pensano gli altri…
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Perche’ e’ salito lo Yen?
Una cosa che ha colpito molti investitori durante i giorni del
terremoto in Giappone e del successivo pericolo nucleare è
stata la straordinaria forza dello Yen.
Mentre le azioni del Giappone scendevano, la valuta giapponese
si apprezzava e la cosa poteva sembrare un po’ strana.
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La riscossa dell’Europa?
Nell’ultima settimana i mercati europei sono tornati a correre
bene, sovraperformando l’America. Al suo interno, il paese che
meglio aveva fatto, la Germania, è stato quello che ha corso un
po’ meno, mentre Italia e Spagna sono stati tra i paesi meglio performanti.
I settori finanziario e assicurativo hanno trainato gli indici, con recuperi
molto sostanziosi dopo il buon andamento dell’asta dei titoli di stato in
Portogallo.
Non credo che questi settori abbiano risolto i loro problemi, ma dopo
ormai diversi anni in cui stanno performando male, forse potrebbe
esserci una riscossa.
I mercati non sempre si muovono all’unisono. Ci sono periodi in cui
un’area fa meglio di un’altra. Spesso molto meglio.
Nei dieci anni che vanno da inizio 2000 a fine 2009, l’Europa ha
fatto molto meglio dell’America.
L’indice europeo piu’ forte e rappresentativo, il DAX, ha
guadagnato da dicembre 2000 a dicembre 2010 il 7,4%.
Nello stesso periodo, l’indice S&P500 ha perso il 4,73%,
ma quando consideriamo anche la perdita sul cambio euro
vs. dollaro allora la performance dell’indice USA, per noi
europei, è stata del -33%.
In altri termini, a valuta costante, l’indice tedesco ha distanziato
quello americano di circa 40 punti.
Nel corso del solo 2010, comunque, l’indice tedesco è
salito di circa 14 punta, ma quello americano, considerando
il cambio, ha superato quota +20%.
Ma in Europa, l’indice tedesco è stato, appunto, il meglio
performante.
Molti indici, compreso quello generale DJ Eurostoxx50,
hanno in realtà perso molto di più in confronto all’indice USA.
In alcuni casi ci sono stati oltre 25 punti di scarto.
Dopo un annata di sottoperformance così elevata, non è
da escludere che il 2011 veda un ritorno dell’Europa sugli
USA.
I temi per il 2011
L’inizio dell’anno ci porta sempre a valutare quali possano essere i
principali temi che interesserano il mondo dell’economia e della
finanza nei mesi che verranno.
L’inizio del 2011 presenta diversi temi da tenere sotto osservazione.
Il più importante, come ripeto da qualche settimana, è l’aumento dei tassi
sui bond di USA e Germania, cioè su quello che comunemente si chiama
“free-risk”.
Si tratta dell’elemento principale per quanto riguarda il comparto delle
obbligazioni. Va poi considerato che, comunque, un aumento repentino
di questi tassi avrà inevitabili ripercussioni anche su tutte le altre classi di
investimento.
Un altro aspetto collegato è il comportamento delle banche centrali. Ci sarà
nel 2011 un nuovo QE (Quantitative Easing)? Sarebbe il terzo per ciò che
riguarda gli USA. Buon senso direbbe di no, ma l’economia internazionale
è ancora ben lontana dall’essere uscita dalla fase di difficoltà soprattutto in Europa
e quindi potrebbe essere necessaria una nuova fase espansiva a livello monetario.
A proposito di Europa, la tenuta dei debiti sovrani sarà un altro importantissimo
aspetto. Anzi, forse il più importante perché se il 2010 è stato l’anno in cui sono
emerse le difficoltà di Grecia ed Irlanda, il 2011 potrebbe essere l’anno in cui
emergeranno quelle di Portogallo, Spagna ed Italia.
La Spagna ha una dimensione ben diversa rispetto alla Grecia e all’Irlanda e
per quanto riguarda l’Italia meglio nemmeno parlarne. Dovesse andare in seria
difficoltà sui mercati, la dimensione del suo debito pubblico rischierebbe di
trascinarsi dietro il sistema finanziario di tutto il mondo. Anche qui, la BCE
potrebbe dover intervenire di nuovo con notevoli piani di acquisto titoli.
Tutto ciò non gioca certo a favore dell’euro e questo è un altro tema importante
per l’anno. L’euro potrebbe non aver ancora concluso la sua discesa nei confronti
del dollaro o delle altre valute mondiali.
Va comunque detto che l’America non e’ che sia strutturalmente meglio dell’Europa
a livello di conti pubblici. Anzi, su questo fronte l’area euro sembra presentare
deficit molto piu’ bassi. Dovessero allentarsi le preoccupazioni sui PIIGS e la
tenuta dell’area, l’euro potrebbe recuperare in modo anche repentino, come
peraltro stiamo assistendo da qualche giorno.
Personalmente, con tutti questi se e ma non giocherei troppo sul cambio euro/dollaro.
Naturalmente, sull’azionario saranno come sempre i profitti societari a tenere banco.
Abbiamo iniziato da qualche giorno con la solita Alcoa, nelle prossime settimane
altre corporations presenteranno i conti e vedremo se le stime, ora piu’ ambiziose,
saranno centrate o battute.
Concludendo, abbiamo molta carne al fuoco. L’andamento dei tassi e’ l’elemento
piu’ importante, ma c’è anche molto altro. Occhi aperti.
Come proteggersi dalla crisi dell’area euro
Nel mese di novembre e’ tornata nuovamente la paura sui mercati
europei. Dopo che ad inizio anno fu la Grecia a spaventare, ora è stata
la volta dell’Irlanda ad essere finita sotto pressione.
Il governo di Dublino è ricorso, anch’esso, agli aiuti della UE e, in cambio,
si è impegnato in un piano di risanamento e di austerità. A differenza della Grecia,
i problemi dell’Irlanda non derivano dal cattivo stato e dalla cattiva gestione delle
finanze statali, bensì dai problemi nelle banche del paese che rischiano di essere
insolventi e il governo, costretto probabilmente a “tappare” le falle di queste banche,
dovrà effettuare un intervento pari a circa il 32% del PIL del paese.
Intervento che finirà per portare il rapporto debito/PIL al 64% e senza
aggiustamenti fiscali potrebbe essere destinato ad aumentare nei prossimi anni.
I mercati sono quindi andati in tensione su questi aspetti e sia l’azionario che
l’obbligazionario hanno vissuto giorni difficili.
In particolare, in Europa abbiamo di nuovo assistendo ad andamenti a velocità
diverse. C’è un’Europa percepita come rischiosa e con molti problemi. E’ l’Europa
fatta di Irlanda, Portogallo, Spagna ed anche Italia. E c’è un’Europa ritenuta,
invece, meno rischiosa. Questa Europa porta, in particolare, il nome della Germania.
E gli indici azionari hanno rispecchiato questo aspetto.
Ad un certo punto, mentre l’indice spagnolo perdeva il 7% e quello italiano il 4,5%,
il DAX tedesco rimase sostanzialmente stabile.
E nel mercato obbligazionario le cose non sono andate diversamente. Gli spread
dei titoli spagnoli ed italiani verso quelli tedeschi si sono ampliati.
L’euro, nel suo complesso, ha vissuto una nuova fase di debolezza e le altre valute,
dollaro in particolare, sono risalite. Ma di questo avevamo gia’ parlato.
Ma anche in questa situazione c’e’ modo di tutelarsi e di proteggere il
proprio capitale.
Infatti, all’interno del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento
nelle scorse settimane abbiamo sofferto davvero poco. Anzi, le nostre performance
sono ulteriormente migliorate non solo relativamente ad alcuni indici azionari, ma
anche (e soprattutto) in valore assoluto.
Come mai e’ successo questo?
Semplice, il fulcro dei nostri due portafogli, in particolare di quello dinamico,
è sicuramente l’esposizione internazionale che già ben ci aveva protetto
durante la crisi greca. Questa rappresenta senza dubbio la migliore assicurazione
contro le difficoltà dell’area euro.
Corollario di tutto questo discorso: l’euro ha i suoi problemi. Pertanto, e’
importante mantenere un’adeguata esposizione internazionale sia in termini
valutari, sia in termini di indici azionari.
La ripresa del dollaro
Nelle ultime settimane abbiamo visto il dollaro recuperare nuovamente
contro l’euro, per via dei nuovi problemi europei che ora hanno, come
nuovo epicentro, l’Irlanda.
Le difficoltà delle banche irlandesi richiederannol’intervento del governo
e poiché le dimensioni di questi istituti bancari sono di livello internazionale,
il costo per i contribuenti irlandesi sarà molto elevato. Si stima un livello
pari al 32% del PIL.
Con queste cifre, l’Irlanda ha dovuto richiedere l’aiuto dell’UE, la quale,
insieme all’FMI, ha già predisposto il piano di intervento.
In seguito a queste problematiche, i mercati sono stati piuttosto nervosi.
Sul fronte valutario, l’euro è stato particolarmente debole e il dollaro ha
recuperato terreno da diverse settimane.
Il dollaro ha recentemente rotto una trendline discendente e quindi
il rally contro la valuta europea potrebbe continuare ancora per un
po’ di tempo.
A livello di investimenti, un modo di trarre profitto da questa situazione
e’, ovviamente, tramite titoli abbligazionari a breve denominati in
dollari oppure liquidita’ in dollari o, per chi opera sul Forex, tramite
apertura di posizioni LONG dollaro – SHORT euro.
Un altro modo indiretto che a me piace particolarmente e che stiamo
perseguendo con successo all’interno del Portafoglio Dinamico di
Trend e Strategie di Investimento e’ di operare tramite una diversificazione
geografica dei nostri investimenti azionari.
Ad esempio, solo per citarne alcuni, in questo momento abbiamo in
portafoglio azioni giapponesi, azioni USA e diversi mercati emergenti.
Tutte queste classi azionarie denominate in valuta diverse dall’euro
ci stanno proteggendo bene in questa fase di calo della valuta europea,
esattamente come fecero ad inizio 2010 durante la crisi della Grecia.
Jim Rogers sull’euro
In una recente intervista, il finanziere Jim Rogers, ex-partner di
Soros ai tempi del Quantum Fund, e attualmente presidente
della Rogers Holdings, ha espresso la sua idea sull’euro.
Rogers ha dichiarato che sta comprando euro, anche se a suo
avviso l’Unione Monetaria Europea è destinata ad implodere.
A suo avviso, la distruzione della moneta non avverrà in pochi
mesi, ma richiederà tempo, dai 10 ai 15 anni. In questo periodo,
ci saranno forti cali, seguiti da periodi di ripresa.
Negli ultimi tempi, il sentiment è divenuto troppo negativo sull’euro
ed è tempo di un rimbalzo per la moneta unica.
Ho scritto questo breve articolo nell’edizione di Trend e Strategie di Investimento
del 28 giugno 2009. Addirittura qualche tempo prima di tale data, suggerii di
uscire da un nostro investimento su dollari USA che molto bene aveva fatto
da inizio anno.
A distanza di qualche settimana, bisogna dire che, come del resto spesso
accade, Jim Rogers aveva visto bene ed anche noi abbiamo preservato
i nostri guadagni fatti sul dollaro USA. Dollaro USA che era salito moltissimo
ed in modo molto repentino e necessitava (e probabilmente necessita ancora)
di un po’ di pausa.
Personalmente, quindi, condivido l’idea di Jim Rogers. Per ora credo che la
salita del dollaro contro euro sia conclusa. In futuro, vedremo.