Jim Rogers sull’euro
In una recente intervista, il finanziere Jim Rogers, ex-partner di
Soros ai tempi del Quantum Fund, e attualmente presidente
della Rogers Holdings, ha espresso la sua idea sull’euro.
Rogers ha dichiarato che sta comprando euro, anche se a suo
avviso l’Unione Monetaria Europea è destinata ad implodere.
A suo avviso, la distruzione della moneta non avverrà in pochi
mesi, ma richiederà tempo, dai 10 ai 15 anni. In questo periodo,
ci saranno forti cali, seguiti da periodi di ripresa.
Negli ultimi tempi, il sentiment è divenuto troppo negativo sull’euro
ed è tempo di un rimbalzo per la moneta unica.
Ho scritto questo breve articolo nell’edizione di Trend e Strategie di Investimento
del 28 giugno 2009. Addirittura qualche tempo prima di tale data, suggerii di
uscire da un nostro investimento su dollari USA che molto bene aveva fatto
da inizio anno.
A distanza di qualche settimana, bisogna dire che, come del resto spesso
accade, Jim Rogers aveva visto bene ed anche noi abbiamo preservato
i nostri guadagni fatti sul dollaro USA. Dollaro USA che era salito moltissimo
ed in modo molto repentino e necessitava (e probabilmente necessita ancora)
di un po’ di pausa.
Personalmente, quindi, condivido l’idea di Jim Rogers. Per ora credo che la
salita del dollaro contro euro sia conclusa. In futuro, vedremo.
Alcuni possibili motivi della rivalutazione dello yuan
Due settimane fa la Cina ha dichiarato che lascerà fluttuare
maggiormente la sua valuta contro il dollaro, al quale
prima era sostanzialmente “ancorata”. La People’s Bank
of China ha affermato la scorsa settimana che avrebbe
reso la moneta cinese più flessibile, ma ha precisato
poi che non ci sarà una rivalutazione immediata.
La strategia della Cina di mantenere fisso il cambio
col dollaro è stata fortemente criticata, accusata di
essere un sistema scorretto per avere vantaggio
competitivo. Ora, questa decisione sembra andare
incontro alle pressioni internazionali, anche se, come
detto, non sarà cercata, né benvenuta, alcuna repentina
rivalutazione. In ogni caso, gli analisti si attendono una
moderata crescita della valuta cinese contro il dollaro
nei prossimi mesi.
Diverse le interpretazioni a questa mossa cinese. Alcuni
ritengono che, in realtà, la decisione sia orientata a
contenere la notevole inflazione che si sta sviluppando
in Cina, portando i salari reali soprattutto degli operai
ad avere meno potere d’acquisto, con l’aumento delle
rivendicazioni da parte di molti di essi.
Il “Dragone” in questo momento non vuole assolutamente
avere a che fare con rivolte e proteste interne, quindi potrebbe
intraprendere una strada orientata alla moderazione della
crescita dei prezzi, in modo da dare maggiore potere d’acquisto
alle fasce lavoratrici.
Va segnalato che, in questi anni, la Cina e’ stata una delle
maggiori forze deflazionarie a livello internazionale, grazie
al basso costo dei suoi prodotti e delle sue lavorazioni.
L’eventuale rivalutazione della propria moneta, insieme alla
tendenza all’aumento dei selari che si registra da qualche tempo,
potrebbe attenuare questa forza.
I motivi della forza del dollaro
Nel corso dell’anno, ho scritto più volte del dollaro
e di come, ad inizio anno, esso fosse a mio avviso
sottovalutato contro l’euro e poteva quindi essere
un buon investimento in questo 2010.
In seguito, con lo scoppio della crisi europea, ho
ribadito che una parziale diversificazione sulla
valuta USA poteva essere un buon modo per
proteggersi.
Ma vediamo di capire quali sono stati i fondamentali
che hanno permesso alla moneta americana di recuperare
nei confronti dell’euro e anche di altre valute internazionali.
E’ subito necessaria una premessa. La valuta USA in questo
momento non è sottostante di una economia particolarmente
forte e robusta.
Molti si concentrano ora sulla crisi europea e sicuramente a
ragione, perchè l’Unione ha molti problemi strutturali.
Ma l’economia USA non e’ messa particolarmente meglio.
Il deficit e’ molto alto e il debito sta crescendo notevolmente,
molto più di quanto stia accadendo in Europa. Molti stati
federali sono ugualmente in difficoltà finanziaria e anche i
problemi del sistema bancario e finanziario sono tutt’altro che
risolti. Infine, la disoccupazione resta ancora piuttosto elevata.
Premesso, quindi, che l’economia USA non è particolarmente in
salute, vediamo quale è la motivazione del rafforzamente del dollaro.
Valuta di riserva mondiale.
Ad oggi, ogni paese di piccole o medie dimensioni, ogni paese
emergente anche grande (Cina o India) ed ogni operatore
privato che vogliano diversificare le proprie riserve valutarie ha
davanti a se tre grandi aree economiche tra cui scegliere: quella
americana, rappresentata appunto dal dollaro, quella europea
rappresentata dall’euro e quella giapponese, rappresentata dallo
yen.
L’area giapponese e’ ora sempre meno importante, visto che da
un paio di decenni lo yen è continuamente in calo e, inoltre, il
Giappone e’ un’economia molto più piccola rispetto ad USA
ed UE.
Restano quindi dollaro ed euro e con quest’ultimo che e’
in evidente difficoltà addirittura relativamente alla sua tenuta,
è chiaro che la maggior parte degli operatori si rifugiano
sul dollaro. Inoltre, la valuta americana è storicamente la
valuta di riserva mondiale.
E’ proprio questo status che, in questo 2010, ha consentito al
dollaro di recuperare terreno nei confronti dell’euro.
Continuera?
Ovviamente, fino a che i problemi europei continueranno il trend
è destinato a perdurare. Tuttavia, se l’Europa dovesse riuscire
a tamponare la situazione, la corsa del dollaro potrebbe rallentare.
Personalmente, credo che dopo questa lunga corsa chi ha ben
guadagnato possa portare a casa una parte dei profitti liquidando
parzialmente le proprie posizioni. Tuttavia, non ritengo sia ancora
il momento di lasciare completamente il dollaro, visto che un avvitamento
della situazione europea porterebbe a nuove accelerazioni del biglietto
verde.
Ancora sul piano salva-euro
Nell’ultimo post ho scritto sul piano europeo di sostegno
all’euro e ai paesi dell’area in difficolta’ presentato lo scorso
week-end.
Viste anche alcune domande che mi sono arrivate, vediamo
di capire meglio il piano e le conseguenze.
Il piano si basa su tre pilastri:
1 - 500 miliardi messi a disposizione dagli stati tramite prestiti
bilaterali ai paesi che eventualmente dovessero trovarsi in
difficolta’.
2 - altri 220 miliardi messi eventualmente a disposizione, in
caso di necessita’, dal FMI
3 - intervento della BCE sul mercato per acquistare titoli di
stato di paesi a rischio.
Tutto il piano, in questo momento, rappresenta comunque piu’
che altro un progetto, visto che nei fatti dei 500 miliardi previsti
al punto 1 solo 60 sono stati effettivamente resi disponibili e
sono i famosi miliardi di sostegno alla Grecia. Per gli altri
440, e’ previsto semplicemente che “saranno resi disponibili”,
ma da chi e se effettivamente ci sara’ la possibilita’ di metterli
sul piatto e’ ancora tutto da verificare (ed io sono abbastanza
scettico).
L’aspetto, invece, piu’ importante da considerare e’ proprio il
punto 3, il punto di cui forse i media hanno meno parlato.
La BCE, all’occorrenza, potra’ intervenire sul mercato per acquistare,
e quindi di fatto sostenere, i titoli di stato dei paesi a rischio. Su
questo intervento, non e’ stato posto alcun limite.
In sostanza, quindi, va ribadito che per ora il piano rappresenta
piu’ che altro un intento, mentre la maggiore “potenza di fuoco”
di tutto il piano sta proprio nell’intervento della BCE.
In altri termini, e’ molto probabile che tutto possa risolversi, per lo
piu’, in una grande e massiccia espansione di liquidita’ in area
euro.
L’andamento della valuta europea sembra prendere atto di questo.
Infatti, mentre le Borse hanno brindato al piano da lunedì, l’euro
dopo l’impennata iniziale è tornato a scendere e si trova ora
sotto il livello di venerdì scorso, prima cioè che il piano fosse
implementato e reso noto.
Cosa aspettarsi dopo il piano europeo
Nell’ultimo week-end, i ministri delle finanze dei paesi europei si
sono riuniti per fronteggiare la crisi che sta interessando l’Europa e
la sua valuta, l’euro.
Dall’incontro, terminato domenica in tarda notte, è uscito un piano
dalle dimensioni rilevanti. Circa 500 miliardi di euro che i paesi potrebbero
stanziare qualora ci fossero nuovi “attacchi speculativi” come quelli visti
contro la Grecia, altri 220 miliardi potenzialmente stanziabili dal FMI
e, infine, l’impegno della BCE di acquistare titoli di stato sul mercato
qualora ce ne fosse bisogno.
Dopo questo piano, salutato con euforia dalle Borse che lunedì hanno
tutte registrato rialzi record, cosa aspettarsi? Cosa è cambiato?
In primis, diciamo che come sempre è difficile prevedere il futuro ed
è difficile capire se quanto successo le scorse settimane fosse un eccesso
dei mercati e/o quanto, invece, sia veramente debole l’Europa.
Una cosa è certa, l’area ha molti problemi strutturali. La competitività è in
diminuzione, la crescita sempre molto lenta, molti debiti pubblici sono un peso
insostenibile per diversi paesi.
Il piano elaborato nell’ultimo week-end puo rappresentare una temporanea
assicurazione per i mercati, ma non va certo a risolvere questi problemi
strutturali.
L’intervento eventuale della BCE sul mercato, poi, potrebbe generare
distorsioni nel corretto prezzamento dei titoli dei singoli paesi sul mercato
e potrebbe alimentare l’inflazione, oltre che mantenere l’euro ancora debole.
Senza considerare che non sono convinto che i paesi dell’euro abbiano
veramente questa “potenza di fuoco” (500 miliardi di euro) da mettere
in campo.
Abbiamo visto le acque calmarsi e questo era sicuramente importante, ma
la crisi europea è tutt’altro che superata.
Come difendersi.
Come puo’ difendersi un investitore?
Ne ho già parlato negli ultimi post.
Uno dei modi migliori è di essere ben diversificati a livello internazionale.
I ribassi delle Borse hanno incrinato il trend rialzista dei mercati azionari
europei, ma non quello di Wall Street e di diversi mercati emergenti.
A livello internazionale credo che il Bull Market ciclico non sia ancora
terminato, quindi una buona esposizione su Nord America, Asia e mercati
emergenti dovrebbe continuare a pagare bene.
Inoltre, una certa diversificazione valutaria puo’ aiutare a difendersi dalla
debolezza dell’euro. Come scritto nell’ultimo post, il dollaro nel lungo
termine ha mille problemi, ma nell’immediato sembra un buon rifugio
per gli investitori internazionali.
Infine, oro ed azioni aurifere dovrebbero dare un’ottima protezione. In euro,
il metallo giallo sta aggiornando continuamente i suoi massimi.
Come sempre, le crisi spaventano, ma sono spesso anche fonte di buone
opportunità.
Un secondo “riparo” in questa crisi europea
La scorsa settimana ho scritto di un “porto sicuro” durante
questa tempesta finanziaria che nelle ultime settimane ha
investito le Borse, soprattutto quelle dell’area euro, a causa
della crisi della Grecia.
Questo porto sicuro è l’oro, che denominato in euro sta
registrando continui rialzi.
Oggi vediamo un altro riparo contro questa tempesta. Preferisco
chiamarlo riparo anzichè “porto sicuro” perché a mio avviso
è meno solido dell’oro e nel lungo termine potrebbe avere
problemi strutturali. Tuttavia, nell’immediato è una buona difesa.
Questo riparo è il dollaro.
Ricapitoliamo brevemente la situazione dell’area euro.
La Grecia ha avuto bisogno di un aiuto notevole per coprire il suo
fabbisogno finanziario. Gran parte di questo aituo è arrivato dagli
altri paesi europei ed il resto dal Fondo Monetario Internazionale.
In cambio degli aiuti, la Grecia dovrà implementare misure di forte
austerità e riequilibrio dei conti.
Personalmente, non credo che la Grecia riuscirà a generare le risorse
per ripagare questi debiti, ma al momento le previsioni non sono
rilevanti e lasciano il tempo che trovano, visto che ci muoviamo in
un terreno storicamente del tutto inesplorato.
Il punto rilevante è che, vada come vada, l’euro si è rivelato molto
meno solido di quanto sembrasse.
La Germania non riuscirà a tappare tutti gli eventuali “buchi” che si
creeranno nell’area, visto che dopo la Grecia anche il Portogallo
potrebbe aver bisogno di sostegno. Poi forse la Spagna e, chissà,
magari un domani l’Italia. Mentre per Grecia e Portogallo, date le
dimensioni, è possibile fare qualcosa, per la Spagna sarebbe molto
difficile, mentre per l’Italia praticamente impossibile, dato che parliamo
della terza economia dell’area euro, non molto più piccola rispetto alle
prime due (Francia e Germania).
Strutturalmente, l’euro ha una grande debolezza ed è destinato a svalutarsi.
Detto questo, è il caso di guardare l’altra faccia. Chi beneficerà della debolezza
dell’euro?
Ovviamente il dollaro.
Qui non bisogna fare errori e confusione. Il dollaro ha un’economia sottostante,
quella USA, che è ugualmente piena di problemi. Anche in America, alcuni
stati sono pressoché in bancarotta, il governo ha un deficit notevole e il debito
sta salendo. Ma in questo momento ci sono due cose che giocano a favore
del dollaro rispetto all’euro.
In primo luogo, il dollaro ha dietro la FED, che puo’ stampare quanto vuole.
L’America ha bisogno di finanziare 10 miliardi di dollari di deficit? La FED puo’
stampare quei soldi. Ci saranno poi problemi di inflazione, ma comunque possono
essere stampati tutti i dollari necessari.
Anche la BCE puo’ farlo (lo sta facendo e continuerà a farlo), ma con più
difficoltà. Non è detto che i tedeschi saranno sempre disposti ad accettare
una maggiore inflazione a causa della svalutazione della moneta dovuta ai
problemi di altri stati. E, ugualmente, potrebbero essere poco disposti ad
accettarlo altri paesi relativamente virtuosi (Olanda, Austria e, in parte, la
stessa Francia).
Secondo, il dollaro è la valuta di riserva mondiale. Negli ultimi anni, l’euro stava
togliendo una parte di questo ruolo al dollaro. Ma con i problemi attuali della
valuta europea, è probabile che “l’immagine” del dollaro ne uscirà rafforzata e
riguadagnerà, da questo punto di vista, buona parte di quanto perso negli scorsi
anni.
Detto tutto questo, il dollaro è stato un ottimo investimento in questo 2010, un
ottimo riparo. E probabilmente continuerà ad esserlo. Nel nostro servizio premium
Trend e Strategie di Investimento siamo dentro ormai da fine 2009. Non è, ovviamente,
la mia scelta numero uno come “riparo”, quella è l’oro, ma è la scelta numero due
e in un portafoglio diversificato c’è spazio per entrambi.
Nel marasma degli ultimi giorni, ecco un “porto sicuro”
Dopo mesi di calma sui mercati, in questi giorni sta
tornando altissima la volatilità.
Le Borse europee sono in forte discesa nelle ultime
giornate (ma già gli scricchiolii c’erano dalle scorse settimane),
con l’Italia e la Spagna che stanno pesantemente sottoperformando
il DAX tedesco. Ma anche i titoli di stato sono sotto pressione.
I titoli della Grecia, del Portogallo, della Spagna e dell’Italia sono
in forte discesa e i rendimenti in salita.
Le Borse americane tengono un po’ di più e per noi europei, se
fossimo investiti in titoli USA, andrebbe ancora meglio perchè il
forte apprezzamento del dollaro ridurrebbe l’entità della discesa.
In questa situazione, molti si chiedono dove investire.
Beh, abbiamo gia’ anticipato che i mercati USA e, in generale,
con valuta locale legata al dollaro o comunque in apprezzamento
sull’euro (questo comprende molti paesi emergenti) sono preferibili
rispetto a quelli europei. E, per chi vuole investire in Europa, investimenti
sul DAX sono da preferire rispetto ai mercati dei paesi piu’ sotto
pressione.
Sul reddito fisso, anche qui se si vuole rimanere in area euro occorre
andare sui titoli tedeschi. Rendono poco, ma in questi giorni sono
stati molto stabili.
C’è comunque un investimento che, in questo marasma generale,
si sta rivelando ancora una volta un “Safe Heaven”. Ovviamente,
si tratta dell’oro.
Nel 2008, mentre tutto scendeva, l’oro fu uno dei pochi investimenti
a chiudere l’anno in positivo (e una volta convertito in euro andò
ancora meglio).
Anche questa volta, l’oro sta tenendo molto bene. Nonostante il rafforzamento
del dollaro, la quotazione del metallo giallo sta tenendo benissimo. E denominato
in euro, l’oro sta aggiornando continuamente i suoi massimi.
Molti continuano a non spiegarsi e a non capire gli investimenti sull’oro. L’oro
non paga dividendi, non presenta trimestrali, non aumenta i suoi “earning”.
L’oro sta lì, è un metallo di scarso uso industriale. E tuttavia, dalla notte dei
tempi, è ritenuto elemento ideale per preservare valore.
E anche questa situazione lo sta mostrando. Per un investitore europeo, nelle
ultime settimane non c’è stato nulla di meglio che detenere oro. Ritengo che
la cosa sia destinata a continuare.
