Economia globale

E’ ora di comprare BTP?

I rendimenti sui titoli decennali italiani sono ormai intorno
a quota 7%.

Un tasso di rendimento piuttosto alto, che non si vedeva da
molto tempo e, soprattutto, hanno ormai uno spread di rendimento
eccezionalmente alto rispetto a quello degli investimenti free-risk.

Si tratta del famoso “spread” di cui ormai parlano tutti, quello
tra BTP e Bund, che ormai è oltre i 575 punti base (5,75%).

In molti, anche nella mia casella e-mail, mi stanno chiedendo
se non sia il caso di iniziare a comprare titoli italiani, anche
magari su scadenze abbastanza vicine (2-3 anni), che pure hanno
dei rendimenti molto alti.

La mia risposta attualmente è negativa.

Il rischio sui titoli italiani è che ci sia un default anche
magari parziale.

E’ difficile dire se questo si verificherà. L’Italia è un grande
paese e il suo default avrebbe ripercussioni su tutto il sistema
finanziario mondiale.

Io personalmente tendo a ritenere improbabile questa eventualita’,
eppure non mi sento di escludere totalmente questo “cigno nero”.

Inoltre, da un punto di vista di operatività la mia idea è di non
andare mai contro il trend. E attualmente il trend sui nostri titoli
è più che mai ribassista.

Personalmente, non toccherei i BTP prima di vedere una chiara inversione
al rialzo (e, di conseguenza, una riduzione dei rendimenti e degli
spread).

Nel mentre, continuo a ritenere il mercato azionario (diversificando
bene) preferibile come profilo rischio-rendimento. Alle attuali valutazioni,
i rendimenti potenziali possono essere ben superiori al 7% e il rischio,
a mio avviso, è persino inferiore rispetto ad un BTP.

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Troppe parole e pochi fatti in Europa

Questo e’ quanto ho scritto nell’ultima edizione del nostro
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Siamo reduci da una settimana dove l’Europa ha preso le tante
attese decisioni.

Prima di commentarle, vediamo i tre elementi portanti scaturiti
dai vari vertici:

1 – Taglio (haircut) del debito greco in mano alle banche private
di un 40% circa. Ora questo debito sarà pari al 60% del valore
originario, con un risparmio di circa 100 miliardi per la Grecia.

2 – Fondo salva stati (EFSF) potenziato, con la possibilità di
indebitarsi. Con l’uso della leva, l’EFSF potrà arrivare ad una
“potenza di fuoco” di circa 1000 miliardi.

3 – Ricapitalizzazione delle banche europee al fine di avere un
coefficiente patrimoniale del 9%.

Ognuna di queste decisione si porta dietro forse più interrogativi che
soluzioni.

In dettaglio:

decisione 1: anche dopo questo taglio è tutto da vedere che il debito
greco sia sostenibile. Infatti, il rapporto debito/PIL resterà intorno
al 120% e con le varie ondate di proteste il paese greco fa sempre più
fatica a riscuotere le imposte. Per dire, di recente è stata introdotta
una patrimoniale sugli immobili e per evitare che sia evasa viene messa
nella bolletta elettrica. Ma molti cittadini stanno togliendo gli addebiti
automatici e vanno a pagare la bolletta direttamente allo sportello, ma
solo con gli importi, appunto, del consumo elettrico e non quelli della
patrimoniale. I riscossori sono molto spesso solidali. Ma questo è solo
un esempio, ne esistono molti altri. Il deficit del paese resta alto e
non sarà facile implementare nuove imposte o nuovi tagli.

decisione 2: l’EFSF, nonostante la possibilità di indebitamento, potrebbe
essere insufficiente se dovesse intervenire per sostenere una grande
economia come Spagna o, peggio, Italia. E dovrebbe reperire le somme per
il debito presso la BCE, con conseguente vera e propria monetizzazione
del debito.

decisione 3: chi pagherà per gli aumenti di capitale necessari alle
banche? Il mercato potrebbe essersi stancato di finanziare gli istituti,
che ormai è dal 2008 che chiedono soldi ai loro soci senza erogare poi
adeguati dividendi (al più vengono erogati bonus agli amministratori).

I mercati hanno accolto comunque gli accordi in modo euforico, ma dopo
il “dire” è necessario che venga fuori anche il “fare” e questo sarà
il banco di prova per l’Europa.

In particolare, l’ultima frase è particolarmente importante.

Se in precedenza l’Europa si era mostrata scarsa anche nelle parole, negli
ultimi tempi almeno da questo punto di vista c’e’ stato qualche miglioramento.

Ma i mercati ormai chiedono anche fatti, non solo parole, e qui iniziano
i dolori.

Proprio ripercorrendo quando ho scritto nell’ambito della decisione 1, e’
subito arrivato il primo intoppo.

Il Primo Ministro greco ha infatti annunciato, ad inizio settimana, la
possibilita’ di mettere a referendum le richieste dell’Europa in cambio
dell’haircut.

E la cosa ha mandato i mercati a fondo.

In seguito, abbiamo avuto la smentita, ma la situazione resta tremendamente
fragile.

Personalmente, resto convinto che sara’ estremamente difficile per l’Europa
far seguire i fatti.

Di conseguenza, credo che dovremo prepararci al persistere della volatilita’
di questi giorni.

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Le decisioni dell’Europa

Fine settimana piuttosto importante quello appena trascorso, con il summit dei
capi di stato europei per prendere provvedimenti orientati a fronteggiare la
crisi dei debiti sovrani europei.
Incontri che sono poi proseguiti ieri, anche se le conclusioni restano
ancora molto fumose.

Per quanto riguarda il nostro paese, è stato chiesto dall’Europa un’accelerazione
delle misure orientati al contenimento del debito ed alla crescita economica.
Ma la presentazione di queste misure sta già incontrando dei problemi.

Sul fronte greco, probabilmente ci sarà un haircut del debito detenuto
dalle banche. Ma l’entità dello stesso ancora non è chiaro.

Insomma, per ora credo che restiamo sempre nell’ambito delle parole, mentre gli
interventi concreti sono ancora tutti da decifrare e forse persino da definire.

Quello che è certo è che per ora non ci sarà una monetizzazione del debito,
dato che Berlino al momento si è opposta alla trasformazione in banca del Fondo
Salva-Stati e alla possibilità, da parte di quest’ultimo, di accedere alla
liquidità della BCE. Ma anche qui non è detto che finirà così.

I mercati dopo il forte rally delle scorse settimane hanno vissuto delle
giornate interlocutorie. Giornate molto volatili, ma che tra rialzi e ribassi hanno
lasciato i mercati più o meno sugli stessi livelli.

A livello generale e macroeconomico stiamo sicuramente vivendo tempi interessanti
e cruciali. Ed anche i movimenti di protesta che si stanno sviluppando un po’ in
tutto il mondo, dagli “Indignati” europei ad “Occupy Wall Street” negli USA,
lo dimostrano.

Sicuramente tutto questo, a mio avviso, porterà a dei cambiamenti di qualche tipo.

Chi si occupa di investimenti si sta quindi sbizzarrendo nel fornire proposte e
soluzioni su come proteggersi da potenziali “tempi difficili”.

Da chi raccomanda l’oro e i metalli preziosi a chi suggerisce l’acquisto di pezzi
di terra ed allevamenti, con un conseguente ritorno nelle campagne, fino a chi
propone soluzioni di autosussistenza ancora più spinte.

L’oro, lo sanno bene i lettori di vecchia data, mi piace molto, ma deve restare
sempre nell’ambito di un’asset allocation ben bilanciata. Il tutto senza eccedere.

Circa le altre soluzioni, beh, queste presuporrebbero il venir meno della divisione
del lavoro e quindi una notevole caduta generale degli standard di vita ben oltre
quello che stiamo vivendo oggi. Molto oltre.

Ed in tal caso, credo che questi investimenti sarebbero inutili se non accompagnati
anche da adeguati investimenti (economici ed organizzativi) in sistemi di difesa
delle proprie proprietà (quindi armi, ma anche aggregazioni in comunità, perchè
nessuno singolarmente può pensare di difendersi da moltiplici attacchi esterni).

Personalmente non ritengo probabili questi scenari.

Vivremo tempi difficili, è molto probabile che andremo incontro ad un “deleverage”
più evidente. Questo comporterà anche una fase di solo moderata inflazione se
non addirittura leggera deflazione (seppur temporanea).

Ma a mio avviso ci sono altri tipi di investimenti che possono proteggerci bene.

Ma questo sarà materia di prossimi post.

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Non contiamo troppo sulla ricchezza privata per risolvere il problema del debito pubblico

In questo post vorrei parlare di un tema molto discusso ultimamente
e legato ai problemi di finanza pubblica del nostro paese.

Sto parlando di un’eventuale patrimoniale e del fatto che l’Italia può
contare su un’elevata ricchezza privata dalla quale, eventualmente,
attingere per risanare i conti.

Sebbene non sia errato pensare questo, perché effettivamente la ricchezza
delle famiglie è piuttosto alta, a mio avviso la storia è molto diversa ed
ora cercherò di spiegarvi il perché.

Il punto di partenza sono i numeri.

Partiamo dal bollettino della Banca d’Italia, che è scaricabile a questo
link: http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf

Dal bollettino, risulta che la ricchezza lorda delle famiglie ammontava
(nel 2009) a 9448 miliardi. Di questa, circa 5886 miliardi di euro sono in
attività reali (immobili, terreni, macchinari industriali, ecc…; il grosso,
ovviamente, è in immobili, che rappresentano l’82% della ricchezza reale),
mentre 3562 miliardi sono in attività finanziarie, che comprendono liquidità
in c/c bancari e postali, azioni, obbligazioni, titoli di stato, ecc…

Nell’ambito della ricchezza finanziaria, la componente liquida è pari al 30%,
quindi parliamo di circa 1070 miliardi. Questa voce, come vedremo, sarà molto
importante.

A fronte di questo, il debito pubblico è pari a circa 1.900 miliardi di euro.

Come si vede, alla fine di tutto la ricchezza delle famiglie italiane è pari a
quasi 5 volte il debito pubblico, quindi effettivamente, se davvero ce ne fosse
bisogno e non si potesse fare altrimenti, attingendo alla ricchezza privata si
potrebbe tagliare notevolmente e addirittura ripagare il debito pubblico.

Giusto?

A mio avviso non è così.

Iniziamo dicendo una cosa e cioè che una eventuale patrimoniale su larga scala
per ridurre il debito si paga con risorse liquide.

Non si può pagare l’eventuale patrimoniale con immobili, azioni, obbligazioni.
Lo Stato chiede il pagamento con risorse liquide perché il debito deve essere
rimborsato con risorse liquide.

Se un soggetto per poter pagare l’eventuale patrimoniale deve vendere un
immobile o delle azioni, le comprerà qualcun altro che cederà le proprie
risorse liquide in cambio ad esempio di un immobile.

A transazione conclusa, il soggetto alienante avrà meno immobili e più liquidità,
mentre l’acquirente avrà meno liquidità e più immobili. Ma nel complesso, a livello
di paese, la ricchezza delle famiglie italiane avrà sempre lo stesso valore
dell’immobile e lo stesso valore di liquidità e lo Stato sempre dallo stesso stock
potrà attingere.

Per rendere meglio l’idea, ipotizziamo che ci sia una famiglia Alfa che detiene
tutte le ricchezze non liquide (immobili, azioni, ecc…) ed una famiglia Beta
che detiene tutte le risorse liquide. Beta, ritornando al bollettino
della Banca d’Italia, avrebbe circa 1070 mld, mentre Alfa 8.378 mld.

Ma se Alfa dovesse vendere tutto il suo patrimonio reale, senza acquirenti
dall’estero potrebbe vendere solo a Beta e Beta al massimo può pagare 1070 mld.

Quindi, in realtà è questa la vera somma da cui, eventualmente, si potrà attingere
dalle famiglie italiane per ripagare il debito.

Il resto è una ricchezza “contabile”, calcolata a valori di mercato, ma i valori
di mercato possono cambiare notevolmente se vengono messi in vendita stock molto
alti a fronte di una domanda stabile o in discesa.

Per la precisione, lo stato può contare su:

1 – Titoli di stato in mano alle famiglie italiane (perché trattasi, eventualmente,
di partita di giro)
2 – Risorse liquide delle famiglie italiane
3 – Eventuali acquirenti esteri di asset italiani venduti

Il punto 1 ammonta a circa 188 miliardi di euro. E’ questa la quota di debito
italiano detenuto dalle famiglie.

Altri 550 miliardi sono poi detenuti da banche e assicurazioni, ma questi a mio
avviso non possono essere considerati perché banche ed assicurazioni sono soggetti
attivi, per loro stessa attività, sul mercato dei titoli di stato ed eventuali prelievi
da questa fonte andrebbero a ridurre la loro capacità di sottoscrivere nuovi titoli
e comunque sono soggetti che molto facilmente potrebbero cedere i titoli dalle loro
strutture italiane e riacquistarli con le loro strutture societarie estere.

Il punto 2 ammonta, come detto, a 1070 miliardi.

Il punto 3 è ignoto, ma se volumi elevati di beni vengono messi sul mercato,
anche gli stranieri probabilmente aspetterebbero per spuntare i prezzi migliori.

Il punto essenziale, comunque, è che eventuali patrimoniali di 3-400 miliardi che
alcuni “eminenti” esperti hanno recentemente proposto e considerato sostenibili
perché tanto rappresentano solo il 3-4% della ricchezza italiana, in realtà porterebbero
via alle famiglia il 30-40% della loro ricchezza liquida, che è l’unica da cui si può
prontamente attingere, mentre il resto è solo ricchezza contabile e se viene meno la
liquidità generale degli acquirenti è destinata a scendere notevolmente di valore.

Più in generale, questo discorso si riallaccia al fatto che, come scrivevo tempo fa,
il debito dell’Italia e quello di gran parte dei paesi occidentali è in realtà impagabile
e può solo crescere. L’unica cosa che si può fare è tenerne sotto controllo la crescita e
farlo via via scendere in rapporto percentuale al PIL nominale.

Il rapporto può scendere nel tempo tramite una combinazione di pareggio di bilancio e
moderata inflazione monetaria che svaluti progressivamente il valore reale del debito.

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La crisi è grave, ma il mondo non finirà

Nei mesi di luglio e agosto, a seguito dei veri e
propri crolli dei mercati, sono molti gli analisti
che ipotizzano scenari apocalittici.

Del resto, le news sono tali che aspettative negative
sono ampiamente comprensibili.

Tuttavia, vorrei far presente quanto scritto da Buffett
nella sua ultima lettera del febbraio 2011:

“Il denaro si muove dove ci sono opportunità e in America
ci sono molte opportunità. I commentatori oggi parlano
di “grande incertezza”, ma in passato non è certo stato
diverso. Nel 1941, nell’ottobre del 1987, ecc…
Non importa quanto il mondo sia tranquillo in un certo
momento, il futuro è sempre incerto. Durante la mia
carriera, i politici ed i commentatori hanno sempre
avvisato dell’imminente catastrofe, ma nonostante
questo oggi viviamo 6 volte meglio di quando sono nato.
Il potenziale umano è ben lontano dall’essere esaurito.
Così come nel passato, anche oggi i giorni migliori
dell’America non sono andati, ma sono davanti a noi.”

Parole eccessivamente ottimiste, forse, ma è innegabile
che abbiano un fondo di verità.

Il ragionamento di Buffett non è errato e quanto dice
per l’America credo possa valere quantomento per
l’intero Occidente.

I rischi sono sempre presenti, ma anche il potenziale
umano è vivo e vegeto e non smetterà certo di creare,
inventare, costruire.

Molti in questo periodo si stanno difendendo dall’incertezza
comprando titoli obbligazionari e di stato.

Ma la crisi dei debiti sovrani ha mostrato che anche i
titoli di stato ritenuti “free risk” non sono poi così
free risk.

Comprare obbligazioni va bene nei limiti in cui queste
siano parte del proprio portafoglio diversificato nella
misura stabilita dalla propria asset allocation.

Ma aumentare ora la quota di obbligazioni nella propria
asset allocation solo perchè si ha paura lo ritengo
sbagliato, anche perché molti titoli di stato sono a mio
avviso addirittura in bolla (in particolare quelli USA e
tedeschi).

Per contro, ci sono azioni stabili, con business solido
e provato, che hanno rendimenti da dividendi persino
superiori a quelle dei titoli di stato, cosa che negli
ultimi 25-30 anni è accaduta molto raramente.

In questo stato di cose, credo sia buona cosa approfittare
degli storni e dei cali dei mercati per costruire la
propria posizione azionaria.

Ovviamente, non tutte le azioni reggeranno bene se ci sarà
una nuova recessione o, peggio, un drastico cambiamento nel
sistema occidentale. Migliaia, forse persino milioni di
business falliranno

Ma credo anche che le corporations grandi, diversificate
geograficamente, solide finanziariamente e che pagano bene
i propri azionisti saranno ancora qui tra 20, 30, 50 anni
e anzi potrebbero addirittura approfittare della crisi per
aumentare il loro divario con la concorrenza.

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Correzione sull’oro?

Torniamo con gli articoli free di Educazione Finanziaria dopo la
pausa estiva ed iniziamo con il tema dell’oro.

Durante i ribassi degli indici azionari degli ultimi mesi, l’oro è
stato sicuramente l’investimento che ha retto meglio. Da inizio
luglio ad oggi la crescita del metallo giallo è stata del 26%,
sovraperformando enormemente il mercato azionario.

Il rischio è che sull’oro si stia generando una situazione simile
a quella dell’argento di qualche mese fa e quindi, dopo questa
forte crescita, non è da escludere una correzione.

Personalmente non credo che questa correzione rischi di compromettere
il Bull Market di lungo termine sull’oro, ma nel breve potrebbe essere
saggio togliere qualcosa “dal tavolo”.

Il discorso vale soprattutto per chi è molto esposto sul metallo
giallo, con allocazioni superiori al 15-20% del capitale totale.
Sotto questo livello, invece, un’eventuale correzione potrebbe
essere usata per accumulare.

Attualmente, c’è già stata una correzione dai massimi nell’ordine
del 5% circa. Questa correzione, a mio avviso, dovrebbe diventare
ancora più ampia. Quindi, quando saranno in molti a dire che la
“bolla dell’oro” è ormai scoppiata, il rialzo dovrebbe riprendere.

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Vincere incertezza e volatilita’ con i metalli preziosi

Siamo reduci da alcune delle giornate piu’ volatili degli
ultimi anni. Anzi, forse di tutta la storia dei mercati.

L’Europa sta affrontando la sua piu’ grave crisi finanziaria,
laquale potrebbe mettere a rischio la stessa sopravvivenza
dell’euro, mentre gli USA per la prima volta hanno perso la
tripla A.

Anche se ora le acque si sono un po’ calmate (ed era ora!),
le fondamenta dell’attuale sistema finanziario sono tutt’altro
che solide e sono diverse (e giustificate) le preoccupazioni
per i prossimi mesi. L’autunno potrebbe essere molto movimentato.

In questa fase di incertezza, i chiari vincitori sono i metalli
preziosi, dato che storicamente questi investimenti sono visti
come “safe heaven” nei momenti difficili.

In particolare, l’oro ha ora fatto nuovi massimi ed ha rotto
importanti resistenze.

Il metallo giallo sta attirando l’attenzione di molti. Per la prima
volta nella sua storia ha superato il prezzo del platino, che pure
sta andando piuttosto bene.

In questo momento, ci sono persino diverse voci che rilanciano per
un nuovo gold standard, visto che molti si sono accorti che le “fiat
valute” sono troppo instabili e possono essere “prodotte”, quindi
inflazionate, con estrema facilita’.

L’oro, invece, essendo una riserva di valore “fisica”, non ha questo
problema. Molti governi e banche centrali di paesi piccoli e grandi
stanno aumentando l’importazione di oro per diversificare ulteriormente
le loro riserve.

Il portafoglio del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento
e’ da sempre molto investito in oro e suggerisco a tutti di tenere una
buona allocazione su questo metallo anche per i prossimi mesi.

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