Economia globale

Mobius sulla crisi europea

Mark Mobius è uno dei più importanti gestori al
mondo, oltre che uno di quelli di maggior successo.

Mobius è direttore esecutivo del Templeton Emerging Markets
Group, un insieme di fondi di investimento incentrati sui
mercati emergenti.

Il motivo per cui oggi vi parlo di Mobius è che questo
gestore ha recentemente affermato che la crisi europea
sarà definitivamente superata entro giugno.

Infatti, Mobius ritiene un’ottima mossa l’iniezione di liquidità
che la BCE ha recentemente effettuato a favore del sistema
bancario europeo. La più grande iniezione della sua storia.

Una mossa che dovrebbe permettere di alleviare non poco le
tensioni che ci sono sul mercato dei bond governativi e,
a poco a poco, dovrebbe consentire di risolvere definitivamente
queste tensioni.

Il tutto da qui a giugno.

Mobius non è uno che parla a caso e sicuramente le sue parole
sono di incoraggiamento. In ogni caso, la crisi europea resta
ancora grave e problematica, per cui nonostante tutto non è
certo il caso di abbassare la guardia.

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L’intervento della BCE

La scorsa settimana è stata particolarmente importante,
perchè ha vist l’intervento della BCE a sostegno del
sistama bancario europeo.

Tecnicamente, l’intervento si è presentato nel modo seguente.

La BCE ha fornito finanziamenti illimitati per la durata di
3 anni ed al tasso dell’1% alle banche richiedenti.

Queste, in cambio, dovevano mettere dei titoli a garanzia.

Le banche italiane hanno creato direttamente “in casa” i
titoli da mettere a garanzia sfruttando il recente
“Decreto Salva Italia”, il quale, per permettere questa
operazione, ha fornito la propria garanzia governativa
sui titoli emessi dalle banche. A questo punto, le banche
hanno usato i titoli garantiti per ottenere i finanziamenti
delle BCE.

Per capire la dimensione dell’operazione, le richieste sono
state complessivamente pari a 490 miliardi di euro e questo
è anche solo il primo degli interventi previsti, dato che
un’operazione simile è già in calendario per la fine di
febbraio.

Quello che è chiaro è che la BCE ha ora intrapreso la stessa
strada della FED per risolvere l’attuale crisi. La strada
dell’espansione monetaria.

Una strada che, se si vuole preservare l’attuale sistema, è
forse attualmente l’unica. Anzi, data la crisi in corso e la
sua entità, le dimensioni dell’intervento sono forse ancora
troppo piccole e bisognerebbe espandere di più la liquidità.

Infatti, è ormai chiaro che questa crisi è una crisi
prevalentemente bancaria prima ancora che economica
e/o industriale. Nel nostro sistema di moneta “fiat”, il credito
è essenziale per alimentare l’attività economica ed il
continuo aumento della “droga” negli ultimi decenni rende ancora
più importante l’espansione.

Di fatto, oggi non solo il sistema economico va in enorme
difficoltà in caso di distruzione di massa monetaria (in
senso ampio, quindi compreso il credito), ma si trova spiazzato
anche in caso di massa stabile o che cresce in modo insufficiente.

E, almeno in Europa, la massa monetaria si sta riducendo. Inoltre,
all’interno dell’area non tutti i paesi sono uguali.

Con la caduta dei titoli sovrani dei paesi PIIGS, sostanzialmente
in questi paesi la massa monetaria si sta distruggendo, con tutte
le conseguenze che stiamo vedendo. L’Italia è un caso emblematico.

Da noi la massa monetaria sta subendo un continuo calo da diversi
mesi, a causa delle sempre maggiori insolvenze, delle perdite sui
titoli di stato che subiscono le banche quando si trovano a dover
liquidare i propri titoli di stato e per il fatto che queste non
stanno praticamente più concedendo credito.

Una situazione, questa, che non ha facile soluzione se non
o il cambio dell’attuale sistema, o una forte iniezione di “droga
monetaria” che non solo compensi le perdite delle banche sui
titoli sovrani, ma che faccia arrivare loro la liquidità necessaria
per iniziare a concedere di nuovo credito.

In un prossimo post vedremo meglio queste due soluzioni.

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Lo storno dell’oro

La scorsa settimana abbiamo visto una forte correzione
sull’oro e sui metalli preziosi.

Molti si sono chiesti perchè, in questa fase di incertezza,
l’oro abbia stornato in modo così repentino, considerando che
esso è spesso considerato un buon asset per proteggersi nelle
fasi di incertezza.

Il punto è che se vediamo quanto successo nel 2008, anche
allora, quando si manifestarono i problemi e ancora non era
chiara la possibile soluzione che le autorità politiche e
monetarie avrebbero intrapreso, l’oro stornò e anche in modo
pesante.

Solo quando le soluzioni furono sul tavolo e si iniziò
l’espansione monetaria decisa con il “Quantitative Easing”,
l’oro iniziò una forte fase rialzista.

Comunque vedremo se lo storno sarà, come nel 2008, qualcosa
di temporaneo, o se, invece, è l’inizio di un vero e proprio
cambio di trend.

Questa settimana la situazione sembra essersi un po’ stabilizzata
e quindi dovrebbe essere più probabile il primo scenario.

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Un buon investimento contro incertezza e volatilità

Negli ultimi due post ho elencato alcune tipiche
domande di questo periodo e le relative possibili
risposte.

Alla fine, ho anche presentato alcuni pro e contro
di vari tipi di investimento.

Oggi voglio presentare un ulteriore investimento che,
a mio avviso, è uno dei migliori, in questa fase,
per proteggersi dalla crisi e, soprattutto, dalla
volatilità.

Il consiglio è questo:

“Comprate il meglio!”

Azioni (o al limite obbligazioni) di Coca Cola, McDonalds,
Microsoft, Intel, Colgate, Procter & Gamble, Philip
Morris, IBM, Apple, General Mills, ma anche nomi europei
come Bayer, BASF, Nestlè, metto anche l’italiana Luxottica.

Sono solo alcuni nomi.

Molti di queste aziende sono leader di settore ed è questo
che dovete cercare: “Il leader”.

Se ci sarà crisi globale, prima che crollerà il leader dovrà
sparire tutto il settore. Non che sia impossibile, ma molto
improbabile.

Molti di questi nomi (quelli americani, ovviamente) c’erano ai tempi
della Grande Depressione e sopravvissero. Altri hanno comunque retto
bene a periodi molto difficili.

Se anche dovesse esserci il crollo dell’euro, il default dell’Italia,
ecc…, molte di queste aziende sono convinto che resterebbero in piedi.

Ovviamente non sto dicendo che, in questo caso, crescerebbero del 100%.
Anzi, probabilmente perderebbero, ma comunque meno di altri investimenti
alternativi e dovrebbero riprendersi meglio.

Ripeto, società leader, multinazionali, grandi, efficienti, solide.

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Domande e Risposte – parte 1

La situazione attuale, molto critica, volatile e, soprattutto, piuttosto
nuova dal punto di vista storico, genera molte paure ed interrogativi.

Nel corso degli ultimi mesi ho ricevuto diverse domande dai vari
abbonati alla mia newsletter premium Trend e Strategie di Investimento
e nel corso di due post vorrei riassumere queste domande e le relative
risposte.

Iniziamo oggi con le prime tre e poi ne vedremo altre tre in un successivo
post.

Domanda: Come proteggere la liquidità in questo momento? In banca è sicura?

Risposta: in tempi normali il denaro in banca è relativamente sicuro. In
questi tempi in cui c’è un rischio di default del sistema bancario, è indubbio
che il rischio c’è. E non è possibile nemmeno dire se è più sicura
questa o quella banca. Valutare un bilancio bancario è molto complesso (spesso
persino per chi lo redige) e in ogni caso il sistema finanziario è così
interconnesso che anche una banca solida può andare in default in caso di
fallimenti sistemici.

Inoltre, se non erro con il deposito bancario in c/c la proprietà del denaro
passa alla banca, mentre il risparmiatore ha un diritto di credito verso la
stessa. In caso di default, quindi, si sarebbe creditori privilegiati,
ma se non c’è nulla da liquidare…
Per contro, c’è sempre la garanzia Fondo per la Tutela dei Depositi fino ad
un certo ammontare, ma se salta qualcosa come Unicredit o Intesa credete che
ci siano risorse a sufficienza?
Un passo migliore rispetto al detenere liquidità in c/c è detenere fondi/ETF
di liquidità. Questi investono in titoli statali a brevissimo. Possono subire
perdite in caso di default importanti (es. Italia), ma se dovesse
fallire la banca non dovrebbero darvi problemi perchè voi li detenete in
banca in semplice deposito, ma la proprietà resta vostra. Ho comunque usato
il condizionale perchè potrebbero esserci problemi o tempi tecnici prima di
riuscire a rientrarne in possesso.
Il contante, alla fine, è la soluzione migliore per certi versi. Attenzione,
però, che da tempo il fisco tiene d’occhio i prelievi “sostanziosi”. Se, per
dire, ritirate 20-30.000 euro o più in poco tempo, potreste finire sotto
controllo. Inoltre, considerate che se alla fine non succederà nulla ma voi
subite una rapina in casa, il risultato sarà ben peggiore di un default.
Un’alternativa è diversificare. Un po’ di contante (per 6-12 mesi di spese),
un po’ di c/c, qualche fondo monetario.

Domanda: può esser euna buona idea detenere valute estere come dollari, franchi
o yen?

Risposta: sì. Diversificare per valuta è cosa buona sempre ed ora ancora di più.
Il dollaro resta la valuta di riserva mondiale. Può scendere, ma difficilmente
rischierà di scomparire come, inutile dirlo, sta rischiando di fare l’euro. Per
quanto riguarda lo yen, ci si può non credere, ma è una delle valute più forti
degli ultimi 10 anni, mentre il franco svizzero mantiene comunque il suo status
di “safe heaven”.
Se detenuti su banche italiane ci sono comunque sempre alcuni dei rischi
considerati nella domanda precedente.

Domanda: è conveniente portare i soldi in Svizzera?

Risposta: tutti gli italiani ricordano il prelievo dai c/c fatto dal governo
Amato nel ’92. I meno giovani perchè lo subirono, i più giovani perchè ne
hanno sentito parlare. La ritengo una cosa davvero ignobile ed è normale che a
distanza di quasi 20 anni resti questa paura.
Un conto in Svizzera è la cosa migliore per proteggersi da un evento del genere.
E anche per proteggersi da un eventuale default del paese.
Ma valutate bene i costi. Se il paese va in default, con connesso crollo del
sistema bancario, o aspettate che questo torni a funzionare, o dovrete recarvi
fisicamente in Svizzera per prendere il contante.
Se delocalizzati legalmente, probabilmente non sfuggirebbero ad una patrimoniale.
In altri termini, tutto dipende dall’entità dei vostri risparmi. Ritengo che
oltre 2-300.000 di capitale in deposito presso una banca detenerne una quota in
un paese sicuro puo’ essere una buona cosa. Per piccoli patrimoni (sotto i
50.000 euro) credo siano costi inutili. A questo punto meglio un po’ di
contante e altro indicato nella precedente domanda.

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Situazione tecnica precaria

Nelle ultime giornate si e’ un po’ calmato l’attacco
all’Italia, con lo spread nei confronti del bund tedesco
che e’ rientrato leggermente e sembra essere tornato
stabilmente sotto i 500 punti.

Tuttavia la tensione nell’area euro resta piuttosto alta
e i mercati hanno messo sotto attacco la Spagna e, da
qualche settimana, iniziano a pressare anche la Francia.

Infatti, ora anche lo spread francese sta salendo e questo
sicuramente non è una buona notizia nell’ottica di una
soluzione dei problemi dell’area.

Per quanto riguarda i mercati, questi restano deboli.

La scorsa settimana sia l’indice europeo DJ Eurostoxx50, sia
l’indice USA S&P500, si sono “appoggiati” tecnicamente
su supporti molto importanti (la media mobile a 50 giorni).

Purtroppo, lo scivolone di oggi ha portato gli indici sotto
questo supporto e questo non lascia ben sperare.

Personalmente ritengo che, con l’accortenza di evitare il
settore bancario/finanziario, sostanzialmente in “cancrena”,
il valore delle azioni sia sufficientemente basso e favorevole
per l’investimento in azioni.

Ma spesso, il semplice “valore” non e’ sufficiente per evitare
uletriori discese.

Quello che serve per avere una conferma che il peggio e’ passato
e’ la fine del trend ribassista e l’inizio di un trend rialzista.

Ed il trend al rialzo, purtroppo, e’ cio’ che al momento manca.

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Nuovi spread crescono

Fino ad ora, e’ stata l’Italia ad essere al centro delle
cronache finanziarie.

Con un debito pubblico tra i maggiori al mondo, l’economia
che ristagna e una situazione di governo pressoche’
immobilizzata, non e’ stato difficile per i mercati
attaccare il debito italiano.

Se a questo si aggiunge una forte incertezza (se non una
scarsa volonta’) da parte dell’Europa nelle decisioni,
il quadro per i ribassisti è stato quasi perfetto.

Ora c’è stato un cambio di governo che sembra riscuotere
la fiducia dei mercati. Non che lo spread si sia ridotto
di molto, ma quantomeno ha smesso di salire e sembra esserci
un po’ di calma. Per ora.

Ma i mercati non restano a guardare e non amano stare con le
mani in mano.

E dopo l’Italia, stanno tornando ad occuparsi della Spagna,
il cui spread è tornato a salire.

E, soprattutto, iniziano a guardare alla Francia.

Fino ad ora ritenuta, tra i grandi paesi, uno di quelli “forti”
insieme alla Germania, ora anche lo spread francese sta salendo
in modo preoccupante.

Se gli operatori hanno tremato (e ancora tremano) sul problema
Italia, è difficile immaginare cosa succederà se i problemi
diventeranno Italia + Spagna + Francia.

La crisi dei debiti sovrani europei è ancora ben lontana dalla
soluzione.

E a mio avviso, la soluzione non potrà che essere una monetizzazione
da parte della BCE, pena una vera e propria dissoluzione dell’euro.

Vedremo.

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