Banche Centrali

Lo storno dell’oro

La scorsa settimana abbiamo visto una forte correzione
sull’oro e sui metalli preziosi.

Molti si sono chiesti perchè, in questa fase di incertezza,
l’oro abbia stornato in modo così repentino, considerando che
esso è spesso considerato un buon asset per proteggersi nelle
fasi di incertezza.

Il punto è che se vediamo quanto successo nel 2008, anche
allora, quando si manifestarono i problemi e ancora non era
chiara la possibile soluzione che le autorità politiche e
monetarie avrebbero intrapreso, l’oro stornò e anche in modo
pesante.

Solo quando le soluzioni furono sul tavolo e si iniziò
l’espansione monetaria decisa con il “Quantitative Easing”,
l’oro iniziò una forte fase rialzista.

Comunque vedremo se lo storno sarà, come nel 2008, qualcosa
di temporaneo, o se, invece, è l’inizio di un vero e proprio
cambio di trend.

Questa settimana la situazione sembra essersi un po’ stabilizzata
e quindi dovrebbe essere più probabile il primo scenario.

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Domande e Risposte – Parte 2

Proseguiamo con la seconda ed ultima parte della nostra serie di
domande e risposte.

Domanda: quale banca sta meglio e quindi da preferire e quale peggio
e quindi da evitare?

Risposta: ritengo questo quesito del tutto superfluo. Il sistema finanziario
è così interconnesso che in caso di evento shock una banca che ora sembra a
rischio potrebbe salvarsi (perchè magari poco esposto a tale evento), mentre
altre che oggi sembrano sicure salvarsi. In generale, tutto il sistema bancario
è in cancrena.

Domanda: se volessi detenere strumenti in valuta, quali strumenti usare?

Risposta: fondi monetari, obbligazioni in valuta, conti in valuta o all’estero.
Se detenuti presso una banca italiana e questa dovesse fallire, potreste avere
dei problemi tecnici, ma la legge dice che sono strumenti di vostra proprietà
ed in semplice custodia, quindi in tempi più o meno lunghi dovreste essere in
grado di disporne. Il discorso non vale in caso di conti in valuta, che seguono
lo stesso concetto dei depositi in euro.

Domanda: dovrei comprare casa, è un buon momento per fare un mutuo o meglio
aspettare?

Risposta: in questo momento è una domanda pressochè superflua.
Il problema non è quando fare il mutuo, ma se si riuscirà a farlo. Le banche
stanno chiudendo i rubinetti. Il diktat dall’alta direzione degli istituti è
di rientrare da ciò che è in essere e di erogare con estrema parsimonia
(leggi, evitare di erogare). Comunque, se avete la fortuna di essere tra i
pochi affidabili e di lavorare con un istituto che continua ad erogare, forse
meglio attendere perchè ora gli spread sono molto ampi. Data la situazione e
la congiuntura, o calano gli spread, o crollano i prezzi. In entrambi i casi,
si dovrebbero fare migliori affari sull’immobiliare tra qualche tempo.

Domanda: ricapitolando, come proteggersi? Oro, contante, immobili…?

Risposta: brevemente, alcuni pro e contro dei vari investimenti.

- Oro/Preziosi di carta (ETC): Pro: bassi costi di gestione, buona performance
in caso di tensione sui mercati. Contro: gli emittenti nei fatti potrebbero
non detenere tutto l’oro del NAV ma solo una percentuale.
- Oro fisico: pro: è tangibile, preserva valore, lo vedete, lo toccate, è
vostro. Contro: costa mantenerlo, assicurarlo, è a rischio rapina.
- Contante: Pro: finchè ha corso legale è ottimo, è vostro, nessuno ve lo
tocca. Contro: se cessa la valuta potrebbe non valere nulla, se cambia valuta
sono l’Italia potrebbero requisirlo, rischio rapina, rischio che il fisco vi
metta gli occhi addosso se prelevate grosse cifre.
- Immobili: Pro: è comunque un bene tangibile, le quattro mura, accada quel
che accada, restano. Contro: è facilmente tassabile (e lo sarà), costa
mantenerlo, in un paese vecchio e stagnante come il nostro probabilmente si
apprezzerà poco e renderà poco se messo a reddito. Inoltre, la bolla potrebbe
non essere ancora del tutto smaltita.
- Obbligazioni: Pro: pochi; se di buon emittente garantisce il capitale e un
rendimento. Contro: in caso di credit crunch prolungato la qualità di molti
emittenti calerà notevolmente, così come i default; c’è ancor auna bolla
sulle obbligazioni (soprattutto su quelle governative dei paesi ritenuti
sicuri).
- Delocalizzazione/Depositi su conti esteri: Pro: mette relativamente al
riparo in caso di default del paese, oggi aprire un conto estero è comunque
abbastanza facile. Contro: se il sistema bancario del paese va in default
potrebbero esserci problemi a rimpatriare fino a che le banche non tornano
operative, in caso di patrimoniale difficilmente si sfuggirebbe, per il
resto non molti.

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Domande e Risposte – parte 1

La situazione attuale, molto critica, volatile e, soprattutto, piuttosto
nuova dal punto di vista storico, genera molte paure ed interrogativi.

Nel corso degli ultimi mesi ho ricevuto diverse domande dai vari
abbonati alla mia newsletter premium Trend e Strategie di Investimento
e nel corso di due post vorrei riassumere queste domande e le relative
risposte.

Iniziamo oggi con le prime tre e poi ne vedremo altre tre in un successivo
post.

Domanda: Come proteggere la liquidità in questo momento? In banca è sicura?

Risposta: in tempi normali il denaro in banca è relativamente sicuro. In
questi tempi in cui c’è un rischio di default del sistema bancario, è indubbio
che il rischio c’è. E non è possibile nemmeno dire se è più sicura
questa o quella banca. Valutare un bilancio bancario è molto complesso (spesso
persino per chi lo redige) e in ogni caso il sistema finanziario è così
interconnesso che anche una banca solida può andare in default in caso di
fallimenti sistemici.

Inoltre, se non erro con il deposito bancario in c/c la proprietà del denaro
passa alla banca, mentre il risparmiatore ha un diritto di credito verso la
stessa. In caso di default, quindi, si sarebbe creditori privilegiati,
ma se non c’è nulla da liquidare…
Per contro, c’è sempre la garanzia Fondo per la Tutela dei Depositi fino ad
un certo ammontare, ma se salta qualcosa come Unicredit o Intesa credete che
ci siano risorse a sufficienza?
Un passo migliore rispetto al detenere liquidità in c/c è detenere fondi/ETF
di liquidità. Questi investono in titoli statali a brevissimo. Possono subire
perdite in caso di default importanti (es. Italia), ma se dovesse
fallire la banca non dovrebbero darvi problemi perchè voi li detenete in
banca in semplice deposito, ma la proprietà resta vostra. Ho comunque usato
il condizionale perchè potrebbero esserci problemi o tempi tecnici prima di
riuscire a rientrarne in possesso.
Il contante, alla fine, è la soluzione migliore per certi versi. Attenzione,
però, che da tempo il fisco tiene d’occhio i prelievi “sostanziosi”. Se, per
dire, ritirate 20-30.000 euro o più in poco tempo, potreste finire sotto
controllo. Inoltre, considerate che se alla fine non succederà nulla ma voi
subite una rapina in casa, il risultato sarà ben peggiore di un default.
Un’alternativa è diversificare. Un po’ di contante (per 6-12 mesi di spese),
un po’ di c/c, qualche fondo monetario.

Domanda: può esser euna buona idea detenere valute estere come dollari, franchi
o yen?

Risposta: sì. Diversificare per valuta è cosa buona sempre ed ora ancora di più.
Il dollaro resta la valuta di riserva mondiale. Può scendere, ma difficilmente
rischierà di scomparire come, inutile dirlo, sta rischiando di fare l’euro. Per
quanto riguarda lo yen, ci si può non credere, ma è una delle valute più forti
degli ultimi 10 anni, mentre il franco svizzero mantiene comunque il suo status
di “safe heaven”.
Se detenuti su banche italiane ci sono comunque sempre alcuni dei rischi
considerati nella domanda precedente.

Domanda: è conveniente portare i soldi in Svizzera?

Risposta: tutti gli italiani ricordano il prelievo dai c/c fatto dal governo
Amato nel ’92. I meno giovani perchè lo subirono, i più giovani perchè ne
hanno sentito parlare. La ritengo una cosa davvero ignobile ed è normale che a
distanza di quasi 20 anni resti questa paura.
Un conto in Svizzera è la cosa migliore per proteggersi da un evento del genere.
E anche per proteggersi da un eventuale default del paese.
Ma valutate bene i costi. Se il paese va in default, con connesso crollo del
sistema bancario, o aspettate che questo torni a funzionare, o dovrete recarvi
fisicamente in Svizzera per prendere il contante.
Se delocalizzati legalmente, probabilmente non sfuggirebbero ad una patrimoniale.
In altri termini, tutto dipende dall’entità dei vostri risparmi. Ritengo che
oltre 2-300.000 di capitale in deposito presso una banca detenerne una quota in
un paese sicuro puo’ essere una buona cosa. Per piccoli patrimoni (sotto i
50.000 euro) credo siano costi inutili. A questo punto meglio un po’ di
contante e altro indicato nella precedente domanda.

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Nuovi spread crescono

Fino ad ora, e’ stata l’Italia ad essere al centro delle
cronache finanziarie.

Con un debito pubblico tra i maggiori al mondo, l’economia
che ristagna e una situazione di governo pressoche’
immobilizzata, non e’ stato difficile per i mercati
attaccare il debito italiano.

Se a questo si aggiunge una forte incertezza (se non una
scarsa volonta’) da parte dell’Europa nelle decisioni,
il quadro per i ribassisti è stato quasi perfetto.

Ora c’è stato un cambio di governo che sembra riscuotere
la fiducia dei mercati. Non che lo spread si sia ridotto
di molto, ma quantomeno ha smesso di salire e sembra esserci
un po’ di calma. Per ora.

Ma i mercati non restano a guardare e non amano stare con le
mani in mano.

E dopo l’Italia, stanno tornando ad occuparsi della Spagna,
il cui spread è tornato a salire.

E, soprattutto, iniziano a guardare alla Francia.

Fino ad ora ritenuta, tra i grandi paesi, uno di quelli “forti”
insieme alla Germania, ora anche lo spread francese sta salendo
in modo preoccupante.

Se gli operatori hanno tremato (e ancora tremano) sul problema
Italia, è difficile immaginare cosa succederà se i problemi
diventeranno Italia + Spagna + Francia.

La crisi dei debiti sovrani europei è ancora ben lontana dalla
soluzione.

E a mio avviso, la soluzione non potrà che essere una monetizzazione
da parte della BCE, pena una vera e propria dissoluzione dell’euro.

Vedremo.

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I mercati non sembrano rassicurati da Monti, per ora.

La scorsa settimana si è conclusa con le dimissioni di
Silvio Berlusconi dalla carica di Primo Ministro italiano,
dopo che il paese era finito al centro dell’attenzione dei
mercati finanziari, che avevano portato lo spread tra
BTP e Bund a livelli superiori al 5% e i rendimenti oltre
il 7%.

Ora l’esecutivo è in mano a Mario Monti, che formerà un governo
composto pressochè di soli tecnici.

Raramente ho scritto note politiche su questa newsletter, ma
mai come questa volta l’Italia è stata importante per i mercati
finanziari.

Le prime bettute non vedono una netta inversione di marcia di
spread e rendimenti dei BTP, segno che i mercati sono ancora
preoccupati.

Il paese ha grandi problemi. Un problema di debito e di conti pubblici.

Ma prima di tutto un problema di crescita. Se il paese crescesse, senza
esagerare, del 2-3% l’anno per un decennio, già con un semplice
pareggio di bilancio sarebbe possibile abbattere di molto il rapporto
debito/PIL.

Ma attualmente, questi livelli di crescita sono un miraggio.

L’Italia da diverso tempo fa fatica a crescere oltre l’1%. E una
recessione nel mondo e in Europa sembra alle porte.

Grandi speranze di vedere una crescita maggiore non ci sono.

Nel nostro sistema monetario, iniezioni di liquidità ed espansioni
monetarie favoriscono i consumi e la crescita.

E sempre nel nostro sistema monetario, la moneta non è solo quella
cartacea o elettronica.

Anche i titoli di stato ed il credito sono moneta.

Ora, però, in Italia i titoli di stato dovranno diminuire (per
ridurre il debito) e il credito bancario è in rallentamento, anzi
probabilmente in calo. E questo da tempo.

In altri termini, in Italia abbiamo, al momento, una vera e propria
deflazione monetaria. E’ una cosa che c’è ovunque in Europa (e anche
in USA, forse), siamo sicuramente in fase di “deleverage”. Ma in
Italia la cosa è probabilmente accentuata.

E questo sicuramente non favorirà la crescita.

Forse avremo delle giornate di calo della volatilità, ma a mio avviso
credo che avremo ancora diversi colpi di scena in questa crisi.

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Troppe parole e pochi fatti in Europa

Questo e’ quanto ho scritto nell’ultima edizione del nostro
servizio premium Trend e Strategie di Invesrimento:

Siamo reduci da una settimana dove l’Europa ha preso le tante
attese decisioni.

Prima di commentarle, vediamo i tre elementi portanti scaturiti
dai vari vertici:

1 – Taglio (haircut) del debito greco in mano alle banche private
di un 40% circa. Ora questo debito sarà pari al 60% del valore
originario, con un risparmio di circa 100 miliardi per la Grecia.

2 – Fondo salva stati (EFSF) potenziato, con la possibilità di
indebitarsi. Con l’uso della leva, l’EFSF potrà arrivare ad una
“potenza di fuoco” di circa 1000 miliardi.

3 – Ricapitalizzazione delle banche europee al fine di avere un
coefficiente patrimoniale del 9%.

Ognuna di queste decisione si porta dietro forse più interrogativi che
soluzioni.

In dettaglio:

decisione 1: anche dopo questo taglio è tutto da vedere che il debito
greco sia sostenibile. Infatti, il rapporto debito/PIL resterà intorno
al 120% e con le varie ondate di proteste il paese greco fa sempre più
fatica a riscuotere le imposte. Per dire, di recente è stata introdotta
una patrimoniale sugli immobili e per evitare che sia evasa viene messa
nella bolletta elettrica. Ma molti cittadini stanno togliendo gli addebiti
automatici e vanno a pagare la bolletta direttamente allo sportello, ma
solo con gli importi, appunto, del consumo elettrico e non quelli della
patrimoniale. I riscossori sono molto spesso solidali. Ma questo è solo
un esempio, ne esistono molti altri. Il deficit del paese resta alto e
non sarà facile implementare nuove imposte o nuovi tagli.

decisione 2: l’EFSF, nonostante la possibilità di indebitamento, potrebbe
essere insufficiente se dovesse intervenire per sostenere una grande
economia come Spagna o, peggio, Italia. E dovrebbe reperire le somme per
il debito presso la BCE, con conseguente vera e propria monetizzazione
del debito.

decisione 3: chi pagherà per gli aumenti di capitale necessari alle
banche? Il mercato potrebbe essersi stancato di finanziare gli istituti,
che ormai è dal 2008 che chiedono soldi ai loro soci senza erogare poi
adeguati dividendi (al più vengono erogati bonus agli amministratori).

I mercati hanno accolto comunque gli accordi in modo euforico, ma dopo
il “dire” è necessario che venga fuori anche il “fare” e questo sarà
il banco di prova per l’Europa.

In particolare, l’ultima frase è particolarmente importante.

Se in precedenza l’Europa si era mostrata scarsa anche nelle parole, negli
ultimi tempi almeno da questo punto di vista c’e’ stato qualche miglioramento.

Ma i mercati ormai chiedono anche fatti, non solo parole, e qui iniziano
i dolori.

Proprio ripercorrendo quando ho scritto nell’ambito della decisione 1, e’
subito arrivato il primo intoppo.

Il Primo Ministro greco ha infatti annunciato, ad inizio settimana, la
possibilita’ di mettere a referendum le richieste dell’Europa in cambio
dell’haircut.

E la cosa ha mandato i mercati a fondo.

In seguito, abbiamo avuto la smentita, ma la situazione resta tremendamente
fragile.

Personalmente, resto convinto che sara’ estremamente difficile per l’Europa
far seguire i fatti.

Di conseguenza, credo che dovremo prepararci al persistere della volatilita’
di questi giorni.

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Le decisioni dell’Europa

Fine settimana piuttosto importante quello appena trascorso, con il summit dei
capi di stato europei per prendere provvedimenti orientati a fronteggiare la
crisi dei debiti sovrani europei.
Incontri che sono poi proseguiti ieri, anche se le conclusioni restano
ancora molto fumose.

Per quanto riguarda il nostro paese, è stato chiesto dall’Europa un’accelerazione
delle misure orientati al contenimento del debito ed alla crescita economica.
Ma la presentazione di queste misure sta già incontrando dei problemi.

Sul fronte greco, probabilmente ci sarà un haircut del debito detenuto
dalle banche. Ma l’entità dello stesso ancora non è chiaro.

Insomma, per ora credo che restiamo sempre nell’ambito delle parole, mentre gli
interventi concreti sono ancora tutti da decifrare e forse persino da definire.

Quello che è certo è che per ora non ci sarà una monetizzazione del debito,
dato che Berlino al momento si è opposta alla trasformazione in banca del Fondo
Salva-Stati e alla possibilità, da parte di quest’ultimo, di accedere alla
liquidità della BCE. Ma anche qui non è detto che finirà così.

I mercati dopo il forte rally delle scorse settimane hanno vissuto delle
giornate interlocutorie. Giornate molto volatili, ma che tra rialzi e ribassi hanno
lasciato i mercati più o meno sugli stessi livelli.

A livello generale e macroeconomico stiamo sicuramente vivendo tempi interessanti
e cruciali. Ed anche i movimenti di protesta che si stanno sviluppando un po’ in
tutto il mondo, dagli “Indignati” europei ad “Occupy Wall Street” negli USA,
lo dimostrano.

Sicuramente tutto questo, a mio avviso, porterà a dei cambiamenti di qualche tipo.

Chi si occupa di investimenti si sta quindi sbizzarrendo nel fornire proposte e
soluzioni su come proteggersi da potenziali “tempi difficili”.

Da chi raccomanda l’oro e i metalli preziosi a chi suggerisce l’acquisto di pezzi
di terra ed allevamenti, con un conseguente ritorno nelle campagne, fino a chi
propone soluzioni di autosussistenza ancora più spinte.

L’oro, lo sanno bene i lettori di vecchia data, mi piace molto, ma deve restare
sempre nell’ambito di un’asset allocation ben bilanciata. Il tutto senza eccedere.

Circa le altre soluzioni, beh, queste presuporrebbero il venir meno della divisione
del lavoro e quindi una notevole caduta generale degli standard di vita ben oltre
quello che stiamo vivendo oggi. Molto oltre.

Ed in tal caso, credo che questi investimenti sarebbero inutili se non accompagnati
anche da adeguati investimenti (economici ed organizzativi) in sistemi di difesa
delle proprie proprietà (quindi armi, ma anche aggregazioni in comunità, perchè
nessuno singolarmente può pensare di difendersi da moltiplici attacchi esterni).

Personalmente non ritengo probabili questi scenari.

Vivremo tempi difficili, è molto probabile che andremo incontro ad un “deleverage”
più evidente. Questo comporterà anche una fase di solo moderata inflazione se
non addirittura leggera deflazione (seppur temporanea).

Ma a mio avviso ci sono altri tipi di investimenti che possono proteggerci bene.

Ma questo sarà materia di prossimi post.

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