Borse, Oro e Dollaro quando i tassi scendono - EF Report 186
Posted on Ottobre 24, 2007
Filed Under Oro Commodity e Peak Oil, Forex e Valute, Tassi e Obbligazioni, Mercati Azionari
Ieri abbiamo parlato di rapporto €/$ e del suo possibile futuro. Oggi
andiamo avanti sul tema del cambio osservando, dal punto di vista storico,
se effettivamente quando la FED abbassa i tassi il biglietto verde si
indebolisce. E andremo avanti osservando le reazioni di Borse ed oro al
taglio dei tassi.
Il concetto base è questo: la FED taglia i tassi, il dollaro scende, le Borse
salgono e l’Oro sale. Ma la realtà non è proprio così.
Una recente statistica ha studiato le reazioni quando la FED taglia i
tassi dopo un periodo di rialzi o di stazionarietà. Il risultato è un po’
sorprendente:
Ad un anno dal taglio, l’indice Dow Jones è salito mediamente del 19%,
il dollar index del 5%, mentre l’oro, dopo un anno, registra un -5%.
Il primo risultato non è sorprendente. Lo sappiamo tutti che tassi più bassi
rendono meno convenienti le obbligazioni rispetto alle azioni e quindi i
capitali si spostano verso l’azionario. Come vi dico spesso, il mercato monetario
guida quello azionario.
Il secondo risultato invece, contraddice il “dire comune”. Tassi più bassi
dovrebbero spingere il dollaro verso il basso. Invece, ad eccezione di un
caso, il 1984, il taglio dei tassi ha portato ad un rialzo del biglietto verde.
Magari poi nel lungo termine (soprattutto se i tassi continuano a scendere), la
moneta americana si indebolisce, ma la reazione immediata al taglio, lo dice
la storia, non è un crollo ma un recupero. Io ho una mia spiegazione, ma prima
vediamo il terzo risultato.
Comunemente si pensa che un taglio dei tassi dovrebbe spingere l’oro verso
l’alto. L’oro non produce rendimenti, non paga dividendi, non esce con i
risultati trimestrali. E’ un metallo che ha una domanda e un’offerta. Una volta
acquistato, se non siete un gioielliere, se ne sta lì senza far nulla. Ha quindi un
costo-opportunità. Se i tassi sono alti, il mancato guadagno sulle risorse
investite in oro rappresenta questo costo.
Quando i tassi scendono, il costo opportunità si riduce. La logica suggerirebbe
un rialzo dell’oro, come reazione al minor costo opportunità. La storia mostra
che accade l’esatto contrario, almeno nei primi 12 mesi. Anche in questo caso
ho la mia spiegazione, che è la stessa di prima.
I mercati anticipano.
Il motivo per cui il dollaro sale invece di scendere e l’oro scende invece di salire,
è, a mio avviso, perché i mercati tendono ad anticipare i fatti.
L’oro generalmente sale sulla notizia che ci potrà essere un taglio dei tassi. Il taglio
avviene spesso dopo che ci sono state delle difficoltà economiche o degli shock
monetari come quello visto questa estate. Gli operatori, sapendo questo, tendono
ad anticipare la cosa e ai primi segni di crisi economica o di shock finanziari iniziano
a comprare oro.
Allo stesso modo, il dollaro al momento del taglio dei tassi già incorpora nella
sua quotazione questa possibilità e quindi gli operatori sono già posizionati di
conseguenza. O con portafogli pieni di valuta estera, o con posizioni short sul
dollaro.
Riguardo all’azionario, il motivo per cui credo che il taglio dei tassi spinga le
quotazioni verso l’alto anche dopo che esso si è materializzato è che un taglio dei
tassi offre alle azioni un vantaggio strutturale.
Non solo le azioni diventano più convenienti delle obbligazioni. Migliorano gli utili
(minori oneri finanziari), aumenta la propensione all’indebitamento delle imprese
(con possibilità di sfruttare la leva finanziaria e di migliorare ulteriormente i profitti)
e aumentano anche i capitali presi a prestito per investire in azioni, soprattutto dai
gruppi di controllo e dai grandi azionisiti (operazioni straordinarie).
Attenzione quindi al recente taglio della FED. Come detto ieri, nel breve non
è detto che vedremo il dollaro subire un crash. Potremo persino vedere un
recupero del biglietto verde. Per il lungo termine, le differenze sui tassi potranno
invece avere un ruolo importante e spingere il biglietto verde ancora verso il
basso.
Inoltre, in questo frangente non mi priverei di una quota d’oro. Magari nel
breve potrebbe anche esserci una pausa, dopo la robusta crescita degli ultimi
tre/quattro mesi. Ma i rischi nel sistema finanziario sono molti e se la FED (e la
BCE) reagiranno con continue iniezioni di liquidità, allora potremo vedere
l’oro molto molto in alto nel medio/lungo periodo.
Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!
- Cina, India e le altre economie emergenti stanno “deindustrializzando”
Italia, Europa ed USA. - L’aumento dei tassi della BCE renderanno più costoso il tuo mutuo.
- Il petrolio oltre i 60$ rende la tua bolletta più onerosa.
- La delocalizzazione è realtà in molti settori lavorativi.
Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione
Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…
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Comments
25 Responses to “Borse, Oro e Dollaro quando i tassi scendono - EF Report 186”
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Trovo un altro articolo dopo quello di ieri sul Dollaro e torno ad intervenire…
Sul rapporto tra tassi Fed e Dollaro ho recentemente svolto un’analisi statistica di lungo termine che evidenzia una ridotta dipendenza dell’andamento del biglietto verde rispetto al livello dei tassi, sia nella storia, che negli ultimi anni.
http://ac-finanza.investireoggi.it/come-reagisce-il-dollaro-agli-interventi-della-fed-133.html
Quanto all’oro, non ho miei approfondimenti da fornire, ma mi sembra che ci siano motivazioni di crescita strutturali piuttosto che legate alla dinamica dei tassi USA.
Completamente d’accordo, infine, sulle considerazioni relative all’equity.
Saluti
Anche in questa circostanza mi vedo d’accordo con il maestro Roberto.
Mico farò parte anch’io della scuola austriaca?
Speriamo di no, perchè col tedesco sono messo male…
Beh, oggi la scuola Austriaca parla molto anche inglese, visto che la sede del Mises Institute è negli USA
Ecco con l’inglese me la cavo decisamente meglio
Una curiosità:
il mercato sta scontando un calo dei tassi fed al 4,5 (xsonalmente lo avevo messo in conto subito dopo il calo di 0,5 di settembre).
Nell’impotesi che il calo sia di un altro 0,5 (attualmente prevista con solo il 20% di probabilità), quale per voi lo strumento che massimizzerebbe i guadagni nella stessa giornata della comunicazione del fomc?
Mi trova d’accordo, anche se ritengo che questa volta l’oro probabilmente non scenderà: dinamiche di tasso decrescenti e contemporanee spinte inflazionistiche più o meno latenti rappresentano il terreno più fertile per la crescita delle quotazioni dell’oro.
Ne approfitto per chiedere a Lei e ai vari partecipanti al forum quale sia la vostra considerazione sui CERTIFICATE emessi sul mercato da vari emittenti ed in particolare i fattori di rischio e di opportunità
@renzo
io preferisco l’etf gbs.
il maestro mi aveva anche consigliato i certificate quantum agganciati al dollaro per sfruttare la caduta del dollaro rispetto all’euro.
a me è sembrata un’ottima idea e x il omento si sta rivelando tale
la mia domanda riguardante i certificate era una domanda generica (non relativa al sottostante gold).
molti criticano i certificate e le obbligazioni strutturate: volevo solo sapere se a ragione o a torto….
No, le critiche sono spesso molto fondate. Certificati strutturati e obbligazioni strutturate servono, nel 99% dei casi, solo a far guadagnare chi li vende. Stare lontani.
Fanno eccezione molti “investment certificate, che replicano fedelmente il sottostante relativo. E, a mio avviso, solo per quello che non è coperto dagli ETF. E con gli ETF che ci sono in giro, è poca la roba che non è coperta.
Questo è il mio punto di vista.
Personalmente sulle obbligazioni strutturate sono neutro. Vanno capite bene, tutto qui.
Di volta in volta e in funzione degli scenari economici alcune sono interessanti e altre x nulla.
Tutto dipende dall’evoluzione dei mercati e dalle relative prospettive.
Proprio x questo genere di caratteristica hanno una volatilità superiore alle obligazioni tradizionali e si prestano bene al trading, ma occorre conoscere bene le regole della strutturazione e i vari comportamenti in funzione dei relativi scenari.
che differenza c’è tra investment certificate e gli altri strutturati?
A parte le problematiche connesse alla struttura dell’indicizzazione (spesso complessa) e quella relativa ai costi di emissione, quali reali altri limiti hanno?
Beh, Renzo a parte i costi di emissione e la complessità degli strumenti… per il resto quasi nulla. Ma se a te sembra poco…
Quasi tutto quello che viene strutturato può essere realizzato da ogni investitore con strumenti più semplici ed efficienti.
Gli investment sono certificti simili agli ETF che replicano fedelmente il sottostante. Per questo sono molto buoni (sempre che non ci siano ETF con medesimo sottostante) e comunque meglio dei strutturati. Anche qualche certificato con leva può essere buono, purché sia semplice, chiaro e comprensibile. Quando iniziano ad esserci barriere, rendimenti elevati garantiti ma solo se un titolo del paniere non scende sotto l’x% ecc… allora meglio star lontani.
Roberto, la sua considerazione è una considerazione molto diffusa ma chi la esprime normalmente non entra nello specifico a spiegare le eventuali criticità tipiche di tali strumenti e si limita a dire “statene lonatani”. Quindi non ho ancora capito NEL CONCRETO dove stiano queste criticità anche nel caso ci trovassimo di fronte ad una inidicizzazione su titoli con eventuale presenza di livelli di barriera. Infatti se la formula matematica che sta alla base dell’indicizzazione dello strutturato fosse, anche se complicata, una formula comprensibile all’investitore, non vedo la ragione per la quale l’investitore dovrebbe poi starsene alla larga.
Scusa, ma io sono entrato nel concreto e nello specifico. Ho detto che sono prodotti in primis costosi. Perché pagare il 5% di commissione (esplicita o implicita) quando posso pagare l’1%, il 2%, il 3%.
E la complessità degli strumenti che ho citato (anzi, che tu avevi già citato)? Perché per arrivare ad una destinazione devo prendere 10 traverse quando ne posso prendere solo 2?
Qui non si tratta solo di capirne la complessità. si tratta del fatto che anche comprendendola, ci si rende conto che lo stesso risultato può essere realizzato in modo + semplice ed efficente.
Ripeto: non esiste strutturato il cui obiettivo non possa essere ottenuto con strumenti più semplici e meno costosi.
Se vuoi fammi l’esempio di uno strumento e, compatibilmente con i miei tempi, ti farò vedere come realizzare la stessa cosa o qualcosa di simile o, nella maggior parte dei casi, di meglio, con altri metodi.
Un esempio in collocamento:
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Emittente: Deutsche Bank / X-market certificates
Data emissione: 27 novembre 2007;
Durata massima: 3 anni ( scadenza il 29 novembre 2010 con possibile scadenza anticipata il 27 novembre 2008 o il 27 novembre 2009);
Titoli di riferimento: ENI, FIAT, ENEL, GENERALI;
Quotazione iniziale: valore dei titoli di riferimento al 23 novembre 2007;
Rendimento:il rendimento ottenibile è legato all’andamento dei titoli di riferimento nel seguente modo:
se il 27 novembre ’08 i titoli di riferimento avranno una quotazione pari o superiore a quella iniziale:
il certificato scade e rimborsa a 109,9 (+9,5%),
altrimenti stacca la prima cedola del 9,5% e prosegue;
se il 27 novembre ’09 i titoli di riferimento avranno una quotazione pari o superiore a quella iniziale:
il certificato scade e rimborsa a 109,5 (+9,5%),altrimenti stacca una cedola del 9,5% (la seconda) e prosegue;
il 29 novembre ’10 (scadenza del certificato):
- se, nei 3 anni di durata, nessun titolo non ha mai registrato perdite pari o superiori al 48% del suo valore iniziale: il certificato rimborsa il capitale investito e paga la terza cedola del 9,5%;
- se, invece, nei 3 anni di durata, almeno un titolo ha registrato perdite pari o superiori al 48% del suo valore iniziale: il certificato rimborsa il capitale con un rendimento che sarà pari al rendimento ottenuto dal titolo che ha performato meno (in questo caso il capitale potrebbe essere non garantito).
altro esempio: trattasi di una precedente emissione Deutsche Bank, fatta quando vi era un livello di tassi più basso dell’attuale (quindi di conseguenza minori margine in capo alla banca da spendere in opzioni: oggi un titolo del genere potrebe avere dei plus migliori)
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Periodo di collocamento: dal 27 luglio al 01 settembre 2006;
Data emissione: 4 settembre 2006;
Durata massima: 4 anni e tre mesi (scadenza: 17 dicembre 2010);
Trattamento fiscale: la ritenuta fiscale è pari al 12,50% del rendimento ottenuto;
Indice di riferimento: DJEurostoxx 50;
Indice Iniziale: valore del DJEurostoxx 50 il 4 settembre 2006;
Barriera protettiva: 60% dell’indice iniziale;
Rendimento: il rendimento ottenibile a scadenza è legato all’andamento dell’indice di riferimento come di seguito specificato:
se, nel durante, l’indice di riferimento ha raggiunto variazioni negative superiori al 40%:
il certificato a scadenza rimborsa al valore finale dell’indice (in questo caso il capitale potrebbe essere non garantito).
esempio: se DJEurostoxx50 = + 45% il certificato scade a 145 (+45%)
se DJEurostoxx50 = -41% il certificato scade a 59 (-41%);
se, nel durante, l’indice di riferimento non ha mai raggiunto variazioni negative superiori al 40%:
il certificato a scadenza riconosce una performance positiva pari al 100% della variazione (sia positiva che negativa) dell’indice di riferimento rispetto al valore iniziale dello stesso.
esempio: se DJEurostoxx50 = +45% il certificato scade a 145 (+45%)
se DJEurostoxx50 = -39% il certificato scade a 139 (+39%)
Iniziamo col primo certificate.
Tu puoi avere tre situazioni nel corso dei tre anni: mercato toro, mercato orso e mercato laterale.
Iniziamo dal mercato toro: se il mercato sale, ci sono buone probabilità che i titoli avranno un valore superiore a quello iniziale. Così il certificato scade e tu ottieni una cedola del 9,50% (ipotizzando una sottoscrizione a 100). Per carità, non male a prima vista. Ma se il mercato è toro non credi che ci siano buone possibilità che essi mediamente diano di più? Insomma, se il mercato è toro, il certificato non è molto attraente. Questa situazione ti è sfavorevole. Non ti permette di partecipare in pieno al Toro.
Mercato Orso. Se il mercato è Orso, ci sono buone probabilità che i titoli avranno valori minori di quelli iniziali e che riuscirai a portare tutto a scadenza. Se nessuno dei titoli ha ottenuto -48% o più viene rimborsato capitale + 9,50%. E questo è positivo. Questo scenario ti è favorevole. Però attenzione, perché se uno dei titoli fa -48% allora ti viene rimborsato il rendimento del titolo che ha ottenuto meno. Non siamo pessimisti e diciamo che dopo il -48% il titolo peggiore recupera e chiude a -35%. Alla fine, comprese tutte le cedole incassate e il rimborso finale (che in questo caso sarebbe 65), rischi di andare sotto. Questo scenario di orso pesante su un titolo non è positivo.
Sul mercato laterale c’è poco da dire: è lo scenario più favorevole a questo prodotto
Complessivamente, gli scenari favorevoli sono 2 (Laterale e Orso leggero). Quelli sfavorevoli 2 (Orso pesante e Laterale).
in sostanza, con questo prodotto guadagni in caso di mercati poco mossi, perdi (o manchi dei guadagni) se i mercati crescono o perdono molto.
Però puoi guadagnare massimo il 9,50%. Mentre puoi benissimo perdere, il capitale non è garantito, la perdita potenzialmente potrebbe essere anche elevata (pensa se uno dei titoli dovesse chiudere a -50/60%).
Come puoi realizzare un risultato migliore allo stesso modo?
Comprando i singoli titoli e delle connesse opzioni put o al limite dei Covered Warrant Put (che sono più inefficienti delle opzioni). Tutti prodotti quotati alla Borsa Italiana. Non serve neanche operare su mercati esteri.
Se il mercato sale molto, ti becchi tutti i guadagni, al netto dei costi delle opzioni, che mediamente sono dal 2 al 5% e con l’incasso dei dividendi puoi persino coprire il costo delle opzioni.
In caso di Orso, pesante o leggero che sia, le opzioni ti copriranno interamente. L’unico costo che sostieni è quello delle opzioni (ancora, possono essere più che compensati dai dividendi). Qui il capitale è veramente garantito.
Sia in caso di Toro che di Orso, questa strategia è superiore all’altra.
Al limite, il certificato può essere preferibile in caso di mercato laterale, ma bisogna vedere cosa significa mercato laterale. Anche un laterale che fa registrare una crescita media del 5-6% l’anno (non è certo un mercato toro) potrebbe essere preferibile la strategia delle opzioni perché con i dividendi vai oltre il 9,5%.
Inoltre, ti faccio notare come in un arco temporal di tre anni il mercato laterale è un’ipotesi piuttosto remota. In tre anni, in genere o si sviluppa un toro o un orso. Il laterale è roba che dura 6, 9, massimo 12 mesi.
Il secondo certificato è semplice e già più interessante.In caso di Orso o Toro pesanti, partecipi interamente al risultato (in positivo o negativo). Senza differenze rispetto ad un ETF. Però attenzione perché non incassi i dividendi. Può sembrare poco, ma in più di quattro anni i dividendi dello Stock50 sono oltre al 10%.
Quindi, se tu pensi comunque che possa esserci un mercato al rialzo o uno al ribasso di oltre il 40%, un ETF è comunque migliore.
L’unico caso in cui il certificato è superiore è in caso di Orso lieve.
Anche in questo caso, due scenari su tre sono sfavorevoli al certificato. Ancora, hai le probabilità contro.
Se però ritieni probabile un ribasso lieve allora questo certificato è migliore rispetto ad una strategia realizzata con gli ETF.
Anche in questo caso però un appunto. In quattro anni, le probabilità di qualche cosa di “lieve” sono abbastanza basse. O si sviluppa qualcosa di sostenuto verso l’alto o qualcosa verso il basso.
Non mi ricordo se l’eurostoxx è un indice a capitaliazzazione degli interessi o meno..
Comunqe sia faccio notare alcune cose:
1) una perdita del 40% su un indice ampio come l’eurostoxx non è un evento così probabile;
2) l’earning prospettico sull’eurostoxx non è certo: può anche dimunuire (come aumentare)
3) un’eventuale discesa dell’indice potrebbe essere indicatrice di earning in diminuzione; in tal caso sommerei l’eventuale disagio (in caso di mancata copertura) dovuto alla perdita sull’indice alla dimunuzione dei dividendi incassati.
Considerazioni analoghe potrebbero essere fatte in relazione al primo strutturato.
In sostanza quel che mi preme sottolineare è che: 1)il dato di conoscibilità (o prevedibilità) dei risultati è con questi strutturati ben superiore rispetto a quello che caratterizza l’operatività alternativa suggerita.
2) se misurassimo la volatilità delle 2 diverse tipologie di investimento (quella degli strutturati e quella operatività alternativa suggerita) tale volatilità sarebbe abbastanza differente
3) conseguentemente (per i punti 1 e 2) le 2 operatività sono sicuramente differenti: quella proposta non è una reale alternativa, avendo caratteristiche di rischio/rendimento differenti.
Convengo con il relatore che gli strutturati essendo strumenti complessi possono essere pericolosi per chi non li sa adeguatamente interpretare; convengo con il relatore sul fatto che possono altresì essere strumenti poco trasparente e molto costosi e quindi più interessanti per le banche che per il risparmiatore;
non convengo sul fatto, purtroppo molto frequente, di fare di tutta un’erba un fascio e di esprimere giudizi assoluti quando dovrebbero essere solo relativi.
Colgo comunque l’occasione per fare i miei complimenti a questa rubrica di estrema utilità per il risparmiatore.
Renzo, intanto ti ringrazio per i complimenti e ti voglio far notare una cosa.
Nell’operatività da me suggerita sul primo strumento hai un rendimento minimo certo (non puoi perdere più del costo delle opzioni e con l’incasso dei dividendi quasi sicuramente copri questo costo, quindi hai un vero capitale protetto) mentre il rendimento massimo è potenzialmente illimitato (seppur sempre “drenato” dal costo delle opzioni).
Sul certificato che mi hai segnalato hai invece un rendimento massimo definito, mentre il rendimento minimo, o meglio la perdita possibile è incerta.
Mi chiedo, oggettivamente, perché non convieni che è meglio la prima opzione rispetto alla seconda. Perché ritieni preferibile una perdita incerta contro un rendimento massimo definito anzichè una perdita minima definita (e bassa) contro un rendimento massimo potenzialmente illimitato?
Sul secondo certificato ti ho già detto che non è da buttare e può essere interessante. E’ difficile una perdita del 40%? Sì, ma non è esclusa (vedi i mercati durante l’ultimo Orso). Perché altrimenti se si guarda alla probabilità che un evento si verifichi bisogna anche ammettere che i ribassi sono rapidi e si sviluppano nell’arco di uno/due anni a dir tanto, mentre su periodi più lunghi sono più probabili dei rialzi. E in fase di rialzo, come ti ho detto il certificato perde contro un normale ETF.
Nonostante questo, ribadisco, non mi sento di buttare del tutto il certificato sull’Eurostock.
Primo certificato: mercato discendente ma senza particolari catastrofi (potrebbe essere l’ipotesi più probabile) in cui uno o più titoli ad esempio oscilli nella fascia da -10% a -48%:
sul certificato avrò guadagnato un 28,5%,
sulla operatività da te suggerità guadagnerò si e no un 10%, quindi 1/3 del rendimento dello strutturato, pari ai dividendi incassati dedotto il costo dell’opzione. La discesa relativa o forte del mercato (anche se non catastrofica) potrebbe essere l’evento prospettico più probabile e in tutti e 2 i casi il certificato si dimostrerebbe più remunerativo.
Non sto in pratica dicendo che l’operatività da te suggerita sia migliore o peggiore dico solo che è diversa e quindi non perfettamente confrontabile.
Se fossi un investitore con un orrizzonte temporale di 3 anni, che non si accontenta del 3% offerto dai titoli di stato, e pervenissimo da un lungo mercato orso, opterei per l’operatività da te suggerita, ma considerando che ritengo invece che siamo alla fine di un mercato toro (magari con una ulteriore gamba di rialzo) sinceramente opterei il certificato.
Renzo, il mondo della finanza e degli investimenti è bello perché è vario. altrimenti avrebbero ragione quelli che parlano di teoria dei mercati efficienti. E io non credo abbiano ragione.
Io tra una strategia che mi da perdite limitate o quasi nulle e guadagni illimitati ed una che mi da un guadagno limitato e una perdita potenzialmente illimitata preferisco la prima. Tu evidentemente no, perché ritieni che il vantaggio del certificato in caso di mercato negativo ma non troppo più che compensa l’inferiorità del prodotto negli altri due scenari. Prendiamo atto di questo.
ma quando io ti ho dimostrato che in due scenari su tre (quello del mercato laterale è difficile da stimare, perché comunque il certificato per non scadere non dovrebbe mai essere positivo) la mia strategia è preferibile automaticamente ti ho dimostrato in modo oggettivo la sua superiorità.
Tu dici di preferire il certificato in base ad una previsione, che è lecita, legittima, persino probabile, ma tale resta. E la previsione non può essere considerata per valutare due strategie alternative relative a qualsiasi situazione di mercato, perché se andassimo sulle previsioni allora per ogni scenario che io prevedo mi prendo un prodotto puro, ad esempio un’opzione e cavalco la mia previsione, avendo ancora una volta perdita limitata e guadagno potenzialmente illimitato, se la limitazione delle perdite è il mio obiettivo.
Inoltre non è necessario un orso pesante generale per far saltare il certificato. basta un orso su un titolo.
Prendi ENEL che come utilities è sensibile ai tassi. Se orso sarà probabilmente sarà accompagnato da un rialzo dei tassi, quindi non è escluso che ENEL sarà punita più della media del mercato. Considera inoltre che ENEL paga ogni anno un dividendo tra il 4% e il 6%, vedi che già in 3 anni un 2-18% della capitalizzazione evapora per i dividendi. Se ci sarà l’orso non è poi così remoto che un titolo arrivi a perdere anche in un solo giorno durante i tre anni il 48%.
In ultima analisi, io critico anche il concetto di investire in azioni e voler trovare strumenti per limitare le perdite. L’equity è rischioso. Se voglio investire in azioni devo accettare questo rischio. La limitazione del rischio avviene a livello di asset allocation, tenendo un portafoglio diversificato tra azioni e obbligazioni (io aggiungo anche commodity) e così facendo accetto il rischio pieno sulle azioni, ma so anche che allocando una quota di equity non eccessiva del mio portafoglio (se ho profilo di rischio basso) l’impatto sarà limitato. Quando ci si allontana da questo concetto base… non so, ma mi sembra che si vada a cercare qualcosa di complicato a tutti i costi.
Ogni strumento ha una sua specifica funzione: può non interessarmi uno strumento iperperformante ma con una determianata volatilità quando magari il mio obiettivo è diversificare per controllare meglio il rischio.
Ho in pratica detto che sono soluzioni di investimento differenti e che ognuna di esse può soddisfare o meno delle specifiche esigenze.
Ogni strumento ha una sua specifica funzione: può non interessarmi uno strumento iperperformante ma con una determianata volatilità quando magari il mio obiettivo è diversificare per controllare meglio il rischio.
Ho in pratica detto che sono soluzioni di investimento differenti e che ognuna di esse può soddisfare o meno delle specifiche esigenze e come tali sono solo parzialmente confrontabili.
Sarà Renzo. Ma continuo a non capire come fai a controllare meglio il rischio con uno strumento che ha perdita potenzialmente illimitata e guadagno limitato rispetto a una strategia che ha perdita massima certa e guadagno potenzialmente illmitato.
Poi non è che io devo convincerti. Mi limito semplicemente a constatare una cosa oggettiva e mi sembra evidente che la strategia che ho proposto sia oggettivamente superiore. Questo certificato non ha capitale garantito. La mia strategia si. La mia strategia ha rendimento potenziale illimitato, il certificato lo ha limitato. Non capisco che rischio riesci a controllare meglio.
Pensavo fosse chiaro che si trattava di una considerazione generica e non legata agli strumenti di cui abbiamo discusso.
Ripeto sono 2 soluzioni diverse e non pienamente confrontabili: ognuna delle 2 sarà coerente a specifiche esigenze