Ancora sul piano salva-euro

Nell’ultimo post ho scritto sul piano europeo di sostegno
all’euro e ai paesi dell’area in difficolta’ presentato lo scorso
week-end.

Viste anche alcune domande che mi sono arrivate, vediamo
di capire meglio il piano e le conseguenze.

Il piano si basa su tre pilastri:

1 – 500 miliardi messi a disposizione dagli stati tramite prestiti
bilaterali ai paesi che eventualmente dovessero trovarsi in
difficolta’.

2 – altri 220 miliardi messi eventualmente a disposizione, in
caso di necessita’, dal FMI

3 – intervento della BCE sul mercato per acquistare titoli di
stato di paesi a rischio.

Tutto il piano, in questo momento, rappresenta comunque piu’
che altro un progetto, visto che nei fatti dei 500 miliardi previsti
al punto 1 solo 60 sono stati effettivamente resi disponibili e
sono i famosi miliardi di sostegno alla Grecia. Per gli altri
440, e’ previsto semplicemente che “saranno resi disponibili”,
ma da chi e se effettivamente ci sara’ la possibilita’ di metterli
sul piatto e’ ancora tutto da verificare (ed io sono abbastanza
scettico).

L’aspetto, invece, piu’ importante da considerare e’ proprio il
punto 3, il punto di cui forse i media hanno meno parlato.

La BCE, all’occorrenza, potra’ intervenire sul mercato per acquistare,
e quindi di fatto sostenere, i titoli di stato dei paesi a rischio. Su
questo intervento, non e’ stato posto alcun limite.

In sostanza, quindi, va ribadito che per ora il piano rappresenta
piu’ che altro un intento, mentre la maggiore “potenza di fuoco”
di tutto il piano sta proprio nell’intervento della BCE.

In altri termini, e’ molto probabile che tutto possa risolversi, per lo
piu’, in una grande e massiccia espansione di liquidita’ in area
euro.

L’andamento della valuta europea sembra prendere atto di questo.

Infatti, mentre le Borse hanno brindato al piano da lunedì, l’euro
dopo l’impennata iniziale è tornato a scendere e si trova ora
sotto il livello di venerdì scorso, prima cioè che il piano fosse
implementato e reso noto.

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