Archive for giugno, 2010
Correzione o Bear Market?
Dai massimi delle ultime 52 settimane ai minimi del
periodo registrati la scorsa settimana, l’indice S&P500,
l’indice azionario piu’ importante del mondo, ha perso
il 14% del suo valore.
In Europa, il DAX tedesco, la Borsa piu’ importante e
solida del continente, ha corretto dai massimi ai minimi
del 10% circa, mentre altre Borse hanno fatto molto
peggio, con quelle di Grecia, Italia e Spagna tra le peggiori.
Tuttavia, limitandoci ai mercati piu’ importanti, vediamo che
le correzioni che abbiamo avuto sono, per ora, appunto
correzioni e non e’ scattato il segnale di “Bear Market”.
Generalmente, da un punto di vista “ortodosso” si parla
di Bear Market quando c’e’ una correzione dai massimi
del 20%, cosa che non e’ avvenuta per ora.
L’unico dubbio e’ che nel recente ribasso si e’ scesi
sotto alcune medie mobili importanti e di lungo periodo
e sara’ da vedere se questo “taglio” si rivelera’ solo un
falso segnale.
In ogni caso, ora e’ partito da qualche giorno un rimbalzo
che potrebbe darci alcune risposte.
Da un punto di vista degli investimenti, non e’ il caso di
eccedere con quelli azionari, vista la situazione di incertezza.
Tuttavia, non e’ nemmeno il caso di starsene completamente
fuori. Un’allocazione tra il 30% e il 50% sull’azionario dovrebbe
permettere di partecipare ad un eventuale rialzo duraturo, ma al
tempo stesso consentire investimenti alternativi che proteggano
in caso di nuovi ribassi.
Coloro che hanno un orizzonte temporale lunghissimo o
sono sotto-esposti sulle azioni, potrebbero persino sfruttare
la recente correzione per incrementare un po’.
I motivi della forza del dollaro
Nel corso dell’anno, ho scritto più volte del dollaro
e di come, ad inizio anno, esso fosse a mio avviso
sottovalutato contro l’euro e poteva quindi essere
un buon investimento in questo 2010.
In seguito, con lo scoppio della crisi europea, ho
ribadito che una parziale diversificazione sulla
valuta USA poteva essere un buon modo per
proteggersi.
Ma vediamo di capire quali sono stati i fondamentali
che hanno permesso alla moneta americana di recuperare
nei confronti dell’euro e anche di altre valute internazionali.
E’ subito necessaria una premessa. La valuta USA in questo
momento non è sottostante di una economia particolarmente
forte e robusta.
Molti si concentrano ora sulla crisi europea e sicuramente a
ragione, perchè l’Unione ha molti problemi strutturali.
Ma l’economia USA non e’ messa particolarmente meglio.
Il deficit e’ molto alto e il debito sta crescendo notevolmente,
molto più di quanto stia accadendo in Europa. Molti stati
federali sono ugualmente in difficoltà finanziaria e anche i
problemi del sistema bancario e finanziario sono tutt’altro che
risolti. Infine, la disoccupazione resta ancora piuttosto elevata.
Premesso, quindi, che l’economia USA non è particolarmente in
salute, vediamo quale è la motivazione del rafforzamente del dollaro.
Valuta di riserva mondiale.
Ad oggi, ogni paese di piccole o medie dimensioni, ogni paese
emergente anche grande (Cina o India) ed ogni operatore
privato che vogliano diversificare le proprie riserve valutarie ha
davanti a se tre grandi aree economiche tra cui scegliere: quella
americana, rappresentata appunto dal dollaro, quella europea
rappresentata dall’euro e quella giapponese, rappresentata dallo
yen.
L’area giapponese e’ ora sempre meno importante, visto che da
un paio di decenni lo yen è continuamente in calo e, inoltre, il
Giappone e’ un’economia molto più piccola rispetto ad USA
ed UE.
Restano quindi dollaro ed euro e con quest’ultimo che e’
in evidente difficoltà addirittura relativamente alla sua tenuta,
è chiaro che la maggior parte degli operatori si rifugiano
sul dollaro. Inoltre, la valuta americana è storicamente la
valuta di riserva mondiale.
E’ proprio questo status che, in questo 2010, ha consentito al
dollaro di recuperare terreno nei confronti dell’euro.
Continuera?
Ovviamente, fino a che i problemi europei continueranno il trend
è destinato a perdurare. Tuttavia, se l’Europa dovesse riuscire
a tamponare la situazione, la corsa del dollaro potrebbe rallentare.
Personalmente, credo che dopo questa lunga corsa chi ha ben
guadagnato possa portare a casa una parte dei profitti liquidando
parzialmente le proprie posizioni. Tuttavia, non ritengo sia ancora
il momento di lasciare completamente il dollaro, visto che un avvitamento
della situazione europea porterebbe a nuove accelerazioni del biglietto
verde.
La sostenibilita’ del debito nazionale
Con la situazione europea che è sempre al centro del
recente dibattito sia economico, sia relativo ai mercati
finanziari, si parla molto del debito degli stati sovrani e
della loro sostenibilita’.
Credo che piu’ o meno tutti sappiano del debito pubblico
e del suo rapporto con il PIL, di come questo rapporto
sia molto elevato in Italia, piu’ alto di quasi tutti gli altri
paesi al mondo, eccetto il Giappone.
Negli ultimi anni, pero’ c’e’ anche una nuova attenzione al
debito totale, cioe’ al debito pubblico + debito privato,
sempre in rapporto al PIL. Il concetto e’ che anche il
debito privato e’ rilevante per valutare la solvibilita’ di un
paese, poiche’ un elevato indebitamento dei privati rischia
comunque di generare situazioni di crisi finanziarie.
Su questo fronte, grazie allo scarso idebitamento privato, l’Italia
ne esce molto meglio.
Avere dati precisi sugli stock debito pubblico + debito privato
e’ abbastanza difficile, perche’ mentre il debito pubblico risulta
dai dati della contabilita’ nazionale, il debito privato puo’ essere
conteggiato in diversi modi. Inoltre, diverse fonti riportano
spesso numeri diversi.
Questi sono comunque alcuni dati sul rapporto debito aggregato/PIL
aggiornati a fine 2008:
Italia: 134% (104% pubblico + 30% debito famiglie)
USA: 166% (66% pubblico + 100% debito famiglie)
Francia: 113% (65% pubblico + 48% famiglie)
Germania: 122% (64% pubblico + 58% famiglie)
UK: 144% (44% pubblico + 100% famiglie)
Altri paesi come Spagna, Irlanda e Olanda hanno numeri simili
al nostro paese, ma sempre con una forte incidenza del debito delle
famiglie.
Molti ritengono che, considerando il basso livello del debito privato,
tutto sommato il nostro indebitamento non e’ eccessivamente rischioso
ed e’ sostenibile al pari di altri paesi.
Personalmente, non ne sono convintissimo.
Non vi e’ dubbio che un basso debito privato sia una cosa positiva.
Tuttavia, questo non rende meno pericoloso l’alto debito pubblico.
Questo, a mio avviso, per due motivi:
1 – il debito privato e’ piu’ facilmente abbattibile: quando l’economia
va male, si riducono gli stipendi o si fatica a mantenere o trovare lavoro,
le famiglie riescono piu’ facilmente rispetto allo stato a ridurre il proprio
debito rinunciando ad acquisti o spese ed incrementando i risparmi. Certo, non
sono contente, ma i sacrifici da un punto di vista personale si possono fare,
specialmente se i debiti venivano contratti per spese superflue. In USA si
sta gia’ registrando, dall’inizio della crisi, una riduzione della propensione
all’indebitamento. Anche perche’ spesso la riduzione e’ una strada obbligata,
dato che banche e finanziarie possono tendere a restringere il credito.
Per lo stato, invece, procedere alla riduzione e’ molto piu’ complesso e
sicuramente l’aggiustamento e’ meno rapido. In piu’, in periodi di crisi, la
popolazione pretende dallo stato manovre anticicliche di sostegno ai
redditi o ai consumi. Manovre che di certo non alleviano il debito pubblico,
anzi.
2 – attingere dai privati per ridurre il debito pubblico e’ politicamente
molto difficile: qualora ci sia la necessita’ di ridurre il debito pubblico, si
puo’ pensare che in un paese con basso debito privato si puo’ attingere
da quest’ultimo settore per ribilanciare il primo. Ma non e’ cosi’ semplice.
Manovre che vadano ad incidere pesantemente sulla finanza privata tendono
ad essere abbastanza impopolari politicamente e di non facile attuazione.
Concludendo, sicuramente il debito aggregato e’ un valido indicatore della salute
finanziaria di un paese. Un indicatore se non altro piu’ completo del solo debito
pubblico.
Tuttavia, e’ importante anche analizzare la composizione del debito e sicuramente
la componente “pubblica” e’ quella piu’ costante e difficile da abbattere, mentre
quella privata e’ piu’ elastica. Paesi con alto debito pubblico potrebbero avere
maggiori difficolta’ rispetto ad altri con debito aggregato maggiore ma debito
pubblico minore.