Archive for giugno, 2010
Alcuni possibili motivi della rivalutazione dello yuan
Due settimane fa la Cina ha dichiarato che lascerà fluttuare
maggiormente la sua valuta contro il dollaro, al quale
prima era sostanzialmente “ancorata”. La People’s Bank
of China ha affermato la scorsa settimana che avrebbe
reso la moneta cinese più flessibile, ma ha precisato
poi che non ci sarà una rivalutazione immediata.
La strategia della Cina di mantenere fisso il cambio
col dollaro è stata fortemente criticata, accusata di
essere un sistema scorretto per avere vantaggio
competitivo. Ora, questa decisione sembra andare
incontro alle pressioni internazionali, anche se, come
detto, non sarà cercata, né benvenuta, alcuna repentina
rivalutazione. In ogni caso, gli analisti si attendono una
moderata crescita della valuta cinese contro il dollaro
nei prossimi mesi.
Diverse le interpretazioni a questa mossa cinese. Alcuni
ritengono che, in realtà, la decisione sia orientata a
contenere la notevole inflazione che si sta sviluppando
in Cina, portando i salari reali soprattutto degli operai
ad avere meno potere d’acquisto, con l’aumento delle
rivendicazioni da parte di molti di essi.
Il “Dragone” in questo momento non vuole assolutamente
avere a che fare con rivolte e proteste interne, quindi potrebbe
intraprendere una strada orientata alla moderazione della
crescita dei prezzi, in modo da dare maggiore potere d’acquisto
alle fasce lavoratrici.
Va segnalato che, in questi anni, la Cina e’ stata una delle
maggiori forze deflazionarie a livello internazionale, grazie
al basso costo dei suoi prodotti e delle sue lavorazioni.
L’eventuale rivalutazione della propria moneta, insieme alla
tendenza all’aumento dei selari che si registra da qualche tempo,
potrebbe attenuare questa forza.
Posto pubblico: non piu’ cosi’ sicuro
Un tempo il posto pubblico era senza dubbio considerato
particolarmente sicuro. In Italia senza dubbio lo era e lo
sappiamo bene, ma anche nel resto d’Europa era cosi’ e
persino negli USA.
Ora non piu’. Proprio dai dati americani ci arriva questa
conferma. Dal 2008 ad oggi, oltre 231.000 posti pubblici
sia a livello federale che degli Stati locali sono stati tagliati,
di cui 22.000 solo nell’ultimo mese.
La maggior parte dei tagli hanno riguardato insegnanti, poliziotti,
pompieri e impiegati nei servizi sociali.
E probabilmente non e’ finita, visto che circa 19 Stati hanno
pianificato di ridimensionare gli organici.
Personalmente, non ho i dati riguardo all’Europa, ma non
credo che la situazione, a livello di trend, sia molto diversa.
I governi occidentali, su entrambe le sponde dell’Atlantico, sono
da un lato obbligati a riequilibrare i bilanci pubblici, ormai fortemente
sotto pressione, mentre dall’altro debbono fare i conti con entrate
fiscali in caduta.
Di conseguenza, debbono tagliare il più possibile e, ovviamente,
i posti pubblici sono tra i piu’ sacrificabili.
Nonostante questo, gli effetti sui bilanci non sono ancora particolarmente
buoni.
Probabilmente, ci saranno altri tagli in vista. I governi occidentali hanno
raggiunto un punto di notevole espansione in quanto a dimensione
e probabilmente non e’ piu’ possibile andare oltre.
Un’altra critica alla Lettera degli Economisti
La scorsa settimana ho pubblicato una serie di critiche
alla famosa lettera degli economisti che ha iniziato a
circolare in rete e che e’ stata riportata anche in molti
media importanti (stampa e TV).
Oggi segnalo una nuova critica, molto articolata, scritta
dal blog Noisefromamerika. Il blog e’ espressione di un
gruppo di economisti italiani che insegnano negli USA e
la critica e’ stata scritta da Alberto Bisin e Michele Boldrin.
Tre cambiamenti strutturali che potremmo vedere in futuro
In un recente articolo scritto sul sito di John Mauldin
(http://www.frontlinethoughts.com/), vengono individuati tre
cambiamenti strutturali di lungo termine relativi all’economia
che condivido particolarmente.
Si tratta di tre cambiamenti che, a mio avviso, dovrebbero
effettivamenteinfluenzare i mercati anche finanziari nei prossimi
anni.
1) Maggiore volatilità.
Non solo dei mercati azionari e finanziari, ma di tutta l’economia
in genere. Elementi quali disoccupazione, tassi di interesse, produzione
industriale, andamento del PIL, ecc…, dovrebbero mostrare un’accentuata
volatilità, con cambiamenti spesso repentini da una rilevazione all’altra.
Negli ultimi 20 anni, tutti i dati economici hanno sempre mostrato una
volatilità relativamente bassa, ma questa cosa potrebbe ora cambiare.
Questo provocherà, di conseguenza, un numero di recessioni più frequenti.
A questa maggior frequenza delle recessioni, comunque, potrebbe seguire
anche riprese più rapide.
2) Crescita più bassa.
Anche qui, gli elementi sopra citati come PIL, produzione industriale, redditi
personali ed occupazione, mostrano una crescita più bassa rispetto al passato.
3) Aumento della disoccupazione.
La disoccupazione sta mostrando livelli progressivamente più alti. L’economia
non riesce a creare sufficienti posti di lavoro e in molti paesi la cosa è evidente
soprattutto per i lavoratori meno scolarizzati e qualificati.
Inoltre, la durata della disoccupazione è progressivamente maggiore.
Questi tre cambiamenti strutturali rendono sicuramente più frequenti le recessioni
e quindi, anche sui mercati finanziari, dovremmo probabilmente convivere con
maggiore volatilità, dato che generalmente i ribassi di Borsa tendono ad
anticipare le recessioni, mentre i rialzi tendono ad anticipare le riprese.
Richard Russell sul futuro dell’economia.
Verso la fine di maggio, nel pieno della crisi europea
e della correzione delle Borse, il “veterano” tra i
“newsletter writers” Richard Russell usci’ con un articolo
il cui titolo, tradotto, recitava cosi’: “Vendete tutto e
raccogliete quanta più liquidità possibile. Entro la
fine dell’anno, non sarete in grado di riconoscere il
vostro paese“.
Il paese a cui si riferiva nell’articolo era ovviamente l’America,
ma di riflesso se ci dovesse essere un cambiamento cosi’
rilevante negli USA, di sicuro il resto del mondo non ne
sarebbe immune.
Russell andava avanti a spiegare la sua idea riportando, a grandi
linee, le seguenti parole: “Se, come stiamo assistendo, i dati
economici che stanno uscendo sono sempre relativamente
positivi e segnalano un miglioramento nell’economia, come
mai gli indici sono ormai più bassi rispetto ai massimi di fine
aprile? Come mai ormai da quasi un mese stiamo assistendo
ad un progressivo deterioramento sui mercati? Se leggo
bene i mercati, questo deterioramento anticipa un reversal
dell’economia, oltre che altri notevoli problemi“.
Russell basava la sua analisi sui segnali che gli arrivavano dai
mercati. Il Dow Jones Industrial e Dow Jones Transportation
avevano dato il segnale ribassista sull’azionario, quindi a suo avviso
il trend primario è ora ribassista e quindi, poiché i mercati anticipano
l’economia reale, qualche peggioramento importante non è affatto
escluso.
Nell’edizione del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento
del 31 maggio, commentavo l’articolo di Russell.
Scrivevo allora che quanto riportava Russell è in linea di massima vero. I
mercati tendono sempre ad anticipare l’economia reale e, quindi, se i mercati
hanno dato un segnale ribassista, allora effettivamente potrebbe essere che
ci aspettano tempi duri piu’ avanti. Scrivevo anche che ritengo Russell uno
dei migliori analisti e sicuramente quello con maggiore esperienza, quindi
quanto scrive va sempre tenuto in considerazione.
Tuttavia, scrivevo anche che, a mio avviso, il suo tono poteva essere troppo
allarmistico.
Certo, non e’ da escludere che un deterioramento veramente grave possa
colpire l’economia. Non e’ poi da escludere un’implosione dell’euro e
non sono da escludere anche tante altre cose negative.
Tuttavia, spesso i segnali ribassisti sui mercati si sono poi rivelati falsi
segnali, oppure sono stati segnali di breve durata. Di conseguenza, a mio
avviso ritenevo che uscire completamente dall’azionario possa essere un
errore.
Per la precisione, riportavo che: “Certo, se dovessero accadere eventi
che porteranno ad un grande deterioramento della situazione economica
le azioni ne risentiranno più di tutti. Ma a meno che non venga azzerato
il sistema capitalistico con conseguente eliminazione della proprietà privata
dei mezzi di produzione, come accadde in Russia dopo la rivoluzione
bolscevica, la classe di investimento delle azioni ha sempre mostrato
anche una notevole capacità di “recovery” dopo un calo.
Basti pensare che un investimento fatto sulla Borsa tedesca o giapponese
a fine anni ’30, prima dello scoppio della WWII, sarebbe stato quasi
azzerato alla fine della guerra, ma nei 20-30 anni successivi, con
Germania e Giappone che furono i “best performer”, l’investimento iniziale
avrebbe prima recuperato tutte le perdite, quindi fornito un rendimento del
tutto simile a quello di altri paesi come gli USA e persino meglio dell’UK.
Quindi, non bisogna rinunciare alle azioni all’interno del proprio portafoglio,
se non si vuole perdere la performance fornita da questa classe di
investimento“.
In conclusione, la base del rendimento del proprio portafoglio e’ dato, in primo
luogo, dall’asset allocation. E’ quindi necessaria un’allocazione sulle azioni per
trarre profitto dalle ottime performance di questa classe di investimento nei
periodi positivi o di miglioramento, ma e’ anche necessario tenere una quota
di obbligazioni di vario tipo e di liquidita’ per stabilizzare il proprio portafoglio
e abbassarne la volatilita’.
Critiche alla Lettera degli Economisti
Negli ultimi giorni circola la famosa “Lettera degli
Economisti”, una lettera sottoscritta da 100 economisti
e professori universitari italiani dove si indicano i
rischi che le manovre restrittive per fronteggiare i
deficit intraprese in questo periodo possano portare
per il futuro. Nella stessa, si indicano anche alcune
soluzioni proposte. Questa lettera ha avuto diversa
diffusione su internet e di essa si e’ anche parlato
in alcuni programmi TV e sulla stampa, ottenendo una
certa attenzione mediatica.
La lettera ha una tipica impostazione keynesiana, se non,
in certi passaggi, addirittura moderatamente marxista e a
mio avviso non comprende affatto le cause della crisi ed
e’ assolutamente errata dal punto di vista delle soluzioni.
Molti hanno gia’ portato una critica alla stessa, quindi non
ritengo necessario analizzarla punto per punto. Tuttavia,
ritengo utile segnalare alcune critiche effettuate, critiche
che invito a leggere.
La lettera originale e’ la seguente:
http://www.letteradeglieconomisti.it/
Questa è una prima critica portata da Marco Bollettino:
La critica si concentra su alcuni punti, confutando gli stessi
e indicando come le soluzioni siano errate.
Altra critica sia punto per punto che generale la troviamo sempre
su Usemlab:
e ancora:
Infine, questa è invece una critica molto breve ma che nella sua immediatezza coglie
l’errore di fondo dei 100 economisti. Il pezzo e’ di Andrea Mingardi e riportata
anche su Il sole 24 Ore:
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9345
Buona lettura.
Possibile rally estivo?
Nell’ultimo post, ho scritto di come il movimento ribassista
visto recentemente sui mercati azionari fosse, al momento,
essenzialmente una correzione, non avendo raggiunto la
dimensione dalla quale si inizia a parlare di Bear Market
(20% di correzione dai massimi dal punto di vista “ortodosso).
Nello stesso, ho scritto anche che ora siamo, con le
quotazioni, in prossimità delle medie di lungo periodo
e che, quindi, in base al movimento intorno a queste
medie, avremo potuto vedere lo sviluppo del prossimo
movimento.
Negli ultimi giorni, l’indice S&P500 si e’ riportato sopra
la media a 200 giorni, una media particolarmente importante.
Questo movimento e’ coinciso anche con un miglioramento
degli oscillatori che hanno invertito l’andamento.
Questo movimento potrebbe preludere ad un piccolo rally
estivo. Quanto forte e quanto duraturo non si puo’ dire, ma
con il movimento in atto non e’ consigliabile tenere posizioni
ribassiste sul mercato.