Una buona strategia vince anche nelle annate difficili
Alcune settimane fa, ho avuto modo di leggere
un’analisi molto interessante fatta dal gruppo
Vanguard nell’ambito dei “retirement account”,
una sorta dei nostri fondi pensione, che sono
gestiti da questa società.
Vanguard è uno dei gestori di fondi indicizzati
(simili agli ETF) tra i più economici d’America
e del mondo.
Secondo questo studio, risulta che, nonostante
il calo drammatico del 2008, il maggiore di tutto il
dopoguerra, rispetto a due anni fa (cioè da
settembre 2007 a settembre 2009) la maggior parte
di questi fondi gestiti sono in guadagno del 7%.
E anche in quei conti dove il portafoglio è ancora
in ribasso, la perdita è comunque abbastanza
contenuta, considerando che, invece, l’indice
azionario è ancora sotto di un 30% circa dai
livelli del 2007.
Questo risultato è dovuto essenzialmente
all’asset allocation e al ribilanciamento, due cose
che in questo blog ho sempre favorito e sostenuto.
Quei “retirement account” che detengono un
buon mix tra azioni ed obbligazioni e, ad intervalli
regolari (ma non troppo ridotti, quindi diciamo ogni
6 mesi o 1 anno), effettuano un ribilanciamento
nella propria allocazione per riportare le percentuali
a quelle originarie, alla fine reggono molto bene
anche a ribassi abbastanza elevati.
Sempre nello studio, si rileva come chi mostra ancora
le perdite maggiori è o chi era troppo investito in
azioni, oppure chi non ha progressivamente ribilanciato
la propria allocazione o, ancora, chi ha smesso di
versare contributi al fondo durante il Bear Market.
Infine, le perdite maggiori si registrano in coloro
che hanno completamente deviato dalla strategia,
uscendo dall’azionario dopo aver subito le grosse
perdite e mancando il successivo rialzo.
La conclusione è che chi ha mantenuto la strategia
in modo disciplinato ed ha continuato ad effettuare i
versamenti regolari come faceva prima sono coloro
che stanno facendo meglio. Avere una buona strategia e
seguirla in modo disciplinato resta sempre la carta
vincente.
Questo è l’approccio seguitoanche da uno dei
portafogli del nostro servizio premium Trend e
Strategie di Investimento, cioè il Lazy Portfolio e
per ora è un approccio che ha permesso di
sovraperformare l’indice azionario.
Mercato Toro sull’oro o mercato Orso sul dollaro?
L’oro continua nella sua marcia
e nelle ultime settimane sta accelerando
notevolmente.
La resistenza intorno a quota 1000$
in passato aveva sempre retto e le
quotazioni, una volta raggiunto quel
livello, erano sempre tornato indietro.
Questa volta, invece, quota 1000$ è
stata superata con decisione e, quindi,
possiamo dire che la resistenza è
ormai archiviata.
In concomitanza con la forza dell’oro,
c’è anche una notevole debolezza
del dollaro e quindi sorge ora una
domanda:
“è questo un mercato Toro per l’oro o
è un mercato Orso per il dollaro?”
Spieghiamo meglio.
Oro e dollaro sono molto correlati
storicamente. Quando il dollaro è forte
contro le altre valute, l’oro è debole, mentre
quando è l’oro ad essere forte, allora
generalmente è il dollaro ad essere debole.
Per noi investitori europei, è importante
capire se un rialzo dell’oro in termini di
dollari è un “Toro” generale del metallo
giallo o solo debolezza del biglietto verde.
Ad esempio, dall’inizio del 2002 all’inizio
del 2005, l’oro mise a segno un gran bel
rialzo, salendo del 50% circa. Quello fu,
però, un mercato Orso del dollaro. Infatti,
nonostante il +50% circa contro il dollaro
(da 280$ a 420$), in termini di euro l’oro
oscillò intorno a quota 320€ per tutto
il tempo. In quei tre anni, ci fu
sostanzialmente un “Orso” sul dollaro.
Un investitore in euro non avrebbe
guadagnato nulla in quel periodo
investendo in oro.
Un mercato “Toro” sull’oro si ha quando
il metallo giallo sale contro tutte le altre
valute, soprattutto contro le quattro più
scambiate: dollaro, euro, yen e sterlina.
Bene, in questo momento c’è un mercato
Toro sull’oro, col metallo che è in rialzo
su tutte le quattro valute prima citate.
Quindi questo è un Bull Market sul
metallo giallo.
E l’evidenza storica è molto incoraggiante:
dal 1971, l’oro è salito contro tutte e quattro
queste valute solo per il 31% del tempo
e quando questo è accaduto, il rendimento
annuo composto (in dollari) è stato un
“mostruoso” +31%. Di conseguenza,
chi ha investito e sta investendo in oro
in questo momento puo’ attendersi un
rendimento davvero interessante.
Perché non dovremmo avere un nuovo ‘29 (Parte Seconda)
A mio avviso, nonostante quanto
si legge, questa crisi non sarà un
nuovo ‘29 e non avremo una
nuova Grande Depressione.
Ci sono diverse divergenze tra
oggi e allora e, su tutte, credo
sia possibile individuare quattro
sostanziali e rilevanti differenze.
Due di queste le abbiamo viste
nell’ultimo post. Vediamo oggi
le ultime due.
3 - Gold Standard vs. Fiat Money.
Nnel ‘29 il sistema monetario era
ancora un Gold Standard.
Le autorità monetarie, anche allora, fecero
di tutto per “deviare” dal sistema, ma il
Gold Standard inevitabilmente comporta
una certa disciplina monetaria dalla quale
non è possibile discostarsi troppo senza
uscire dal sistema stesso. In questa
situazione, come già detto, non è possibile
inflazionare eccessivamente e, quindi,
“gonfiare” i valori nominali.
Non a caso, allora ci fu vera, seria e
pesante deflazione. Oggi, invece, è
possibile inflazionare e quindi le autorità
monetarie possono contribuire a frenare
la caduta dei valori nominali. In questo
sistema, una discesa del 50% dai massimi
è forse quanto di meglio puo’ attendersi
un ribassista realista.
4 – Eventi straordinari.
Studiare le quotazioni storiche degli ultimi
130 anni dei mercati americani, è possibile
notare che a marzo 2009 si è verificato
un evento molto particolare. Le quotazioni
raggiunsero i minimi degli ultimi 10 anni.
Non è una cosa ricorrente.
Infatti, c’è da considerare che nel corso di
10 anni la società evolve. Vengono scoperte
nuove tecnologie, aperti nuovi mercati,
inventati nuovi prodotti, migliorata l’efficienza.
La regola è che anche i profitti tendono a
salire e con essi le quotazioni.
Se, quindi, i prezzi sono ai minimi nell’arco
degli ultimi 10 anni, significa che, in primis,
abbiamo già sperimentato un ribasso fortissimo
e, secondo, che è probabile che tale ribasso
sia forse eccessivo.
Non a caso, il fatto che ad un certo punto
si arrivi a dei minimi degli ultimi 10 anni è
accaduto, oltre a marzo 2009, in sole due
altre occasioni. Una fu ad aprile del 1932,
l’altra fu il dicembre del 1974. Chi conosce un
po’ la storia dei mercati, dovrebbe già essersi
accorto che queste date coincidono con dei
minimi assoluti. Per la precisione, nel ‘32 il
mercato aggiornò i minimi per altri due mesi
e quindi partì un fortissimo rialzo. Dopo 12
mesi, il rialzo raggiunse il 18% circa. Dopo
24 mesi, gli indici, compresi i dividendi, erano
in rialzo dell’80% circa rispetto a quei minimi
(e se uno avesse atteso un segno di inversione
del trend per circa due mesi, avrebbe realizzato
addirittura oltre il 100% in 24 mesi).
Nel ‘74 il minimo invece fu aggiornato qualche
mese dopo, ma anche in questo caso, dopo
12 mesi eravamo in rialzo del 25% circa e
dopo 24 mesi del 50% circa.
In altri termini, questo evento segnala spesso
un minimo importante e definitivo, a cui
segue un periodo di notevoli rialzi.
Da notare che questi conteggi si basano,
come minimi, su chiusure mensili. Pertanto,
considerando che a marzo 2009 la chiusura
mensile fu a 757 punti, oggi siamo circa ad
un +36% dai minimi. Abbiamo quindi
ancora spazio prima di arrivare ai livelli di
rialzo visti nelle altre due occasioni.
Nel medio-lungo termine (5 o più anni), anche
livelli più alti di un 30-40% rispetto al minimo
decennale si rivelano essere ottimi punti di
ingresso, che danno all’investitore buoni
margini di sicurezza.
Concludendo, il futuro ovviamente non
è noto, tuttavia credo che non avremo
da subito un continuo crollo degli indicatori
economici come negli anni ‘30 e i miglioramenti
dei dati nell’ultimo trimestre dovrebbe
confermare questa vision.
Di certo, non avremo nemmeno un
nuovo ciclo espansivo di lungo termine
accompagnato da un grande mercato
Toro di dieci o più anni.E’ probabile
che ancora per diversi anni avremo
un susseguirsi di rialzi e ribassi ciclici:
Che è comunque cosa diversa rispetto
ad un crollo verticale e pluriennale
simile al ‘29.
Perchè non dovremmo avere un nuovo ‘29 (Parte 1)
Nel corso degli ultimi mesi ed ancora adesso,
molti hanno paragonato il mercato Orso del 2008
a quello partito nel ‘29 e durato poi per tutti i
primi anni ‘30, tenendo conto anche di un
deterioramento dell’economia che ha delle
similitudini con quella situazione. Proprio
la situazione economica generale, ancora
lontana dalla vera ripresa, è uno degli
argomenti che porta ancora molti a
paragonare le due situazioni.
A fronte di questa visione, il rialzo partito
da marzo 2009 è stato visto come un normale
Bear Market Rally destinato presto ad esaurirsi
e lasciare spazio ad una nuova ondata ribassista.
All’inizio del rialzo, anche io l’ho battezzato come
un Bear Market Rally. Nel pieno della più grande
Orso dal ‘29 è bene essere prudenti. In seguito,
comunque, man mano che la struttura del mercato
andava rafforzandosi, ho cambiato progressivamente
idea e quando le quotazioni hanno superato
le medie lunghe (media mobile a 200 giorni,
40 settimane e 10 mesi) ho considerato
questo Orso concluso e un nuovo Toro
ciclico partito. Mai sposare un’idea e
mantenerla anche quando le evidenze
mostrano chiaramente il contrario.
Personalmente, non sposo l’idea di un nuovo ‘29
con la successiva attesa per una nuova onda
ribassista.
Vedo in proposito diverse divergenze rispetto al ‘29
che ho analizzato in una vecchia edizione del
servizio premium Trend e Strategie di Investimento.
e che riporto oggi in questa edizione.
Si tratta, principalmente, di quattro aspetti
che analizzeremo. Due in questa edizione e
due in una prossima edizione.
1 – Interventi statali e delle banche centrali.
Nel ‘29, ci furono diversi interventi sia di tipo fiscale
che monetario. Tuttavia, soprattutto dal punto di
vista monetario, gli interventi furono poco invasivi
se confrontati con gli interventi di questo 2008/2009.
Non è questo il luogo per discutere se questi
interventi siano, in definitiva, positivi o negativi.
Io sono un forte sostenitore della non
manipolazione monetaria e ritengo quindi questi
interventi pericolosi soprattutto per il futuro
della struttura economica e monetaria. Tuttavia,
è innegabile che nell’immediato l’inflazione monetaria
tende a sostenere o gonfiare i valori nominali.
In altri termini, nel ‘29 un solo Orso risolse
tutti gli eccessi del periodo precedente e per
questo fu particolarmente duro. Oggi è
probabile che gli eccessi vengano smaltiti
su più Orsi ciclici e qui veniamo al punto due.
2 – Diversi stadi del ciclo dei mercati azionari
e diversi livelli delle valutazioni.
Un Bear Market devastante come quello
del ‘29 non puo’ che partire da livelli di P/E
molto alti e dopo un periodo di rigonfiamento
delle quotazioni, generalmente sostenute da
una certa euforia ed esuberanza dell’opinione di
investitori ed operatori. Il ‘29 partì da un
picco del rapporto P/E vicino a quota 32
(dove il denominatore E è
rappresentato dalla media degli ultimi 10
anni degli utili e non quelli dell’anno in corso
perché ritengo l’utile del singolo anno poco
significativo) e dopo un Toro fortissimo
partito ad inizio anni ‘20 con le quotazioni più
che triplicate rispetto ai livelli di partenza.
Per contro, l’Orso del 2008 è partito da un
rapporto P/E vicino a 27. Alto, certo, ma
già più basso di quello del ‘29 e che quindi
di per se già giustifica un Orso più moderato.
A questo, aggiungiamo che rispetto ai livelli
di partenza del 2003 le quotazioni sono
soltanto raddoppiate e il precedente Toro
è durato meno rispetto a quello del ‘29.
Una situazione simile al ‘29 la ritrovavamo
ad inizio anni 2000. Allora eravamo reduci
da un rialzo spaventoso, persino superiore
a quello degli anni ‘20 e i livelli P/E erano
esorbitanti, addirittura intorno a quota 44.
Come già detto, nel ‘29, gli eccessi furono
ripuliti da un unico Orso che, quindi, fu
necessariamente molto forte. Gli eccessi
degli anni ‘90, invece, sono stati ripuliti
con più ribassi ciclici. Gli interventi monetari sono
stati finalizzati proprio ad evitare un altro ‘29
e quindi non avere un Orso devastante. Le
autorità hanno ritenuto preferibile più Orsi
per smaltire gli eccessi piuttosto che uno
unico capace di scatenare un panico
duraturo. Da questo punto di vista, il
Bear Market del 2008 fa seguito, a
distanza non troppo lontana, ad un
altro Bear Market, quello del 2000.
Già questo basterebbe per ritenere più che
accettabile che i singoli Orsi siano più moderati
e quello del 2008 è più che sufficiente. Inoltre,
ritengo anche che dopo un buon Toro dovremo,
in un futuro non molto lontano, scontare un altro
Orso (ma probabilmente i minimi del 2009
dovrebbero reggere) che aiuterebbe ulteriormente
ad eliminare gli ultimi eccessi e permettere
quindi la partenza di un altro Toro, questa
volta generazionale (come quello degli anni ‘80/90
o ‘50/60).
Nella prossima edizione vedremo altre due
divergenze e tireremo delle conclusioni
sull’argomento.
La prima correzione di questo Bull Market
Il rialzo partito a metà marzo è
andato avanti praticamente senza
sosta fino a qualche settimana fa.
Nella prima parte, la forza del Toro
è stata eccezionale, con un recupero
praticamente a V dopo i minimi.
Quello che all’inizio poteva sembrare
un Bear Market Rally, è presto
diventato senza dubbio un Bull Market.
Non ci è voluto molto perché i prezzi
dei vari indici, nonché dei vari titoli,
superassero le relative medie lunghe
(medie a 200 giorni, 40 settimane e
10 mesi).
E, sostanzialmente, fino alla scorsa
settimana non ci sono stati “pull-back”
degni di nota. Qualcosa a luglio, ma
parliamo di non più di un 4-5%.
Nel mentre, i principali mercati
azionari sono finiti in ipercomprato
quasi come non mai nella storia,
dato che abbiamo vissuto uno dei
rally più poderosi di sempre.
In questa situazione, una correzione
era più che dovuta e la scorsa settimana
sembra essere iniziata. I principali mercati
azionari hanno iniziato a ripiegare di
diversi punti percentuali. Più quelli europei
che quelli americani, a dire il vero, ma
i primi erano anche cresciuti di più prima
(considerando anche il cambio).
Ora il punto è quanto durerà e fino a dove
potrà arrivare questa correzione.
Come sempre, sui mercati è impossibile
fare previsioni attendibili al 100%, altrimenti
saremmo tutti ricchi.
Tuttavia, è possibile individuare alcuni
punti importanti del mercato che possono
essere potenziali target.
Ora, i target di medio termine che potrebbero
essere ottimi supporti sono i minimi di
agosto, intorno a quota 960-980 punti di
S&P500.
Anche l’importantissima media a 200 giorni,
che ora si trova intorno a quota 910 punti,
col passare dei giorni si avvicinerà progressivamente
a quei livelli, quindi intorno a 980-950 punti ci
troveremo anche in sua prossimità.
A quel punto, il mercato troverà due importantissimi
supporti e lì vedremo di che pasta è fatto questo
Toro.
Personalmente, ritengo questa una correzione e,
in un mercato Toro, le correzioni sono utilissime
perché permettono di accumulare su livelli buoni
e permettono a chi è rimasto fuori di fare ingressi
intelligenti.
Se correzione sarà, i livelli sopra indicati dovrebbero
tenere bene.
Ovviamente, una loro decisa violazione cambierebbe
molte cose. Ma diamo tempo al tempo e vediamo
cosa accadrà. Il mercato potrebbe addirittura
sorprenderci e riprendere a salire anche senza
arrivare su quei supporti.