Oro oltre quota 1.000$
Dopo molti mesi di consolidamento,
l’oro ha raggiunto e superato
quota 1.000$.
Non è la prima volta che accade.
L’oro fece il suo massimo nel
primo trimestre del 2008, a cui
fece seguito una moderata discesa.
Nel secondo semestre dello stesso
anno, ritentò senza successo di
infrangere il precedente massimo.
La grande crisi del 2008 poi
portò l’oro ad una rapida e
robusta correzione, con il metallo
che ripiegò fino a 700$. Da lì,
nuovo slancio e nuovo approccio
a quota 1.000$. Questo esattamente
un anno dopo il massimo del 2009.
Anche questa volta, però, quota
1.000$ non venne violata e la rottura si
dimostrò nuovamente una falsa
rottura.
Altro ripiegamento, questa volta
fino a quota 850$ e, dopo alcuni mesi
di consolidamento laterale, l’ultimo
slancio, quello di queste settimane
che quindi si presenta come un nuovo,
ulteriore tentativo di battere quota 1.000$.
Quando l’oro fece il suo massimo
nel 2008, preannunciò un’inflazione
sostenuta e, infatti, per tutto
il primo semestre 2008 l’inflazione
fu molto alta (erano i tempi del
petrolio a 140$). Il successivo
calo anticipò l’attuale fase
di temporanea deflazione.
Poiché l’oro è sempre stato un
buon anticipatore dell’andamento
dell’inflazione, questo nuovo
rialzo potrebbe segnalare che
le iniezioni di liquidità dei
mesi scorsi presto inizieranno a
farsi sentire sui prezzi.
Questo rialzo è piuttosto interessante
perché arriva in un periodo che storicamente
è di stagionalità negativa per l’oro.
Abbiamo visto, infatti, che generalmente
i massimi di periodo vengono fatti
nel primo trimestre dell’anno. Il fatto
che il rialzo sia partito in questi
mesi, potrebbe essere molto positivo.
Comunque, prestiamo anche attenzione.
Con questo, sono cinque i tentativi
da parte dell’oro di attaccare ed infrangere
quota 1.000$. Se anche questa volta
dovesse fallire, bisognerà prestare
attenzione perché forse il mercato
potrebbe dirci che non ci sono motivi
fondamentali per andare oltre quota
1.000$. I punti a favore sono molti:
un lungo consolidamento, una forte
inflazione monetaria, ecc… Se questo
non dovesse bastare, beh, bisognerà
iniziare a prenderne atto.
Nel mentre, comunque, l’oro dovrebbe
essere ben presente nel portafoglio
di ogni investitore e non da oggi. Gli
iscritti al nostro servizio premum
Trend e Strategie di Investimento
hanno una rilevante posizione in oro
ormai da molto tempo (praticamente,
pur con qualche momentanea interruzione,
abbiamo un investimento in oro fin
dal lancio del servizio) e più di recente
abbiamo aggiunto anche un ETF su
azioni aurifere che sta facendo già
molto bene.
Se quota 1.000$ dovesse venir
infranta con decisione, ci aspettiamo
notevoli profitti su queste posizioni.
Non si investe guardando l’economia, ma seguendo la giusta strategia
Con i mercati azionari che continuano a
salire senza greossi tentennamenti, ci
sono a fianco dei soliti ottimisti anche
voci contrarie. Voci che ritengono questo
rialzo una farsa, perché l’economia non
in grossa salute, i segni di miglioramento
sono pochi e questo presto si ripercuoterà
sulle quotazioni azionarie che, inevitabilmente,
inizieranno a scendere.
Molte di queste voci contrarie non solo
parlano e scrivono, ma sono anche
posizionate sui mercati. Ovviamente al
ribasso.
Da un punto di vista macroeconomico,
queste voci contrarie potrebbero aver
ragione. Ma non è questo il post per
parlare di macroeconomia. In questo
post, parliamo di Borse e mercati.
Da questo punto di vista, ritengo queste
posizioni molto errate. Non si investe
(o peggio ancora non si “trada”) guardando
l’economia, ma guardando i mercati
e soprattutto seguendo la giusta strategia.
Chi investe seguendo la macroeconomia,
raramente riesce ad ottenere buoni risultati,
salvo rare eccezioni.
Il mercato è una “discounting machine”.
Ne abbiamo parlato in passato. Il mercato
azionario (così come quello obbligazionario,
delle commodity, ecc…) è una grande e
meravigliosa “discounting machine”, capace
di incorporare nei prezzi i segnali che possono
dirci qualcosa sul futuro. A causa di questo,
una volta che i dati macroeconomici sono
migliorati, è probabile che i rialzi dei mercati
abbiano già incorporato da tempo questo
fatto.
Prova ne è che molti grandi rialzi della storia
sono stati partoriti nel pieno di situazioni molto
gravi, a volte persino disperate.
Il rialzo del 1933-1937 si originò in piena Grande
Depressione. Il “Toro” generazionale degli anni
‘50-’60 iniziò a prodursi a metà degli anni
‘40, quando il mondo usciva distrutto dalla
WWII. Il “Toro” degli anni ‘80-’90 partiva da
un’inflazione a due cifre, grandi tensioni internazionali,
oro alle stelle e industria americana (ed in parte europea)
che sembrava senza scampo contro quella giapponese.
Come detto, il mercato non si affronta studiando
la macroeconomia (o almeno non solo così), ma
definendo la giusta strategia e seguendola.
Ricordiamo sempre che la base del rendimento
di un portafoglio generale è l’asset allocation, cioé
come si ripartiscono le proprie risorse tra azioni,
obbligazioni, commodity ed eventualmente
liquidità.
Quindi, la prima parte della strategia è definire
la propria asset allocation e le eventuali “fasce”
entro cui possono oscillare le singole classi di
investimento (da un minimo di… ad un massimo
di…). Questa scelta, da sola, è già in grado
di permettervi di fare meglio di coloro che
semplicemente seguono i dati economici.
Un miglioramento ulteriore della strategia
potrebbe essere trovare uno o più indicatori
capaci di indicare il trend del mercato. Operare
in “trend following” si è dimostrato un approccio
migliore rispetto ad un cieco “Buy and Hold”.
Pertanto, degli indicatori semplici capaci di
indicare il trend di fondo, possono essere
un miglioramento ulteriore. Qui, ognuno puo’
usare quelli che preferisce, dopo aver verificato
la qualità degli stessi. A livello di mercato
azionario, se parliamo di indici a mio avviso
uno degli indicatori migliori è la media mobile
a 200 giorni, 40 settimane e 10 mesi, da usare
rispettivamente su grafici (o serie di dati)
giornalieri, settimanali e mensili.
Personalmente, ritengo che una buona
asset allocation più un buon indicatore
di trend possano fare molto meglio rispetto
a passare ore a leggere ed interpretare
i dati economici. Ed anche i risultati
sembrano dire questo…
Dei temi di investimento interessanti da qui a fine anno
Non è mai facile trovare un buon tema
di investimento in grado di sovraperformare
il mercato.
Sebbene il mercato sia ben lungi
dall’essere perfettamente efficiente come
ritengono i sostenitori della “Teoria
dell’efficienza del mercato”, non vi è
dubbio che esso presenta un elevato grado
di efficienza. Pertanto, anche quando si
trova un tema di investimento che
sembra molto promettente per un periodo
futuro, c’è sempre l’elevata probabilità che
i prezzi incorporino già queste aspettative.
Così, molto spesso, è bene concentrarsi
sull’Asset Allocation detenendo strumenti
finanziari poco costosi (come ad esempio
gli ETF) per replicare alcuni indici tra i più
importanti nelle diverse classi di investimento
(cioè indici azionari, obbligazionari, ecc…).
Detto questo e sottolineato il fatto che
la parte “core” di ogni portafoglio dovrebbe
essere dedicato all’indicizzazione, ci sono
comunque alcuni temi di investimento che
si presentano importanti da analizzare.
Questi temi possono rappresentare una
buona base per la parte del portafoglio
che si decide di investire in modo “attivo”,
oppure semplicemente per decidere se
aumentare o diminuire determinate classi
di investimento anche nell’ambito del
proprio portafoglio indicizzato.
Di seguito, alcuni temi che io ritengo abbastanza
interessanti da qui a fine anno.
1 - Discesa dell’obbligazionario di stato.
In questo 2009 l’obbligazionario statale non è stato
un grandissimo investimento sia in valore
assoluto, sia confrontato con l’azionario. Ma
soprattutto, non è stato un grande investimento
se confrontato con quanto ha fatto nel 2008,
quando ha messo a segno quasi una performance
a doppia cifra in particolare nelle scadenze
più lunghe.
A mio avviso, a fine 2008 i titoli di stato erano
piuttosto sopravvalutati e la scarsa performance
di questo 2009 non ha “eroso” questa sopravvalutazione,
anche perché non abbiamo certo assistito a dei
crolli, bensì solo a dei bassi rendimenti o piccole
perdite, a seconda delle scadenze.
I bilanci pubblici dei grandi paesi sviluppati,
siano essi gli USA o i grandi paesi europei, sono
stati messi sotto pressione dalla crisi e gli impegni
presi continueranno a metterli sotto pressione
negli anni a venire. Tassi bassi come in questo
momento, a mio avviso, non cono compatibili
con questo deterioramento delle finanze pubblico.
Di conseguenza, un investimento in titoli di stato a
lungo continuerà ad essere, a mio avviso, poco
remunerativo.
2 - Mercati emergenti e commodity.
Continuo a ritenere i mercati azionari dei paesi
emergenti preferibili a quelli dei paesi maturi.
E’ vero che questi mercati sono cresciuti
molto, ma è anche vero che essi avevano
perso molto nel precedente “Bear Market”.
Ed in definitiva, la condizione strutturale
delle aziende dei paesi emergenti è spesso
migliore di quella dei paesi maturi, con un
mercato di consumo in sviluppo, bassi
costi di produzione e governi non particolarmente
esosi dal punto di vista fiscale. I tassi di
profitto e la loro crescita rispecchiano questa
diversità strutturale.
Per cio che riguarda le commodity, esse hanno
subito una carneficina durante il Bear Market
del 2008. Se si pensa al petrolio, c’è ancora
un margine di crescita del 100% prima di
arrivare al picco del 2008. Certo, quello
era un livello probabilmente di “bolla”,
ma non dimentichiamo che nel mentre
le banche centrali hanno inflazionato al
massimo dal punto di vista monetario.
3 - Oro e Azioni aurifere
L’ultima parte del punto 2 ci introduce
a questa classe di investimento. Niente più
dell’oro risponde bene alle politiche
inflazioniste delle banche centrali. Ora l’oro
si sta avvicinando alla soglia psicologica dei
1.000$ ed ha provato a superarla nelle ultime
giornate. Se dovesse superare questa resistenza,
le potenzialità di apprezzamento sarebbero
notevoli e le azioni aurifere dovrebbero addirittura
amplificare il rialzo.
In ogni caso, mai il detto “non è tutt’oro cio’
che luccica” è stato appropriato. Non è la prima
volta negli ultimi due anni che l’oro approccia
questa resistenza di 1.000$ e tutte le volte è
stato respinto. Nell’ultima edizione di
Trend e Strategie di Investimento ho scritto che
dobbiamo seguire bene il movimento su questa zona,
perchè se dovesse essere respinto anche questa
volta, dovremo allora iniziare a prendere atto
che forse non ci sono ragioni fondamentali
perché il metallo quoti sopra 1.000$.
Questi tre temi sono a mio avviso piuttosto
importanti da seguire. Sottopesare l’azionario,
privilegiare sull’azionario i mercati emergenti,
tenere qualcosa legato alle commodity, all’oro
e alle azioni aurifere (ma monitorando bene
queste ultime due classi di investimento), si
dovrebbero ottenere buoni risultati.
Il mercato azionario ha fatto un top?
Nelle ultime giornate, i mercati azionari
stanno mostrando un po’ di debolezza.
Dopo un rialzo partito a marzo di
quest’anno e che, quasi senza sosta,
ha visto i principali indice crescere
quasi del 50% (o più) dai minimi,
ci sono ora dubbi sulola possibilità
di aver visto un top del mercato:
In altri termini, dopo che lo scorso
anno, a partire da settembre, abbiamo
visto cosa puo’ accadere in Borsa,
più di un operatore teme oggi una
nuova, severa, correzione.
Ora, c’è subito da sgombrare il campo
da idee sbagliate. Un ribasso degli
indici, dopo una salita di oltre il 50%,
non solo è probabile ma persino salutare.
In tutti i mercati “Toro”, la salita non
è mai diretta e “sparata” senza alcuna
pausa, ma la salita costante è intervallata
da periodi (spesso pochi giorni) di repentine
discese che poi terminano e lasciano il
campo al “colore verde”.
Il mercato Toro del 2003-2007 ha avuto
periodi di ribasso. A maggio-giugno del
2006 e del 2007, ci furono ribassi
abbastanza corposi nell’ordine del 5-10%.
Un ribasso fisiologico, quindi, è più
che normale e forse anche dovuto. Ma
uno scrollone simile a quello dello scorso
anno è possibile? In altri termini, ok ad
una correzione del 5-10%. Ma è possibile
che invece ne vedremo ancora una volta
una del 15-20% o anche di più?
O, in altri termini, abbiamo avuto un “top”
del mercato nel mese di agosto ed ora ci
attende una correzione molto, ma molto
pesante, se non addirittura la fine di questo
“Toro”, visto che in definitiva l’economia
continua a rimanere debole?
Un articolo molto interessante in proposito
è quello di Chris Puplava pubblicato la
scorsa settimana su Financial Sense.
Potete trovare l’articolo in inglese qui.
L’articolo è molto lungo e passa in rassegna
alcuni indicatori come ad esempio il rapporto
tra azioni ed obbligazioni, nuovi massimi e
minimi del mercato e il rapporto Gold/S&P500.
Questi indicatori vengono analizzati oggi e
confrontati con alcune situazioni del passato
che originarono un “top” del mercato. Gli
anni presi a confronto sono il 1987, prima
del grande crash di ottobre e il 1998, prima
della grande crisi asiatica e del fondo LTCM,
il cui default gettò il sistema finanziario in una
grossa crisi.
Come detto, l’articolo è molto lungo e sicuramente
interessante. Qui ci occupiamo pero’ delle
conclusioni e le conclusioni sono abbastanza
incoraggianti.
Sui diversi indicatori analizzati, Puplava rileva
che le similitudini non sono poi così tante.
Certo, la situazione attuale mostra dei mercati
un po’ tirati, ma non ci sono segni tangibili che
quello visto di recente sia un top importante
a cui debba seguire una correzione altrettanto
importante (o addirittura una ripresa dell’Orso).
Sostanzialmente, tendo a concordare abbastanza.
Ai livelli attuali, il mercato offre, su base storica,
un rendimento che non è poi così eccezionale,
ma è comunque abbastanza competitivo con
i rendimenti degli investimenti alternativi free-risk,
che in questo hanno rendimenti davvero irrisori.
Inoltre, per ora il trend resta rialzista, con i
prezzi che stanno sopra le medie lunghe (200
giorni, 40 settimane e 10 mesi). Anzi, stanno
molto sopra, quindi una correzione è necessaria
per riportare i prezzi più vicini alla media. Ma
è necessaria solo una piccola correzione, non
un calo devastante.
Ovviamente, i mercati possono fare qualsiasi
cosa, ma chi ha un’orizzonte temporale di medio-lungo
periodo potrebbe trovare interessante accumulare
un po’ durante questi ribassi.
