I titoli di stato saranno il prossimo problema
Ieri abbiamo avuto un assaggio di
dove sarà il vero prossimo problema.
Non nell’S&P500 o DJ Industrial,
non nel petrolio a 150$. Il vero
problema sarà nei bond governativi.
Tornando indietro, nel pieno della
crisi del sistema finanziario ad ottobre
e novembre 2008, il luogo dove chiunque
si rifugiava erano i bond statali emessi da
paesi ritenuti solidissimi, su tutti USA e
Germania.
La forte domanda, unita anche al “quantitative
easing” delle banche centrali, hanno spinto
i rendimenti verso i minimi storici, portando
le quotazioni a mio avviso a livelli quasi
da “bolla”.
Da ottobre e novembre ad oggi, le quotazioni
sono scese, seppur non eccessivamente, perché
il livello di “tensione” sui mercati finanziari è
diminuito. Basta guardare semplicemente il “VIX”
per vedere che la “paura” è via via scesa.
Così, anche l’urgenza di essere investiti solo
in titoli ad altissima sicurezza sta venendo
meno e gli investitori hanno progressivamente
ridotto la domanda di bond pubblici.
Ma ora ci sono altri due problemi all’orizzonte
che possono spingere i titoli di stato ulteriormente
verso il basso e i rendimenti verso l’alto.
Si tratta del rischio paese e dell’inflazione.
Sul rischio, oggi i paesi che un tempo erano
ritenuti finanziariamente solidi stanno mettendo
in atto politiche di rapida espansione del deficit.
Su tutti, parlo degli USA, dove il disavanzo sta
crescendo a ritmi spaventosi.
Ma anche la Germania, che pure ha un disavanzo
molto inferiore, il forte calo del PIL sta portando a
un drastico peggioramento del rapporto debito/PIL.
Ma la cosa vale un po’ per tutti i paesi più
industrializzati.
Infine, l’inflazione. La forte espansione monetaria
dei mesi scorsi, una volta entrata in circolo
nell’economia, farà aumentare prezzi e valori
nominali. In una situazione di crescita dell’inflazione,
i bond sono sotto pressione perché i tassi devono
crescere per proteggere dall’aumento dei prezzi.
Abbiamo quindi due elementi che rischiano di
creare una crisi sul mercato dei bond statali.
Ieri in America i tassi sui bond decennali
sono schizzati al 3,70% e il trentennale al
4,61%. Una rapida impennata rispetto ai
giorni precedenti, ma la discesa dei bond
è in atto ormai da alcuni mesi. Il rapido
deterioramento visto ieri potrebbe segnalare
che il futuro per i bond statali è fosco.
Anche il Bund tedesco è sceso rapidamente
e ormai si trova sotto quota 120 punti.
Nel nostro servizio premium Trend e Strategie
di Investimento, siamo fortunatamente fuori
dai bond statali a tasso fisso ormai da molti mesi
e credo che il trend al ribasso su questa classe di
investimento continuerà. Anzi, temo che proprio
sui bond statali possa iniziare a sgonfiarsi l’ennesima
bolla. Vedremo.
Se non sarà un’altra Grande Depressione, allora l’azionario dvrebbe darci buone soddisfazioni
Nel corso dell’ultimo decennio, il mercato
azionario ha registrato una delle peggiori
performance della sua storia.
Reduce dal decennio dell’esuberanza irrazionale,
i principali listini mondiali si presentavano al
giro di boa che ci portava nel nuovo millennio
con livelli di sopravvalutazione che non si erano
mai visti nella storia e la confidenza del pubblico
nelle azioni era praticamente totale.
Da questa situazione iniziale, le azioni hanno
vissuto due mercati “Orso” tra i peggiori che si
ricordino, quello dello sgonfiamento della bolla
tecnologica e quello più recente che abbiamo
vissuto nel 2008 e che è stato il peggiore della
storia dopo la Grande Depressione. In mezzo,
un bel ciclo rialzista che però è riuscito a portare
gli indici solo a ridosso dei precedenti massimi.
Complessivamente, gli anni 2000 hanno visto
il mercato azionario rendere un -5% annuo composto
(partendo da marzo 1999 fino ai minimi di marzo 2009).
In altri termini, un investimento sull’azionario avrebbe
distrutto il capitale ad un ritmo del -5% l’anno per
dieci anni.
Ancora peggio è la performance paragonata ai
bond. Considerando la resa di un investimento
obbligazionario, negli ultimi 10 anni anni il
differenziale di rendimento è stato del -9% circa
annuo composto.
Cioè, chi avesse investito in bond avrebbe
fatto meglio di chi avesse investito in azioni
per un 9% annuo per dieci anni consecutivi.
Semplificando, l’investitore obbligazionario
oggi avrebbe un capitale doppio dell’investitore
azionario.
Queste performance sono le peggiori dal
dopoguerra e poiché generalmente ogni
classe di investimento ha i suoi cicli positivi
e negativi, se ora siamo reduci da un decennio
di grossa sottoperformance, nei prossimi
dieci anni a partire da ora dovremo attenderci
una grossa overperformance.
Questa pessima remunerazione del capitale
investito in azioni, inoltre, dovrebbe aver
generato una scarsa fiducia presso il pubblico.
Affermazioni come “le azioni fanno sempre
meglio delle obbligazioni nel lungo periodo”
sono messe maggiormente in discussione
e gran parte del pubblico oggi è fuori dal
mercato azionario.
Questa situazione è l’ideale per un nuovo
“Bull Market”. Così fu nel mercato Toro degli
anni ‘40-’50. Dopo la Grande Depressione,
il pubblico non voleva sapere più nulla di
azioni. E così andò negli anni ‘70, dove
le perdite dell’azionario furono notevoli
e il pubblico si allontanò da questa classe
di investimento. Seguirono due decenni
(anni ‘80 e ‘90) in cui si sviluppò il più
grande mercato rialzista che si ricordi per
dimensione e soprattutto per durata.
Ora, l’unica cosa che ci trattiene dal comprare
azioni ad occhi chiusi è che mentre le valutazioni
oggi sono buone (nonostante questo rally le
abbia fatte salire un po’), questo da solo
non ci garantisce la partenza di un nuovo
Bull Market decennale. Le valutazioni
raggiunsero livelli simili come rendimento e
sottoperformance rispetto ai bond anche nel
1974. Da lì partirono forti rally, ma il
vero Bull Market iniziò solo negli anni ‘80.
E a priori, non possiamo scartare l’ipotesi
che ci sia un nuovo ‘29, vista la gravità
e profondità della crisi, con le azioni che
potrebbero raggiungere fin da subito livelli
ancora più bassi .
Quindi, oltre alle buone valutazioni abbiamo
bisogno di un trend favorevole. Ora questo
rally dovrebbe correggere un po’. Se la
correzione non porterà gli indici sotto i minimi
di marzo (e credo che non accadrà), allora
nella successiva ripresa i prezzi dovrebbero
superare le medie lunghe a 200 giorni (o 225),
40-45 settimane e 10 mesi. Quello sarà un bel
segnale di trend rialzista.
Inoltre credo anche che il Bull Market di
lunghissimo periodo non sia ancora maturo.
Il rialzo che dovrebbe accompagnarci nei
prossimi mesi non credo riuscirà a superare
i massimi del 2000 e del 2007 e lungo la
strada avremo nuove ondate di ribasso. Credo
che il nuovo rialzo di lunghissimo, se la storia
è di qualche ausilio, dovrebbe partire tra il 2013
e il 2015. Ma intanto, da questi livelli o da livelli
un po’ più bassi fino ai massimi del 2007 (o giù
di lì) di strada ne abbiamo molta e “cavalcarla”
dovrebbe essere molto profittevole. Diamo il
benvenuto quindi a qualche correzione che
darebbe il là a possibili entrate.